Sharing economy e il trasporto sostenibile

Andrea Solimene

Andrea Solimene

La sharing economy è la Terza Rivoluzione industriale. La sharing economy è realtà. Jeremy Rifkin, economista visionario e principale sostenitore della sharing economy ne illustra caratteristiche e vantaggi nei suoi numerosi paper e nel libro La società a costo marginale zero. Di recente ha così commentato: “La sharing economy è un fenomeno universale. In uno studio condotto dalla Nielsen in oltre 40 nazioni dove sono state fatte ricerche attraverso centinaia di interviste sulla propensione a scambiarsi la casa piuttosto che la macchina rispetto al desiderio di possedere questi beni”.

 

Rifkin ipotizza la fine del capitalismo entro le prossime due generazioni in seguito a un abbattimento quasi totale del profitto, a sua volta annullato da una produzione a costo marginale zero. Cosa significa? Banalizzando, saremo sempre più disposti a condividere i beni piuttosto che acquistarli per generare ricavi. Vivremo in un’epoca dove sarà possibile produrre tutto in casa con le stampanti 3D! Follia?

 

Nel frattempo si stanno diffondendo numerose piattaforme che stimolano comportamenti collaborativi tra le persone. Soprattutto nel settore dei trasporti, sempre più sostenibile. Ne sono un esempio i servizi di car sharing Car2go ed Enjoy di ENI che, rispettivamente, mettono a disposizione nelle principali città italiane una flotta di Smart e Fiat 500 per la mobilità sostenibile in città. Car2Go, azienda tedesca collegata a Daimler, è presente in 8 paesi e 23 città nel mondo. Enjoy di ENI ha invece da poco lanciato il servizio di scooter sharing a Milano in modalità di free floating (gli scooter, cioè, possono essere parcheggiati ovunque, purché nel rispetto del codice della strada) in collaborazione con la Piaggio.

 

Oppure la piattaforma BlaBlaCar che, fondata sul modello dell’autostop, sta facendo viaggiare numerosi utenti in tutta Italia e non solo. Attualmente è presente in 13 paesi con oltre 10 milioni di iscritti. Solo in Italia, i viaggiatori possono contare su un milione circa di automobili, per organizzare spostamenti di breve durata o viaggi più lunghi. Per usare il servizio basta iscriversi e in seguito offrire o cercare un passaggio verso la destinazione desiderata.

 

In Olanda e in altri paesi europei invece si sta diffondendo SnapCar, un servizio che permette di prestare la propria auto quando non la si utilizza. Il proprietario dell’auto attraverso la piattaforma fornisce gli slot di tempo in cui non utilizzerà il veicolo, rendolo quindi disponibile a terzi, i quali potranno prenotarlo a un costo molto basso. Un’idea ancora più bizzarra è la condivisione della bici. E’ quello che sta succedendo sempre in Olanda (solo ad Amsterdam ci sono 500 mila ciclisti) in cui sempre più persone confermano di aver piacere nel condividere la propria bicicletta.

 

Esistono numerosi casi di successo che stanno rivedendo gli equilibri socio economici e i modelli di business classici del capitalismo. Potrebbe sembrar strano che un fenomeno simile all’antico baratto possa risollevarci dalla crisi. Una cosa è certa. La sharing economy si fonda sulla ridefinizione delle relazioni in cui fiducia e reputazione sono elementi essenziali. Vedremo.