Gli iBeacon e il proximity marketing

Andrea Solimene

Andrea Solimene

L’utilizzo dei dispositivi digitali, soprattutto mobili, sta cambiando negli ultimi anni. In passato venivano concepiti come strumenti costosi ed esclusivi, adesso rappresentano un’estensione naturale del corpo. Non riusciamo a separarci da loro. E, sebbene l’abuso della tecnologia sia una cosa decisamente negativa, è difficile negare quanto i dispositivi mobili agevolino la nostra vita quotidiana. App Store, Google Play e Windows Phone Store sfornano infinite applicazioni che intasano i nostri smartphone e tablet.

 

Soltanto qualche anno fa utilizzavamo in maniera esclusiva il televisore per guardare programmi televisivi, il telefono per effettuare chiamate, il computer per svolgere calcoli e le console di videogiochi per svagarci. Oggi tutte queste attività possono esser svolte mediante un unico device. Con lo smartphone possiamo visualizzare video online e programmi in streaming, effettuare chiamate o videochiamate, lavorare usando software professionali e giocare in community online. È l’era del digitale, del web 2.0, della convergenza tecnologica in cui l’integrazione tra più tecnologie consente di sfruttare le specificità tecniche di ognuna di esse offrendo all’utente finale svariate soluzioni di utilizzo.

 

Attualmente ci stiamo orientando verso la valorizzazione degli oggetti: Internet of Things, o Internet delle Cose. Si tratta dell’estensione di internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti. Gli oggetti si rendono riconoscibili e acquisiscono intelligenza grazie alla possibilità di comunicare dati su se stessi e accedere ad informazioni aggregate da parte di altri: il vostro frigorifero vi invia via sms la lista della spesa da fare conoscendo consumi, gusti e abitudini, oppure le piante in terrazza vi comunicano attraverso un alert che necessitano di acqua o esposizione solare.

 

Anche in questo campo Apple non finisce di stupirci. Seppure in maniera silente, l’azienda di Cupertino sta introducendo nel mercato gli iBeacon, “una nuova classe di trasmettitori a basso consumo e a basso costo che può notificare a un vicino dispositivo iOS la sua presenza”. Gli iBeacon, in inglese beacon significa faro, sono degli access point (sensori) che, sfruttando la tecnologia bluetooth, possono collegarsi con un iPhone mediante un app specifica che consente di fornire all’utente informazioni in uno spazio delimitato. Ecco uno dei video di presentazione degli iBeacon nel “lontano” 2013.

Immaginiamo di essere in un negozio di sport dotato di iBeacon e che predispone su App Store un’applicazione dedicata ai propri clienti. All’interno del negozio, in prossimità degli iBeacon collegati ai prodotti esposti, sfruttiamo l’applicazione per ricevere informazioni via Bluetooth sul prodotto. Ad esempio uno sconto per un paio di scarpe da corsa, oppure un’offerta speciale per i clienti del mese, oppure una recensione sul dispositivo gps per ciclisti o ancora un dettaglio del materiale di una tuta da sub. Un ottimo strumento apprezzato dal consumatore, costantemente aggiornato sui prodotti esposti e, ancora più richiesto dai venditori in quanto, grazie al servizio di profilazione e localizzazione, consente di conoscere in maniera dettagliata usi, consumi, abitudini e caratteristiche di spesa all’interno del negozio.

 

Gli iBeacon aprono una nuova frontiera del retail marketing: il proximity marketing. Un insieme di nuove tecniche per ottimizzare la shopping experience del cliente, rilanciare le vendite all’interno dei punti vendita e contrastare l’ascesa dell’e-commerce. Perchè, diciamolo, il piacere di acquistare un prodotto dal vivo non ha eguali.