La tenebra su di noi

Gabriele Pillitteri

Gabriele Pillitteri

Alla fine del 1800, Conrad scrisse “ Cuore di Tenebra”. La tenebra è il mondo selvaggio, non ancora contaminato dalla civiltà, ma nello stesso tempo un’altra categoria di pensiero tenebroso alberga nel cuore delle persone, le migliori persone della società contemporanea dell’autore, persone dedite agli affari e alla colonizzazione delle popolazioni selvagge. Egli crea Kurtz, un cercatore d’avorio e ambienta “Cuore di Tenebra” in kenya. Kurtz è un intellettuale, un po’ poeta e un altro po’ giornalista, dotato di una straordinaria capacità di eloquio, animato da intenzioni progressiste verso coloro che sono definiti selvaggi da civilizzare. Per la ricerca di avorio scende nelle profondità della foresta dove la tenebra è più fitta, incontra i selvaggi e viene considerato una specie di divinità. Venerato come un dio i primitivi gli dedicano riti magici e sanguinari, egli sfrutta la situazione per accumulare sempre più avorio, soddisfa gli scopi della Compagnia per cui lavora e nello stesso tempo prova le vertigini del potere assoluto; punisce, mozzando le teste che esibisce come trofei su piche che delimitano la sua abitazione nella jungla. Il cambiamento di Kurtz da uomo impegnato nella società, ammirato, invidiato per la sua performance, a diabolico e sanguinario seduttore di tribù primitive avviene per contagio: sul suo cuore scende la tenebra quando entra nella zona d’ombra ancora non illuminata dalla luce della civiltà. La visione di Conrad, mentre denuncia la voracità e la disumanità del colonialismo è completamente agli antipodi di quella di Rousseau e del “buon selvaggio”. Egli ci offre una chiave interpretativa nelle prime pagine quando ricorda che anche l’Inghilterra era nella tenebra quando le triremi dei Romani raggiunsero le coste e uomini abituati al vino di Falerno e alle comodità dell’urbe cominciarono l’avanzata verso la completa solitudine della tenebra.                                                                                                                                                                     Settant’anni più tardi, Kurtz è ritornato di attualità nella versione cinematografica di Ford Coppola del film Apocalypse Now; è un colonnello delle forze armate degli Stati Uniti, di stanza nel sud est asiatico, il periodo è quello della guerra nel Vietnam; un tempo ufficiale modello, il colonnello subisce la trasformazione quando incontra nella jungla indigeni dai quali viene considerato una specie di divinità e vivono in sua adorazione fra riti di morte e sacrifici umani ch’egli utilizza per formare una generazione di guerrieri. La storia funziona perfettamente sia in Kenya che nel Vietnam. La venerazione cui è soggetto muove Kurtz a compiere gli atti peggiori dei quali in punto di morte griderà tutto l’orrore. Per Conrad quel grido è un segnale che qualcosa si è mosso nel cuore di tenebra.

A mio avviso, nella storia europea dei primi 50 anni del 900 ci sono stati diversi personaggi, venerati da moltitudini di genti che hanno interpretato il personaggio di kurtz. Diabolici e talentuosi trascinatori di folle han trovato un clima sociale e un ambiente psicologico che li ha incubati nella tenebra, senza che vi fosse alcuna necessità che venissero trasformati da angeli in demoni, erano nati così già storti. Hanno sedotto, ucciso, violentato popolazioni con lo scopo di sottometterli a un regime di schiavitù.

La metafora di Conrad è un cuore di tenebra che si alimenta con la venerazione e l’ubbidienza cieca e selvaggia, la quale viene corroborata da riti e magie pagane che anestetizzano le coscienze mentre si compie ogni genere di crimine. È l’ubiquità del bene e del male.

Gabriele Pillitteri