Il destino è una scelta

Paola Fontana

Paola Fontana

Lo scorso 3 maggio, con un giorno di anticipo rispetto al canonico 4 maggio, si sono tenute a Milano le celebrazioni italiane dello Star Wars Day; dopo la parata mattutina, in cui era possibile vedere sfilare Chewbecca, Han Solo, Darth Vader e tutti gli altri in pieno centro, dall’Arena Civica a Piazza Duomo, nel pomeriggio i festeggiamenti si sono concentrati proprio nell’Arena, con ricostruzioni di alcune scene dei film, modellini lego a grandezza naturale e duelli con la spada laser.

 

Le lunghe code sia all’ingresso sia all’interno, con attese di mezz’ora per una foto scattata velocemente con il personaggio preferito, la dicono lunga sul successo di questa saga, che da ormai quasi quarant’anni non cessa di affascinare persone di tutte le età; dall’uscita del primo film (1977) ad oggi i sei episodi sono stati analizzati fin nei minimi dettagli, citati in migliaia di film, libri, serie TV, presi a modello nell’interpretazione di praticamente qualsiasi aspetto della realtà: con una rapida ricerca su internet, è possibile trovare applicazioni di fatti e concetti presi da Star Wars alla politica, le dinamiche aziendali, le relazioni familiari, ecc. ecc.

 

È possibile dire che Star Wars è ormai entrato a far parte dell’immaginario collettivo.

Questo risultato, non da poco, è frutto di un sapiente intreccio di elementi presi in prestito dalla fiaba e dall’epica. Della fiaba ha l’indeterminatezza di tempo e spazio (“tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…”), l’inverosimiglianza, una netta distinzione tra bene e male, la reiterazione narrativa (“che la forza sia con te!”); quanto al lieto fine..beh, lo sapremo (forse) alla fine del nono film. Dall’epica ha invece mutuato la figura dell’eroe, la netta contrapposizione con una fazione rivale la cui sconfitta è cruciale per la sopravvivenza dei valori e dei modi di vita della società e l’appellativo di cavaliere assegnato ai Jedi, che è un chiaro tributo all’epica cavalleresca.

Da entrambi ha preso lo scopo didattico, la volontà manifesta di trasmettere insegnamenti morali;  e sono questi, a mio avviso, il cuore della saga, ciò che rende Star Wars diverso da tutti gli altri film di fantascienza. Non che la fantascienza non abbia, in linea generale, una qualche volontà didattica; traslare le vicende narrate in mondi completamente diversi in un futuro lontano, ha spesso lo scopo di evidenziare aspetti critici della società attuale, amplificandoli e mostrandone le estreme conseguenze.

Star Wars va oltre. Gli insegnamenti che vengono veicolati nei sei film della saga non si riferiscono tanto all’aspetto sociale o collettivo, che pure è presente (si lotta contro un impero crudele e dittatoriale), quanto piuttosto all’individuo, al suo sviluppo ed alla sua crescita personale. Ciascun episodio ne è ricco; ne riporto qui due, ad esempio, tratti dal V episodio:

 

1- il talento da solo non basta; la forza scorre potente in Luke, ma deve comunque addestrarsi da Jedi per imparare a governarla, o ne sarà schiacciato. Lo stesso vale nella vita, qualunque sia il nostro talento.

2- il destino è una scelta: non importa da dove o da chi vieni, sta a te decidere cosa fare della tua vita e da che parte stare. Se tuo padre è Darth Vader, tu puoi comunque stare nella fazione opposta e persino combatterlo, se credi in te stesso.

 

È questo parlare all’individuo che rende la saga moderna e sempre attuale, e non la fa invecchiare nonostante la tecnologia dei primi film sia ormai desueta. Ed è sempre questo che fa sì che sia amato da tante generazioni diverse (ormai almeno tre), che possono ritrovare qui spunti di riflessione e crescita.

Per cui, se non avete mai visto Star Wars, vi consiglio di provarci almeno una volta.

Anzi no, non provate, fatelo e basta; perché, come ci insegna Maestro Yoda: “Fare o non fare, non esiste provare”,

Paola Fontana