Realtà virtuale: adesso iniziamo a fare sul serio!

Andrea Solimene

Andrea Solimene

Immaginatevi un gruppo di amici che decide di giocare una partita di calcetto per scaricare la tensione accumulata a causa degli stress quotidiani. In più aggiungiamo un arbitro e due differenti completini da gioco per rendere il tutto più professionale. Fin qui niente di strano. E se tutti, compreso l’arbitro, giocassero con un visore che fornisce la visione dall’alto e, dunque, distorta del campo di gioco? E’ quello che è successo in Norvegia e che potete vedere in questo esilarante video che riassume gli “highlights” – se possiamo definirli tali – della match giocato.

 

 

Il simpatico esempio si avvicina molto al concetto di realtà virtuale anche se la percezione è distorta a causa di un contrasto tra gli input forniti dalla vista e lanciati al cervello, e i conseguenti movimenti del corpo. Facciamo un piccolo passo indietro però. Cosa si intende per realtà virtuale?

 

Possiamo definire la realtà virtuale come la realtà derivante dall’applicazione di tecniche e tecnologie che permettono di creare esperienze sensoriali di luoghi o oggetti, reali o immaginari. In pratica? La realtà virtuale consente di creare un ambiente tridimensionale con cui il soggetto interagisce attraverso l’utilizzo di periferiche (visori, auricolari, guanti, tute) e tecnologie che simulano movimenti e azioni. Grazie alla realtà virtuale il corpo, che normalmente non è presente all’interno di media quali telefono o internet, torna ad essere la principale interfaccia di interazione e comunicazione.

 

Tutto ha origine intorno agli anni ‘60 quando si cercava di creare esperienze sensoriali per il cinema: lo spettatore veniva immerso nell’azione che si svolgeva sullo schermo attraverso il coinvolgimento dei propri sensi. La prima vera ricostruzione virtuale risale invece al 1977, anno dell’Aspen Movie Map, un programma che simulava, seppur in maniera abbastanza grezza, la cittadina di Aspen in Colorado in cui gli utenti potevano camminare per le vie in tre differenti modi. I primi due erano basati su semplici filmati del luogo montati in modo da coprire qualsiasi percorso tra le strade della città, mentre la terza era una ricostruzione poligonale basilare a causa delle tecnologie dell’epoca.

 

Il sogno di creare una realtà virtuale è qualcosa che non fa dormire notti serene a molti da più di 50 anni. Adesso possiamo dire che siamo vicini a un epilogo. Grazie allo sviluppo delle tecnologie presto sarà possibile ricostruire  ambienti immaginari o ambienti che non esistono più, come città o monumenti appartenenti a epoche passate, dando così la possibilità di fare confronti tra ciò che c’è oggi e cosa c’era ieri. Tre sono le dimensioni che si vanno a manipolare:

 

  • Spazio: elemento modificabile a piacere siccome si tratta di un ambiente simulato e non dello spazio reale.
  • Tempo: la percezione varia a seconda delle situazioni in cui ci si viene a trovare e di quello che accade attorno all’utente.
  • Interazione: ambienti e situazioni non sono statici ma sono generati a seconda dei comportamenti dell’utente, protagonista degli avvenimenti.

 

Si stanno sviluppando diversi prototipi di realtà virtuale che stravolgeranno la nostra vita. Negli ultimi anni – parliamo del 2012 – è salito alla ribalta Oculus Rift, visore di realtà virtuale sviluppato da Oculus VR grazie al finanziamento di 16 milioni di dollari, di cui 2,4 ottenuti dalla campagna di crowdfunding effettuata su Kickstarter. Oggi Oculus Rift è proprietà di Facebook, essendo stata acquistata nel marzo 2014, e presto si aprirà al mercato consumer. Sono, infatti, in atto implementazioni tecniche per ottimizzare il prodotto e renderlo accessibile a tutti. Se siete curiosi di conoscere più nel dettaglio il mondo di Oculus Rift vi consiglio di consultare il portale oculusriftitalia.com in cui sono presenti news e approfondimenti sulla realtà virtuale.

 

La realtà virtuale è pronta a trasformare in maniera radicale il mondo dell’intrattenimento e non solo. Presto lo scopriremo, per ora accontentiamoci di organizzare partite di calcetto con prospettive di vista diverse.

Andrea Solimene