Il management non è più di moda

Gabriele Pillitteri

Gabriele Pillitteri

Con “Le sfida del management del XXI° secolo” I° edizione fine anni 90, Peter Drucker chiuse la lunga carriera di filosofo, docente, e divulgatore delle discipline manageriali. Nessuno prima di lui aveva codificato in modo scrupoloso ruoli, compiti e responsabilità del management. Val la pena di ricordare il sottotitolo dell’opera perché indica l’area organizzativa in cui sarebbe avvenuta la sfida di rendere produttivi i lavoratori d’ufficio come furono resi produttivi gli operai in fabbrica prima con il Taylorismo di cui Ford replicò gli insegnamenti con la catena di montaggio già dal 1912, poi con il Toyotismo degli anni 50, 60 e 70. Durante il successivo ventennio, non solo l’economia occidentale crebbe in modo esuberante, ma aumentò anche la produzione letteraria di testi sul management che fecero la fortuna degli autori la cui notorietà trascese i confini delle università e del mondo anglosassone. Dato che non c’è limite alla fantasia popolare qualche buontempone incominciò a chiamarli “guru” e non senza qualche ragione, vuoi per il fatto che in qualche occasione pubblica si lasciavano sfuggire mai avverate previsione di futuri scenari, vuoi per il vocabolario creativo a volte incomprensibile, vuoi per il cachè di presenza ai convegni da far invidia alle star canore. Con e senza guru nel ventennio di fine secolo le imprese si organizzarono per processi e reingineering divenne la parola magica per sistemare le organizzazioni eccessivamente popolate di impiegati. Agli albori del nuovo secolo arrivò Internet accompagnato dalla bolla speculativa delle dot com.

Inaugurerà una svolta epocale durante la quale il management raccoglierà la sfida profetizzata dal suo mentore. Con la complicità dell’Information & Communication Technology la produttività dei cosiddetti colletti bianchi raggiungerà livelli impensabili negli anni 90; e nei Paesi seri, non il nostro, il primo comparto organizzato con la tecnologia sarà la pubblica amministrazione che influenza nel bene e nel male (da noi nel male of course) la vita di cittadini e imprese.

Durante gli ultimi 10 anni la produzione letteraria dei guru diminuisce progressivamente, e perfino dei loro messaggi, le frasi con linguaggio criptato, non si avverte più l’urgenza come un tempo. E’ accaduto qualcosa che nessun guru aveva previsto: il management non è più di moda, è stato progressivamente sostituito dalla tecnologia. La quale, messa al centro della vita organizzativa dell’impresa, semplificando e digitalizzando i processi, obbliga i consigli di amministrazione a operare scelte dettate dall’architettura del sistema. Son colpiti dalla nemesi tecnologica coloro che per troppi anni si sono occupati di organizzazione, costi, e controlli. Allora quali sono i compiti e le responsabilità del management post productivity made in Drucker? La capacità di prendere decisioni, come sempre, ma con l’aiuto della tecnologia con cui le strade diventano più sicure; più costose, e perfino più rigide.

Oggi il management ha due volti, quello di chi ha la visione del prodotto e dei clienti ed ha un proprio network di conoscenze e opinion leader che gli permette di migliorare la posizione dell’impresa; l’altro volto è la conoscenza di come il combinato di tecnologia e strategic content potrà migliorare il business nell’ambito social, strumento necessario per aprire la porta dei mercati. Sembra preistoria quando apparve in libreria Oceano Blu, eppure son trascorsi neanche 10 anni dalla seconda pubblicazione del testo sacro che invitava le imprese a cercare il posizionamento lontano dagli squali della concorrenza. L’idea era suggestiva, e corroborata da una interessante rassegna di case history, divenne un caso editoriale di oltre 3 milioni di copie vendute nel mondo. Ma in fondo era nient’altro che acqua fresca. Procter e Johnson avevano trovato tanti Oceano blu già 30 anni prima. Non ci voleva un terzetto di nomi prestigiosi dell’INSEAD per ricordare che è meglio fare business in acque azzurre e pescose piuttosto che in acque rosse di sangue dove la concorrenza e il cliente sono pronti a sbranarti. Sarebbe stato sufficiente seguire i consigli di “ Catalano”. La dimostrazione che i guru del management hanno poco da dire è nel fatto che gli editori continuano a puntare sui classici; a proposito, Le Sfide di Peter Drucker sono state rieditate nel 2009 per la terza volta. Crollata la produzione letteraria, diminuiti i compiti e lo stress da decisione, al management rimane comunque lo stipendio che in molti casi è fuori dalla realtà pur orgogliosamente facendone parte. Lo scenario complessivamente deflattivo iniziato nel 2012 che potrebbe durare anni, non ha ancora intaccato i loro alti emolumenti ingiustificati nella nostra pubblica amministrazione; mentre nel privato reggeranno fino a quando qualcuno si accorgerà che il re è nudo.

Gabriele Pillitteri