Meglio cambiare che bollire

Andrea Solimene

Andrea Solimene

Recentemente mi sono imbattuto nella metafora della rana bollita. Forse qualcuno di voi la conosce. Per altri, come me, risulta essere un’assoluta novità. In breve. Noan Chomsky, filosofo ed esperto di comunicazione, rifacendosi a ricerche scientifiche, ha raccontato che, se prendiamo una rana e la buttiamo in un recipiente di acqua bollente, con molta probabilità tenderà a saltar fuori immediatamente spaventata a morte. Nel caso in cui la poniamo all’interno del recipiente e, solo in secondo tempo, versiamo lentamente acqua tiepida, la rana non noterà nessuna anormalità. Se poi accendiamo il fuoco e aumentiamo gradualmente la temperatura, la rana accetterà la situazione fino a lasciarsi bollire e morire. Fine. Al di là dell’immagine alquanto macabra, l’episodio descritto è conosciuto ai più con il nome di “sindrome della rana bollita” ed è spesso accostata ai contesti di cambiamento aziendale.

 

Mi spiego meglio. Molte organizzazioni vivono e ragionano come la rana che, immersa nell’acqua tiepida, resiste all’aumento delle temperature e sopporta il differente clima senza valutare eventuali vie di fuga. Ed è proprio quello che succede in tempo di crisi. Manager e amministratori troppo spesso rigettano il cambiamento perchè spaventati da ripercussioni troppo complesse da gestire all’interno dell’organizzazione, come ad esempio la rottura degli equilibri consolidati nel tempo che hanno garantito la sopravvivenza dell’azienda. In altri casi, invece, non percepiscono la necessità di cambiamento, ignorando qualsiasi segnale. Purtroppo – o per fortuna – gli scenari di mercato cambiano: vengono introdotte costantemente nuove tecnologie; i linguaggi, i codici e i comportamenti dei consumer variano; si affermano nuove tendenze e culture. Solo chi riesce a percepire queste opportunità e ha la forza di abbandonare lo status quo aziendale, può adattarsi al cambiamento e beneficiarne. La crisi e la necessità di cambiamento non arrivano come l’acqua bollente nella metafora della rana!

 

Dunque l’attuazione di un cambiamento organizzativo, noto in gergo aziendale come processo di change management, rappresenta una delle principali sfide, forse la più complessa, di un’azienda. Non è assolutamente un problema tecnologico, nè di processi, ma interessa esclusivamente la cultura organizzativa, le persone. Cambiare la cultura comporta la mutazione del linguaggio, dei comportamenti, dei toni, del modo in cui si gestisce la comunicazione ed il raggiungimento degli obiettivi. Quando si parla di cambiamento bisogna partire sempre dalla teoria di John Kotter – Professore di Harvard ed esperto di organizzazione aziendale – “Kotter is still the king”. Per far si che si avvii un cambiamento, occorre instaurare un clima di urgenza all’interno di un’azienda, ossia rendere consapevole l’intera organizzazione che è arrivato il tempo di cambiare. E quanto più grande è il successo di un’azienda, tanto più sarà complesso avviare il cambiamento. Solo un management illuminato, molto attento a cogliere i segnali, grandi o piccoli, che provengono dagli stakeholder è in grado di avviare un progetto così complesso.

 

Ci sono troppe aziende che preferiscono bollire perchè timorose di cambiare. Il cambiamento richiede tempo e soprattutto perseveranza. Un’opportunità viene offerta dall’introduzione di meccanismi di smart working che prevedono la riorganizzazione del lavoro in maniera più flessibile e snella, con il fine di educare e formare persone in grado di adattarsi rapidamente ai cambiamenti di contesto. Meglio cambiare, la rana bollita resta indigesta.

Andrea Solimene