Una scuola capovolta

Massimo Ramaglia

Massimo Ramaglia

“Learning is experience. Everything else is just information”

A.Einstein

Farsi un’idea su come si presenterà la vita nell’anno 2680 è complicato. Per quanto ci si possa concentrare, resta difficoltoso immaginare in che modo le tecnologie, l’ambiente e la società potranno modificare il comportamento e le abitudini dell’uomo. L’unica certezza è che chiunque abbia per un attimo provato a proiettarsi in avanti nel tempo – dopo aver letto le precedenti righe – per osservare il mondo con gli occhi di un suo futuro discendente, si sarà ritrovato in un contesto totalmente differente da quello attuale. Parrebbe una questione sempreverde, valida in ogni epoca: tutto evolve, da sempre e per sempre. In teoria.

Lezione a Bologna 1350

Un dipinto di Laurentius de Voltolina, datato 1350, raffigura una lezione dell’Università di Bologna: la classe ascolta con un grado d’attenzione direttamente proporzionale alla vicinanza con il docente, che si limita a leggere il libro di testo. In fondo all’aula si chiacchiera. Qualcuno dorme. Se anche 665 anni fa fosse stata posta una domanda sul futuro dell’istruzione a distanza di 26 generazioni, probabilmente anche allora ci si sarebbe ritrovati di fronte a proiezioni futuristiche totalmente diverse dal contesto di quei tempi. A quanto pare però, errate.

Il ruolo dell’insegnante è rimasto sostanzialmente invariato nel tempo. Fino al 1700, è stato arginato nella semplice lettura dei libri, ancora troppo cari per essere messi a disposizione degli studenti. Una volta divenuti accessibili, la funzione dei docenti si è evoluta nell’interpretazione dei testi, sia cartacei che, ultimamente, digitali, restando comunque ancorata alla definizione di “lezione”, derivata da “lezio”, leggere; alla base dell’insegnamento frontale, infatti, domina la lettura di un testo. Un approccio con diversi limiti; vediamone alcuni.

 

1.MANCANZA DI DIFFERENZIAZIONE

Secondo il modello sensoriale VAK, ideato da Neil Fleming, esistono 3 principali stili di apprendimento:

  • Visivo: ricordi ciò che vedi;
  • Auditivo: ricordi ciò che senti;
  • Cinestesico: impari ciò che metti in pratica.

Ognuno di noi utilizza un mix di questi canali sensoriali, con una naturale preferenza per uno in particolare. Nella aule scolastiche, fino alla scuola secondaria superiore, raramente gli studenti si ritrovano con meno di 20 compagni, che hanno sicuramente stili e ritmi di apprendimento diversi tra loro. Nonostante questo, i docenti si rivolgono all’aula come se si stessero confrontando con lo studente medio, sprecando così il potenziale degli alunni più bravi (o che hanno uno stile auditivo o visivo), che si annoiano, mentre altri arrancano per restare al passo.

 

2. ASSENZA DI FEEDBACK

Con la didattica frontale è difficile ricevere feedback immediati sul reale assorbimento dei concetti da parte degli studenti; le verifiche e le interrogazioni vengono svolte solo settimane dopo la lezione, spesso troppo tardi per recuperare eventuali incomprensioni.

 

3. ASCOLTO PASSIVO

Il 90% del tempo trascorso in aula è dedicato all’ascolto passivo, con il quale non si produce nessun approfondimento; gli studenti si limitano ad ascoltare il docente cercando di carpire il maggior numero di concetti, senza avere il tempo di ragionare per condividere opinioni e porre domande su quanto viene spiegato. Il restante 10% delle ore viene invece sfruttato per svolgere attività pratiche.

Cosa succederebbe se queste percentuali fossero invertite e la scuola diventasse un luogo in cui si applicano i concetti per il 90% del tempo, mentre il restante 10% fosse utilizzato per chiarire gli ultimi dubbi?

 

E’ su questo principio che si basano le “Flipped Classroom”.

Nell’era della digitalizzazione chiunque ha la possibilità di fruire di lezioni in formato video o podcast, riascoltabili a piacimento quando necessario in base ai propri ritmi di apprendimento. Gli studenti possono quindi studiare prima della lezione e in autonomia i materiali didattici forniti  dai docenti, che garantiscono così un’efficace individualizzazione dell’insegnamento. Una volta in aula, vengono svolti problemi, esercizi e altre attività pratiche, spesso lavorando in gruppi, portando così a scuola la fase di riflessione, interiorizzazione e assorbimento dei concetti e trasformando il ruolo del docente da interprete a guida nell’elaborazione attiva dei contenuti. Gli insegnanti riescono a verificare da subito quali concetti non sono stati compresi appieno e, grazie a questi feedback immediati, possono dedicare efficacemente del tempo ai relativi chiarimenti.

 

Diverse scuole hanno da tempo iniziato a sperimentare con successo questa metodologia didattica. Del resto, se è vero che ci si ricorda il 10% di quel che si legge, il 20% di quel che si ascolta e il 90% di quel che si dice e si fa, lavorare attivamente in gruppo non può che essere esponenzialmente più produttivo rispetto alla didattica frontale. Senza considerare il valore aggiunto del lavoro in team, che fornisce diverse competenze trasversali richieste nel mondo del lavoro.

 

Nei prossimi articoli approfondiremo la discussione sull’insegnamento capovolto, spostando il focus sul mondo universitario e sulle piattaforme di Learning Management System. Argomenti moderni per un’istruzione che, finalmente, sta cambiando.

Massimo Ramaglia