Indossiamo la tecnologia: alla scoperta dei wearable device

Andrea Solimene

Andrea Solimene

Sei curioso di sapere come hai dormito la notte precedente? Te lo dice il braccialetto. La tua alimentazione è corretta? Scoprilo attraverso un app. Conduci una vita abbastanza attiva? La risposta la trovi guardando l’orologio. Occhiali intelligenti, calzini col sensore, anelli di fidancamento bluetooth, reggiseni antistress: la tecnologia da indossare – wearable technology - è ufficialmente realtà.

 

Nel 2014 sono stati circa 19 milioni i dispositivi di wearable technology venduti nel mondo. In Italia oltre 6oo mila. Un numero destinato a crescere. Secondo Abi Research i dispositivi tecnologici indossabili raggiungeranno, entro il 2018, le 485 milioni di unità vendute. Questi numeri interessano ovviamente a una quantità sempre maggiore di investitori che hanno messo gli occhi sulle frequenti startup che stanno nascendo in questo settore, come confermato anche da Business Insider.

 

Ma cosa si intende esattamente per wearable technology? Con il termine wearable technology ci riferiamo a “tutte quelle tecnologie portabili ed indossabili, modellate attorno al corpo delle persone, che viene utilizzato come supporto naturale al loro funzionamento. La rilevazione ed il monitoraggio di segnali del corpo, anche di natura emozionale, permettono a queste tecnologie di diventare un valido assistente per i bisogni dell’utente, ampliando anche la sue capacità sensoriali”. Si distinguono tre differenti categorie di wearable device capaci di elaborare dati, di dialogare con uno smart connected device (PC, smartphone o tablet), se non addirittura di connettersi autonomamente in rete senza appoggiarsi ad altri device.

 

Complex Accessories. Sono dispositivi che richiedono la connessione ad uno smartphone per poter essere pienamente operativi. In questa categoria rientra gran parte dei braccialetti per il fitness o per il controllo dell’attività sportiva. (es: il Fitbit) Consentono di raccogliere dati e in alcuni casi comunicano tramite display, tuttavia necessitano sempre di una connessione a uno smartphone o tablet, per poter salvare le attività ed elaborarle.

Smart Accessories. Sono dispositivi che hanno la possibilità di installare app o software di terze parti, potendo integrare ulteriori funzionalità. E’ comunque necessario il collegamento a uno smartphone o tablet connesso a internet. Esempi di device di questo tipo sono molti smartwatch, quelli non dotati di SIM per intenderci, tra i quali anche l’Apple Watch.

Smart Wearables. Sono dispositivi che possono funzionare in piena autonomia, senza la necessità di appoggiarsi ad altri device, come nei casi precedenti. Si collegano direttamente a internet e permettono di espandere numerose funzionalità. Un esempio di questi device sono i Google Glass o gli smartwatch dotati di SIM, come l’ultimo modello annunciato da Samsung (Gear S), che consentirà di telefonare anche senza cellulare.

Nonostante il mercato italiano dei wearable device sia in lieve ritardo rispetto al mercato USA, è stato fondato un Osservatorio di Wearable Technology che mira a sviluppare un laboratorio di nuove tecnologie wearable e monitorare i progetti a livello nazionale e internazionale.  Tra i progetti più interessanti l’Osservatorio ne segnala due: ComfTech, che fa abbigliamento hi tech per monitorare i parametri vitali dei neonati e Sensoria, progetto dal cuore italiano, con i suoi Fitness Socks, Fitness Bra e Fitness T-Shirt. E voi cosa ne pensate? Pronti per fare shopping?

 Andrea Solimene