L’organizzazione del futuro si basa sulla fiducia

Andrea Solimene

Andrea Solimene

“Fiducia, dare più responsibilità ad ogni singolo lavoratore. Ognuno deve diventare proprietario del proprio lavoro”. Così esordisce Sandro Ansink, Program Manager Flex4Flex, programma Smart Working dell’Autorità dei Mercati Finanziari (AFM) in Olanda, in un’intervista sullo smart working. Numerose sono le aziende olandesi organizzate con un’impostazione simile, in cui il singolo professionista o dipendente ha la possibilità di gestire il suo tempo e il suo lavoro sulla base degli obiettivi, delle priorità e, soprattutto, della vita personale, senza inclinare il rapporto con il diretto superiore o manager. Non esistono orari fissi. Si può lavorare da casa, oppure da un coworking, o da un parco. Unico aspetto indispensabile: gli strumenti. Per molti basta pc e connessione wifi. Facile. Geniale. Dall’Olanda all’Italia il passo è breve, ma la sfida è complessa.

 

Ebbene si. Anche nel nostro paese stanno cambiando le regole del gioco. Sta cambiando il modo di lavorare perchè sta mutando il modo in cui noi ci relazioniamo con la tecnologia. Si stanno diffondendo nuovi mestieri che solo dieci anni fa non potevano neanche esser ipotizzati. Da professionalità più note – solo adesso – come il social media manager e il community manager, a quelle più complesse che necessitano maggiori dettagli. Ad esempio il personal brander, una specie di consulente per costruire e gestire noi stessi come un marchio di qualità, anche attraverso i social media, oppure il digital architect, evoluzione dell’odierno architetto che disegnerà edifici virtuali. Mestieri collegati al mondo del web e che non richiedono necessariamente la presenza fisica in ufficio. Si può lavorare ovunque sia possibile collegarsi ad internet.

 

Addio modelli basati sull’esasperazione del controllo del lavoro. Le attuali organizzazioni necessatino approcci basati sulla flessibilità del lavoro e sul raggiungimento dei risultati. Quindi non più “controllo del lavoratore” ma “fiducia nel lavoratore”. L’approccio smart working si fonda sulla capacità di creare una cultura aziendale in grado di valorizzare il talento del singolo professionista o lavoratore e responsabilizzarlo nelle attività. Si parte, dunque, dai comportamenti, Behaviour (si consulti articolo precedente), ma il percorso di cambiamento e adattamento è molto complesso e tortuoso. Trasformare e adattare il lavoro agli attuali scenari competitivi è la grande sfida in cui si stanno imbattendo le organizzazioni dell’epoca del Web 2.0. Riusciranno a rivedere i propri modelli organizzativi e renderli flessibili e idonei per contrastare le richieste del mercato? Certamente si, pena la scomparsa del registro delle imprese. Il consiglio è quello di incominciare a introdurre gradualmente l’approccio smart working all’interno delle proprie organizzazioni, partendo magari da un progetto pilota per poi estenderlo a tutta la struttura. La strada è lunga. L’importante è iniziare.

Andrea Solimene

CEO & Co-founder Seedble,

Business Strategist, Trainer, Blogger, Digital Smart Worker