Smart Working: cambia il tuo modo di lavorare

Andrea Solimene

Andrea Solimene

Siamo abituati a considerare il lavoro come l’esecuzione di una serie di compiti perché il modello che abbiamo in mente è ancora quello “industriale”. Nonostante le infinite possibilità e le nuove frontiere offerte dalla tecnologia, il nostro modo di lavorare non è cambiato in maniera sostanziale negli ultimi 30 anni. Andiamo in ufficio, compiliamo documenti, ci ritroviamo in riunione. Consideriamo l’email ancora come una novità? Non è altro che la digitalizzazione della posta tradizionale.

 

Se concordate con tutto ciò allora avete compreso che il nostro attuale modo di lavorare non è adatto alle dinamiche e alle caratteristiche dell’epoca in cui viviamo. La rivoluzione digitale è in atto, perchè approcciarsi ancora con tecniche utilizzate nell’epoca industriale?

La risposta sta nel lavorare agile secondo un approccio di Smart Working. Cosa significa? Per molti è un concetto nuovo, per altri rappresenta il “pane quotidiano”. Se volessimo sintetizzarlo in un’espressione, credo che la più adatta sia “lavoro quando voglio, dove voglio e come voglio”. Se dovessimo, invece, inquadrarlo nel dettaglio, ritengo utile questa semplice definizione: lo smart working è un modo di lavorare agile basato sulla fiducia, sulla responsabilizzazione e sugli obiettivi.

Un buon punto di partenza per comprendere il concetto di Smart Working lo troviamo grazie a Guy Clapperton e Philip Vanhoutte, autori del libro The Smarter Working Manifesto, dove si illustrano i tre asset principali del percorso, le 3 B: Behaviours, Bytes e Bricks, ovvero comportamenti, tecnologia e mattoni. Scopriamoli.

 

  • Behaviours, i comportamenti. Diciamo addio ai classici orari d’ufficio e affidiamoci agli obiettivi concreti da raggiungere. La regola è ottenere i risultati previsti nei tempi prefissati, al massimo della qualità. Di conseguenza, un lavoratore smart (smart worker) deve essere responsabilizzato ed educato alla gestione del tempo. L’elemento chiave è la fiducia, non il controllo.

 

  • Bytes, cioè la tecnologia. Oggi un’impresa può avvalersi di ambienti tecnologici formidabili che incentivano lo Smart Working. Si tratta quasi sempre di strumenti collaborativi, molti anche gratuiti, che consentono di esser sempre connessi. La tecnologia è nostra amica, conviviamo quotidianamente con essa nella nostra vita personale, perchè non sfruttarla anche per il lavoro?

 

  • Bricks, ovvero gli spazi fisici dell’ufficio. La mentalità collaborativa si sposa meglio con gli open space che con le postazioni fisse. Non è importante dove lavori, ma quanto l’ambiente intorno a te è confortevole. Al parco, in un coworking, da casa, … si lavora in base alle proprie esigenze e obiettivi.

 

Sintetizzando il concetto in una parola: benessere. Proprio così! Attraverso la combinazione di questi tre elementi è possibile raggiungere il “famoso e tanto insperato” equilibrio tra vita privata e vita professionale. Non perderti i prossimi blogpost! Appronfodirò meglio il concetto di Smart Working, analizzando le 3 B e riportando casi pratici, suggerimenti e tecniche. Il prossimo smart worker puoi essere tu!

Andrea Solimene

CEO & Co-founder Seedble,

Business Strategist, Trainer, Blogger, Digital Smart Worker