L’attualità è il simbolismo della storia

Stefano Magliole

Stefano Magliole

Ho scritto questo articolo due settimane fa, dopo aver visto lo spettacolo in questione. L’ho scritto, quindi, quando Luca Ronconi ancora non ci aveva lasciato. Lo conobbi nel novembre del 2005 a Torino, impegnato nel grande Progetto Domani per le Olimpiadi Invernali; ci siamo visti più volte e, anche se non lo incontravo da alcuni anni, resta una delle persone che mi ha formato per quello che sono oggi. 

E’ quindi con umano e culturale dispiacere che provo ad offrire il mio punto di vista per il testamento di un grande uomo di teatro e di cultura.

Nel settembre del 2008, ormai lo sappiamo tutti, Lehman Brothers Holdings dichiara bancarotta e dà il via a quella serie di eventi economici che quotidianamente chiamiamo crisi. E’ storia recente; è quella storia che chiamiamo attualità e che probabilmente non riusciamo a guardare con il distacco che la Storia – quella che studiamo e non viviamo – richiede. La più recente produzione del Teatro Piccolo di Milano, firmata dalla mano esperta e riconoscibilissima di Luca Ronconi, prova ad indagare le radici di questa attualità. E lo fa con il testo di Stefano Massini, Lehman Trilogy.

Lo spettacolo vuole essere un’epopea di famiglia. Dal momento dello sbarco in America di Henry Lehman nel 1844 fino – appunto – all’attualità; Ci sono tante storie in questo spettacolo: la storia di una famiglia, la storia di una nazione, la storia dei modelli economici, la storia della finanza. Ci sono tante storie ma non può che esserci un’attualità sola: quella del pubblico che osserva in sala già consapevole dell’epilogo, senza suspense, senza trepidazione ma con la consapevolezza che ogni minuto il baratro si sta avvicinando.

Lo spettacolo in sé è un vero e proprio capolavoro. Le prime tre ore (sono quasi cinque in totale) scorrono velocissime; l’abilità scenica dei quattro attori che reggono l’intera architettura è impareggiabile: De Francovich, Gifuni, Popolizio e Pierobon sono meravigliosi nella loro interpretazione della partitura ronconiana. La musicalità della parola, il rispetto dei tempi e la presenza scenica elevano lo spettacolo ad altissimi livelli sia da un punto di vista semantico che scenico. La comicità dei dialoghi arriva diretta nonostante la narrazione epica e rende lo spettacolo molto godibile. Ho detto epico, non brechtiano. Perché come dice giustamente Ronconi nel programma di sala, qui non c’è niente da imparare: qui il pubblico sa più di quanto non sappiano i singoli personaggi.

 

Conoscenza e suspense sono temi che ricordano Hitchcock; eppure qui il discorso sembra prendere una terza via, che non è sintesi ma superamento della dialettica: la conoscenza senza suspense, il tutto azzerato dal racconto, dal presente storico in cui è scritta la narrazione.

 

Man mano che ci si avvicina al termine, il racconto lascia spazio al simbolismo; è una scelta coraggiosa ma perfetta: man mano che la finanza si sostituisce all’economia reale, il simbolismo prende il sopravvento sulla realtà. Lo incrociamo nel nostro cammino attraverso il funanbolo di Wall Street, sempre in bilico ma sempre in piedi, il simbolismo delle figure che subentrano alla famiglia Lehman, il simbolismo del twist senza freni che la finanza suona e che le banche ballano.


Quella che noi oggi chiamiamo crisi è il frutto di una storia corrotta; una storia che prende forma davanti ai nostri occhi e che si polverizza sempre di più. E’ il simbolismo di una storia che si fa sempre più attualità.