Sfiducia in Italia: le differenze tra giovani e over 50

Marta De Nardi

Marta De Nardi

Sono già passati sei anni da quando è iniziata la crisi e ai nostri occhi comincia a delinearsi un quadro abbastanza preoccupante: aumentano ogni anno sempre più le persone inattive, ovvero coloro che non hanno lavoro e che non si attivano per cercare di ricollocarsi. La maggior parte di queste persone ha smesso di cercare lavoro perché sfiduciato, convinto che non si ricollocherà mai più, anche perché faticano a trovare opportunità interessanti e in linea con i propri profili e quando le trovano non vengono contattate per i colloqui.

Da un’indagine effettuata emerge che sono 2 le categorie principali alle quali appartengono queste persone:

- Giovani neolaureati e neodiplomati

- Over 50 che hanno perso il posto di lavoro, dopo aver maturato una lunga anzianità aziendale

Per quanto riguarda i giovani, la maggior parte di loro sono pervasi da un senso di “rassegnazione”, in quanto il periodo”pre-crisi” non lo hanno realmente conosciuto e vissuto da “cercatori di lavoro”; hanno vissuto e conosciuto solo questa realtà di crisi economica e di carenza di opportunità professionali, quindi escono dalle scuole/istituti universitari con la convinzione che difficilmente si potranno ricollocare. Vivono questo momento con l’idea che è questa la situazione di normalità, anche perché sono poco stimolati a credere in se stessi e nel poter portare un cambiamento a questa situazione.

Discorso differente invece per gli over 50, i quali faticano a credere in una reale opportunità di ricollocamento, perché sono convinti di venire esclusi in partenza sulla base della loro età anagrafica e anche per via della paura di rimettersi in gioco.

Ciò che accomuna entrambi è sicuramente una conoscenza limitata di come ci sì può muovere oggi per cercare lavoro: i giovani non sono supportati da validi servizi di orientamento nelle scuole, mentre gli over 50 sono abbandonati a loro stessi e faticano a capire come muoversi in un mercato del lavoro che è totalmente diverso rispetto a quello in cui si erano inseriti trent’anni prima. Avrebbero bisogno di essere maggiormente motivati e di intraprendere un percorso di orientamento per cercare di capire come sfruttare al meglio le poche opportunità professionali che il mercato propone e capire come agire attivamente per ricercare lavoro.

Fermarsi nell’effettuare ricerca di lavoro non porta ad alcun beneficio: bisogna continuare a cercare, cambiare il metodo di ricerca, migliorare le proprie candidature e il modo di presentarsi. Chiunque ritenga importante dover lavorare, dovrebbe non smettere mai di cercare lavoro, anzi: la ricerca di lavoro dovrebbe esser svolta di continuo, anche quando il posto di lavoro lo si ha:questo serve innanzitutto per capire se il nostro profilo professionale è sempre ricercato dal mercato del lavoro e per capire come questa figura si è evoluta e se vengono richieste competenze differenti, oltre che ovviamente a valutare altre opportunità professionali interessanti.

Se riuscissimo ad abituarci ad effettuare questo tipo di ricerca, ci troveremmo sicuramente a vivere e gestire le situazioni di crisi con una motivazione e sensazione differente da quella che oggi invece investe negativamente la nostra sfera personale.