Renzi e il digitale: passo indietro o passo avanti?

Andrea Solimene

Andrea Solimene

Premessa: non ho particolari preferenze politiche. Sono piuttosto per coloro che portano innovazione e una visione diversa e ambiziosa all’interno di ambiente colmi di “ragnatele”. Pertanto il presente blogpost, seppure alla luce di molti potrebbe essere etichettato come “qualunquista”, prescinde dalla valutazione “Renzi sta facendo bene Renzi sta facendo male”. Mi limito a dire che cambiare e innovare in un Paese che è stato fermo negli ultimi 30 anni non è cosa facile..

Venendo a noi. L’Agenda Digitale è un tema molto caro all’attuale Premier. Sicuramente dal punto di vista mediatico gli consente di esprimersi al meglio e, con la sua dialettica, sponsorizzare quella ventata di cambiamento che tanto attendiamo. L’importanza del digitale nel trasformare l’Italia in tutti i livelli della società è un obiettivo ambizioso che può far ben sperare tutti, in particolare i giovani assettati di innovazione. Più punti in alto, più avrai la possibilità di avvicinarti alla cima. Ma oltre le parole, cosa effettivamente sta succedendo?

I riflettori sono puntati soprattutto su temi chiave: digitalizzazione della PA, startup e smart city. Tre pilastri dell’Agenda Digitale che trovano non poche difficoltà dal punto di vista della messa in pratica. Nei precedenti blogpost abbiamo trattato questi temi caldi. Ecco il riassunto in estrema sintesi: la PA è un‘organizzazione non semplice da innovare, ha le sue tempistiche e dinamiche che spaventano una gran fetta di popolazione, le startup sono in continua crescita grazie all’entusiasmo di moltissimi giovani ma purtroppo non hanno un mercato pronto e i sufficienti fondi di finanziamento. Infine le smart city per ora sono città fantasma: ci sono diverse iniziative interessanti ma ancora non esistono perché le smart people sono ancora poche. Quale il grande ostacolo che blocca lo sviluppo e la creazione di nuove opportunità? Un personaggio che tutti noi conosciamo bene: il burocrate. Purtroppo la burocrazia sta rallentando i piani di sviluppo di Renzi che, nonostante sia riuscito a validare ingenti fondi per l’avvio di progetti innovativi, si trova a gestire una situazione a dir poco imbarazzante. Ad esempio i 665 milioni di euro stanziati per i progetti in ambito Smart Cities e Social Innovation del 2012 (vedi avviso) rischiano di sfumare per via dei ritardi della burocrazia. E più di 400 giovani (una parte del bando era destinato a progetti under 30) sono in attesa che accada qualcosa. Si precisa che i finanziamenti UE scadranno nel 2015, praticamente tra 4 mesi.. Imbarazzante. Non credete?

Ora il Premier è in giro negli Stati Uniti per un tour digitale nelle sedi di Twitter, Yahoo e Google, passando per i principali campus universitari americani per illustrare i cambiamenti che l’Italia sta mettendo in atto. Un’ottima strategia per spingere investitori stranieri a sfruttare le numerose opportunità che offre il nostro paese. Perché ricordatevi noi siamo il Paese più bello al mondo! Ma cosa pensate che possa succedere quando l’investitore di turno si dovrà scontrare con la burocrazia italiana? Io un’idea me la son fatta.. vorrei da voi delle risposte pratiche, le mie sono abbastanza drastiche..