Smart Cities: il futuro delle nostre città

Andrea Solimene

Andrea Solimene

Pianificazione urbana, trasporti e infomobilità, gestione delle risorse naturali, sistemi di e-governement, Big Data, turismo, cloud computing, sicurezza, ecc.. Sono questi gli elementi chiave che caratterizzano la città del futuro: le cosiddette “smart cities”. Un modello di centro urbano basato sulla tutela dell’ambiente, l’efficienza energetica e la sostenibilità economica, finalizzato a migliorare la qualità di vita delle persone che vi abitano e a creare nuovi servizi per i cittadini e le pubbliche amministrazioni. In altri termini le smart cities sono un sistema organico in cui infrastrutture, servizi e tecnologia si uniscono per offrire un centro abitato a misura d’uomo.

L’esigenza di innovare e trasformare i centri urbani nasce principalmente dal fatto che all’interno di una città, le reti infrastrutturali convenzionali non comunicano tra loro, hanno un controllo limitato e un difficile monitoraggio delle funzionalità operative. E in mondo fatto di tecnologia non possiamo non innovare.

Storicamente, il progetto smart cities nasce a livello mondiale a Rio De Janeiro più di cinque anni fa ed è stato al centro delle politiche europee solo nel 2010, quando la Commissione Europea ha approvato un protocollo che prevederà una spesa totale tra i 10 e 12 miliardi di Euro nell’arco di tempo che si estende fino al 2020. Il processo di trasformazione delle realtà urbane della nostra penisola in città intelligenti (e le conseguenti semplificazioni delle procedure amministrative e innovazione dei servizi a favore di cittadini e imprese) ha iniziato ad attuarsi concretamente intorno al 2011 con i primi casi di comuni italiani che hanno intrapreso la strada verso uno sviluppo intelligente.

Le prime città pilota coinvolte in progetti di smart cities sono state Genova, Torino, Milano e Bari – solo per citare le capofila – le quali hanno programmato interventi volti a creare un eco-sistema urbano efficiente e integrato. Vediamo.

Torino è stata una delle prime città che ha accolto la sfida delle smart cities, considerandola come una delle chiavi per lo sviluppo del proprio territorio. Nel 2013 è stato dato il via alla mappatura degli asset della città (progetti, atti regolamentatori, base dati, ecc), che ha consentito di realizzare il masterplan Smile (Smart Mobility, Life and Health and Energy), un documento che raccoglie ben 45 azioni prioritarie volte a render Torino in un’area urbana intelligente.

Milano ha già iniziato a sviluppare un sistema di illuminazione a Led che, oltre a essere più duratura e a consentire una significativa riduzione del consumo di energia elettrica, regola automaticamente la sua intensità in base alla luce dell’ambiente e alle persone che frequentano l’area circostante.

Genova si sta facendo capifila tra le città portuali per la creazione del Porto Green, che prevede l’approvvigionamento di energia con microimpianti eolici e l’elettrificazione capillare delle banchine per alimentare i servizi all’interno delle navi.

Bari si sta distinguendo a livello nazionale per le iniziative volte al miglioramento della qualità della vita, al coinvolgimento della cittadinanza, alla riqualificazione urbana e alla promozione delle attività produttive locali con un occhio di riguardo all’imprenditoria giovanile e alle start up innovative.

Anche la capitale si è mossa seppure un po’ in ritardo. Roma ha di recente presentato il piano RoMA (Resilience enhancement of Metropolitan Area) in ambito sicurezza del territorio basato su quattro direttrici principali: sicurezza e mobilità; sicurezza del cittadino e analisi della sua interazione con le politiche dell’amministrazione pubblica; sicurezza delle infrastrutture che erogano servizi essenziali (luce, acqua e gas); sicurezza e incolumità del territorio e dei suoi beni monumentali, paesaggistici e industriali.

Questi sono solo alcuni dei numerosissimi casi di città intelligenti nella nostra penisola. L’Italia c’è. Il percorso delle smart cities si allinea in pieno con le finalità dell’Agenda Digitale, così come con la necessità di promuovere lo sviluppo del Paese anche attraverso l’abbattimento del digital divide. Tuttavia, sebbene la strada sia ancora lunga e non ben tracciata, bisogna investire maggiormente nella formazione rendendo consapevole il cittadino sul proprio futuro. Diventa necessario aggregare intenti, condividere esperienze e favorire il dialogo tra gli attori locali con il fine di cambiare realmente in meglio la qualità della vita quotidiana di ogni cittadino. Un obiettivo che nel nostro Paese assume le dimensioni di una vera e propria sfida, data la peculiarità del nostro tessuto urbano caratterizzato da una forte identità storica, culturale e sociale e da sole quindici città con più di 200 mila abitanti, da una presenza diffusa di agglomerati medi e dall’85 per cento di Comuni con meno di 10 mila abitanti. Le città sono fatte dai cittadini: prima delle smart cities,  ci sono le smart people.