Pagamenti digitali: benefici e paure

Andrea Solimene

Andrea Solimene

Secondo l’Agenzia per l’Italia Digitale il tema relativo al sistema di incassi e pagamenti elettronici del settore pubblico è ritenuto fondamentale per l’economia della nazione data la gran parte dei consumi attribuibile alla Pubblica Amministrazione. Entro il 31 dicembre 2015 tutte le pubbliche amministrazioni dovranno fornire ai cittadini strumenti e applicazioni per pagarle in modo elettronico. Sarà possibile quindi pagare multe online, tributi, iscrizioni e tasse scolastiche, ticket sanitari e tanti altri servizi che attualmente prevedono solo il pagamento attraverso sportello. Tale sistema ha le sue origini nel 2001 quando è stato istituito il Sistema Informatizzato dei Pagamenti della PA. A distanza di più di 10 anni cosa è cambiato?

Nel tempo si è perseguito l’obiettivo di cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e rispondere all’esigenza di semplificazione e razionalizzazione del settore pubblico. Dal punto di vista normativo il Legislatore ha definito un quadro unitario che include le regole, gli standard e le infrastrutture per la gestione dei pagamenti alle PA e per la fatturazione elettronica. L’intervento normativo si fonda su due aspetti chiave: a) fornire le linee guida per l’effettuazione dei pagamenti elettronici a favore delle pubbliche amministrazioni e dei gestori di pubblici esercizi; b) garantire un regolamento per i pagamenti e delle procedure standard per ogni tipologia di utente.

Dal punto di vista infrastrutturale, l’obiettivo è quello di “smaterializzare” tutto il flusso di denaro a/dalla PA. La digitalizzazione degli incassi della PA avviene grazie a una piattaforma tecnologica già esistente ed attiva. La logica alla base è molto semplice: da una parte le singole amministrazioni, dall’altra gli enti incassatori dei pagamenti (hanno già aderito tutte le principali banche, le Poste; sono in procinto di farlo Lottomatica, Sisal, la Banca dei Tabaccai e altri). Il cittadino deve solo collegarsi al sito della PA e selezionare tra le opzioni quella desiderata. Con un clic viene portato sul sito della propria banca dove può scegliere come pagare: con carta di credito o bonifico. In alternativa il cittadino può recarsi presso lo sportello di un ente incassatore (banca, tabaccaio, poste) e pagare con carta di credito o bancomat. Così facendo, il pagamento arriva direttamente alla PA attraverso l’ente incassatore, che lo rende tracciabile grazie a un’etichetta digitale. In tal modo la PA avrà la possibilità di evitare gli errori e gli oneri delle attività di controllo che allo stato attuale sono effettuate manualmente dai dipendenti pubblici.

Affinchè il sistema possa operare a pieno regime è necessaria l’adesione da parte degli enti incassatori e delle pubbliche amministrazioni locali e centrali. Attualmente hanno aderito 24 soggetti. Come si può vedere dal grafico siamo ancora ben lontani dalla copertura totale.

Purtroppo in Italia il contante è lo strumento di pagamento più diffuso. Nonostante il trend di utilizzo delle carte e dei sistemi elettronici (incluso quello dei Bitcoin) sia in continua crescita, soprattutto tra gli under 50, il nostro Paese è frenato dal ricambio generazionale. C’è ancora molta gente che preferisce il contante alle carte di credito, spaventata dalla tecnologia e avversa al cambiamento. Dunque cosa fare? Creare più occasioni per far utilizzare le carte di credito o bancomat con maggior frequenza e soprattutto intervenire sulla formazione e consapevolizzare gli avversi ai pagamenti elettronici che utilizzare tali strumenti non è reato. Le truffe purtroppo esistono nel mondo reale come in quello virtuale. Vi lascio con questa considerazione: pesano di più 100 euro spesi online oppure presso un punto vendita qualsiasi? La vostra immediata risposta sarà: “Sono sempre 100 euro. Non c’è differenza!”. Allora perché siamo così restii e contrari a pagare 0,99 cent per un app per smartphone che potrebbe offrirci numerosi vantaggi (es: ricerca parcheggio, shopping, fitness, sport, eventi) e invece la moneta da 1 euro la “regaliamo” così facilmente? Quindi il problema è altrove! Forse sta nella differente attribuzione di valore all’euro virtuale e a quello reale? Pensateci…