La scuola digitale italiana: realtà o fantascienza

Andrea Solimene

Andrea Solimene

Sette scuole su dieci hanno la lavagna multimediale interattiva (la cosiddetta LIM), quasi tutte hanno un collegamento internet da 2 a 20 megabit, più del 75% delle secondarie e oltre il 20% delle primarie utilizzano piattaforme di apprendimento online e sistemi di gestione informazioni e dati. Stiamo dando i numeri? In un certo senso si. Questi sono solo alcuni dei confortanti dati del virtuoso ecosistema scolastico digitale britannico. Nonostante i conti in rosso dello stato, il Governo di Cameron non si è sottratto all’impegno sul fronte del rinnovamento del sistema scolastico. Ad oggi, secondo le stime degli studi OCSE, tra scuola inglese e italiana vi è un gap di circa 15 anni. Cosa significa? Che gli studenti italiani del 2014, le future generazioni che dovranno risollevare le sorti del nostro paese, studiano in scuole paragonabili a quelle britanniche del 1999, quando internet e le piattaforme di e-learning si stavano appena diffondendo.

Potremo giustificare questo fenomeno dicendo che noi italiani abbiamo una certa passione per il vintage, ma non credo sia sufficiente. Purtroppo i dati elaborati dal MIUR sono a dir poco raccapriccianti: un pc per ogni 15 studenti nelle scuole elementari, uno ogni 11 nelle scuole secondarie di primo grado e uno ogni 8 in quelle di secondo grado. l’80% delle scuole sono connesse a internet, ma solo la metà delle classi ha accesso alla rete. Le LIM sono merce rara: una ogni 5 classi. Su un campione di 200 scuole solo il 2% utilizza sistemi di gestione documentale. Di digitale c’è ben poco…

Tuttavia, seppure la scuola italiana è in fase di “lento svecchiamento” con non poche problematiche, ci sono casi isolati, lasciati alla buona volontà delle singole scuole o singoli dirigenti e docenti. Si cerca di far rete, anche sul web, condividendo esperienze e casi di successo. Sono nate diverse community sui social network: Insegnanti 2.0 (https://www.facebook.com/groups/insegnantiduepuntozero/) conta circa 10 mila iscritti ed è presente su Facebook con l’obiettivo di provare insieme a definire un’idea di scuola che punti al miglioramento dell’apprendimento rispondendo ai nuovi bisogni degli studenti attuali, giovani generazioni digitali. Numeri ancora modesti ma che manifestano la necessità e voglia di cambiamento della didattica. Ne è un esempio virtuoso l’Istituto Professionale per i Servizi Commerciali, Turistici e Sociali L. Einaudi di Lodi tra i primi ad adottare il registro elettronico scolastico, a introdurre LIM in ogni aula, garantire pc e tablet a disposizione degli studenti affetti da disturbi dell’apprendimento e ad integrare un sistema interno di comunicazione. Un percorso iniziato nel 2011 e che porterà all’eliminazione totale del cartaceo entro la fine di quest’anno solare. Piccoli traguardi che mostrano come la volontà dei singoli, la passione per l’insegnamento e l’amore per la scuola vanno oltre le difficoltà legate alla burocrazia della PA.

Purtroppo negli ultimi anni la scuola non ha subito cambiamenti radicali e carta e penna hanno fatto ancora da padroni nella maggior parte degli Istituti scolastici. Il peso della burocrazia (circolari, permessi, autorizzazioni, …) nella scuola italiana non ha eguali in Europa. Nel 2010 la produzione amministrativa del Ministero dell’Istruzione è stata di 512 provvedimenti, nel 2011 486 provvedimenti. La nascita dell’Agenda Digitale mira a semplificare e aggiornare quanto fatto finora ed a sviluppare buone prassi per il futuro. Dal punto di vista organizzativo si sta provvedendo a rinnovare procedure e metodologie ormai obsolete. L’introduzione di testi digitali in sostituzione a quelli cartacei, l’obbligatorietà dell’iscrizione online e la creazione di registri elettronici sono solo piccoli passi che testimoniano un processo di cambiamento, seppur lieve, dell’apparato organizzativo scolastico. Troppo poco forse, ma trasformare in toto la scuola italiana non è impresa semplice.

Si sta vivendo un’epoca di transizione: è come se la scuola dovesse ricostruire e definire una nuova piattaforma di base in grado di garantire un’evoluzione costante e lineare della didattica. Un elemento chiave per lo sviluppo del sistema scolastico è la sua capillarità e autonomia a livello territoriale. Se da una parte rappresenta un enorme vantaggio per accelerare il processo di diffusione del cambiamento, dall’altra è un pericoloso rischio qualora non vi sia un’adeguata governance da parte delle Istituzioni. Ed è proprio questo l’aspetto che spaventa il percorso di rinnovamento della scuola, lasciando ampia autonomia alle singole realtà locali. C’è chi recepisce il messaggio e agisce. Chi invece si sente abbandonato a se stesso e si pianta, laddove può arrivare.

Il Piano Nazionale Scuola Digitale è in fase di implementazione. Tre i fattori di successo: connettività, formazione degli studenti e contenuti. Riusciremo a mantenere qualche promessa fatta? Se si vuole innovare pensando e agendo come si è sempre fatto in passato, ci sono poche speranze. A tal proposito riporto una riflessione: e la formazione dei docenti? Le organizzazioni sono fatte da persone che ne rappresentano l’anima e ne delineano confini e caratteristiche. Una scuola, come un’azienda o un’associazione, si connota per le persone che ne fanno parte. Una scuola può avere un alto livello di innovazione se le persone (dirigenti e docenti) hanno un rapporto “amichevole” con la tecnologia. Può un docente legato agli schemi degli anni ‘90 insegnare a un ragazzino come utilizzare un tablet? Riflettiamo..