Arrivano i bitcoin: ci credete in un’economia virtuale?

Andrea Solimene

Andrea Solimene

Riuscite a immaginare un mondo senza contante? E comprare un kg di pane all’alimentari senza utilizzare monetine, banconote o carte di credito? Forse ora ancora no, ma presto potremmo assistere alla morte della moneta di carta a discapito di una virtuale, intangibile, inodore. Saranno contenti coloro che odiano il portafoglio in tasca, lo saranno di meno coloro invece che amano avere e contare i soldi in mano. Non sappiamo quando succederà, ma una cosa è sicura: il colpevole sarà il web che ha introdotto i pagamenti virtuali.

Tutto nasce circa 6 anni fa da un programmatore anonimo – noto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto come ha riportato la rivista Newsweek – che lanciò una moneta virtuale: il bitcoin, “volgarmente” definito l’equivalente del contante in Internet. Tutti ne parlano, alcuni lo usano, pochi si fidano e quasi nessuno ne ha mai visto uno. Un anno fa valeva circa 13 dollari. Adesso – nel momento in cui sto scrivendo – vale 614 dollari sul mercato statunitense Forex, ma il suo valore è in continua oscillazione. Ogni volta che qualcuno intende comprare un bitcoin scambiandolo con lavoro o un bene decide autonomamente il suo valore.

È il 2013 l’anno in cui il bitcoin inizia a calcare le cronache dei giornali con degli apprezzamenti notevolissimi e si iniziano a muovere i primi veri interessi da parte di investitori e startup. Ma cos’è esattamente il bitcoin? A differenza della maggior parte delle monete tradizionali, il bitcoin non fa uso di un ente centrale, quindi nessuno ne può controllare il valore, ma si basa su una rete peer-to-peer che gestisce e traccia le transazioni. Significa che la decentralizzazione della moneta voluta da Satoshi Nakamoto spinge la rete ad esser libera di attribuire al bitcoin il valore e di farne l’utilizzo che se ne vuole.

La domanda che molti si fanno e che spaventa economisti e non, è: “Possiamo basare un’economia sui bitcoin?”. Attualmente il fenomeno, seppure con diffusione internazionale, è circoscritto a pochi soggetti che hanno investito nell’idea negli ultimi 3 anni. Inoltre occorre evidenziare che il software alla base è ancora in una fase beta e necessita integrazioni e miglioramenti. Ciononostante, merci quali automobili usate sono già commercializzate in bitcoin e, sono molti gli enti o le associazioni che accettano donazioni in bitcoin. Casi curiosi sono quelli dell’Università di Nicosia a Cipro che, dal 2013, accetta il bitcoin come mezzo di pagamento delle tasse universitarie, o quello della giovane coppia di sposini che si è impegnata a vivere i primi 90 giorni del matrimonio utilizzando solo bitcoin (life on bitcoin).

Nonostante ci sia una costante crescita di interesse verso la moneta virtuale, i rischi ad essa collegati sono un tema delicato e non ancora chiaro a tutti. Dopo la Cina, che ha vietato agli istituti di credito di garantire investimenti in bitcoin, anche l’Europa, attraverso l’Autorità Bancaria Europea (EBA), ha messo in guardia i cittadini sui rischi connessi all’utilizzo di bitcoin facendo sapere che non c’è nessun tipo di protezione per salvaguardare chi è vittima di truffe o viene travolto da gravi perdite finanziarie. La principale motivazione sta nel fatto che i bitcoin, non essendo emessi da banche centrali, hanno un valore che dipende dalla fiducia che i consumatori hanno in questo strumento. Un criterio troppo volatile e impossibile da controllare!

Il tema della sicurezza è stato affrontato più volte anche da TechCrunch, il blog statunitense e punto di riferimento per che si occupa di tecnologia e informatica, sottolineando come ci sia una “paura diffusa” nel mercato. Il mondo delle banche, tra i principali interessati, potrebbe esser messo a dura prova nel caso in cui la fiducia da parte dei consumatori nei confronti della moneta virtuale si rafforzi nel tempo. Dunque, cosa fare? I bitcoin rappresentano una grande opportunità di investimento oppure il male come li ha definiti il New York Times?

Il 2014 è forse l’anno per capire se la moneta virtuale può rappresentare una reale alternativa alla moneta di corso legale. Ormai è troppo tardi per fare un investimento. Non ci resta che aspettare. Nel frattempo in Italia sta prendendo forma la Bitcoin Italian Foundation, un’associazione che vuole promuovere l’uso intelligente e consapevole della moneta virtuale. Un passo importante che manifesta la volontà dei sostenitori di realizzare un’economia virtuale. Come andrà a finire?