Il Web minacciato? Come Netflix ha aperto il caso sulla neutralità del web

Stefano Magliole

Stefano Magliole

Cosa è successo

Nella notte italiana tra domenica e lunedì, il web è stato allarmato da una notizia: Netflix e Comcast hanno stretto un accordo per una maggiore velocità nella trasmissione dei contenuti. I due protagonisti di questa storia sono Netflix, il più grande portale di video streaming, e Comcast, un internet provider (come Telecom o Vodafone in Italia). Perché parliamo di allarme? L’allarme fondamentale è legato al concetto di “Net Neutrality”, la neutralità del web. In altre parole, se oggi una società che distribuisce contenuti può pagare un provider per una maggiore velocità del proprio servizio, cosa impedisce, nel futuro di stringere accordi ancora più vincolanti, magari esclusivi? O ancora, questo vuol dire che se vogliamo offrire dei contenuti sul web, dovremmo pagare un provider per poter raggiungere il pubblico?

Il problema

Il caso Netflix-Comcast

Il caso Netflix-Comcast

Netflix ha deciso di pagare Comcast (i termini dell’accordo sono ancora segreti, quindi non sappiamo quanto) per garantire ai propri abbonati un servizio migliore evitando ritardi nello streaming dei video. E’ una prassi alla quale siamo abituati tutti: entriamo su Youtube e ci ritroviamo a guardare ad una rotella che gira ogni tre secondi. Perché succede questo? Il problema nasce da come è strutturato il processo di streaming video, dal produttore al consumatore. Non tutti i provider sono uguali: esistono provider di primo e di secondo grado. Noi firmiamo un contratto con un provider di secondo grado. Questo fa da intermediario tra noi utenti ed il provider di primo grado che, a sua volta, è legato a ciò che si chiama CDN, content delivery networks, lo “spazio” dove i produttori di contenuti rendono disponibile il proprio materiale. Nel caso di Netflix, il canale USA si serviva di tre differenti mezzi di diffusione, tra i quali un CDN costruito internamente ed un ISP di primo grado, la Cogent Communication Group.

Chi paga?

Il secondo problema nasce proprio dal fatto che gli ISP (Internet Service Provider) stanno vedendo i loro guadagni assottigliarsi perché le tariffe flat hanno aumentato esponenzialmente la quantità di dati da trasportare senza garantire adeguate compensazioni economiche. Senza entrare nel merito delle questioni tecniche, i provider hanno costi molto elevati per portare sui nostri device i contenuti video (che chiaramente pesano molto) e i loro margini di guadagno si stanno riducendo notevolmente. L’estate scorsa in Francia, il garante per le telecomunicazioni aprì un’inchiesta su “Free” un provider locale per sospetta attività contro i contenuti di YouTube. L’inchiesta si è poi chiusa senza trovare prove contro il provider.

Quindi la domanda è, chi paga? L’ISP, come ogni business, ha bisogno di guadagnare per garantire il servizio. Le soluzioni sono due: o paga l’utente o paga il distributore. 

La soluzione

Anche se, al momento, non è chiaro se Netflix riverserà questo costo sugli utenti, dal punto di vista dell’utente, l’accordo Netflix-Comcast è ideale: servizio migliore agli stessi costi.

Per permettere all’ISP di garantire il servizio, si potrebbe chiedere all’utente di pagare abbonamenti più alti (o tornare al traffico a consumo) o, in alternativa, dovrà essere il produttore di contenuti a sobbarcarsi i costi necessari.

I produttori di contenuti già pagano i provider di primo grado per poter diffondere il proprio prodotto. Quello che Netflix ha deciso di fare, in questo caso, è spostare una parte dell’investimento dal ISP di primo grado a quello di secondo, saltando un passaggio. Quindi il vero perdente, nell’accordo NEtflix-Comcast è Cogent Communication., non l’utente, non la neutralità del web.

La net neutrality

In che modo quindi questo accordo va ad inficiare la neutralità del web? In realtà in nessuno. Lo spostamento dell’investimento non inficia in alcun modo sul rapporto tra contenuti e utente finale; è il processo di diffusione che viene modificato, in questo caso sì, creando un nuovo precedente e un nuovo modello che potrebbe essere ripreso da altri player.