Portare la nuvola in azienda: dall’intranet al cloud computing

Andrea Solimene

Andrea Solimene

Immaginate un giorno di poter liberare il vostro armadio stracolmo di vestiti trasferendoli da qualche parte nello spazio con la possibilità di poterli riprendere ogni qualvolta ce ne fosse il bisogno. È quello che succede – in pratica – per i dati, prima raccolti in una rete locale (Intranet) e ora sparsi da qualche parte nel web (Cloud). Cerchiamo di capire meglio. Procediamo con calma.

Il termine Intranet – nato in contrapposizione a Extranet e Internet – fu coniato nei primi anni ‘90 per indicare spazi dedicati alla comunicazione interna all’organizzazione. L’intranet consiste in una rete locale di computer che racchiude i dati relativi all’organizzazione a cui possono accedere esclusivamente i possessori di un account rilasciato dall’amministratore. In altri termini, si tratta di un contenitore di informazioni, un sistema chiuso che limita l’utilizzo a una ristretta cerchia di utenti.

Una rete intranet si differenzia a seconda del contesto organizzativo e del mercato in cui opera. Ci sono realtà in cui la rete interna si caratterizza per una predominante enfasi su aspetti comunicativi (valori, storia, struttura organizzativa, servizi al dipendente) e un repository documentale. Altre in cui, organizzate in community, integrano applicazioni collaborative in modo che i dipendenti possano lavorare e condividere esperienze, conoscenze e soluzioni. In questo caso l’intranet diventa un vero e proprio business tool finalizzato a creare un forte legame tra ambiente virtuale e lavoro quotidiano.

Nel tempo si è cercato di perseguire obiettivi finalizzati al miglioramento della rete aziendale interna dal punto di vista comunicativo: dall’attivazione di appositi strumenti di customer service alla diffusione di ambiente virtuali collaborativi, fino alla creazione di applicazioni per la gestione dei processi online. Un percorso evolutivo che ha cercato di soddisfare quattro dimensioni: comunicazione, contenuti, collaborazione e attività. Il focus dell’attenzione si è spostato gradualmente sulla creazione di un digital workspace ove le varie applicazioni consentono di amplificare la capacità comunicativa dell’organizzazione creando – di conseguenza – maggior valore per i soggetti coinvolti nei vari processi di business. La diffusione delle logiche di partecipazione ha spinto a realizzare delle vere e proprie “social intranet”, abbandonando la classica struttura rigida e sposando impostazioni più flessibili.

La trasformazione dell’intranet è da attribuire anche alla diffusione del cloud computing e alla necessità di disporre informazioni da ogni device, 24 ore su 24, 365 giorni su 365. Questo perché vogliamo tutto sempre e ovunque siamo, dal computer di casa come dal laptop, dal tablet come dallo smartphone. Ma cos’è il cloud computing? Il NIST, National Institute of Standards and Technology, definisce il cloud computing – informatica nella nuvola – come una nuova forma di distribuzione delle risorse informatiche e non come una nuova tecnologia. Cosa significa? Senza entrare in tecnicismi, il cloud computing consente all’utilizzatore di accedere in maniera più flessibile ai propri dati attraverso un insieme di soluzioni interagenti tra loro. In ogni posto in cui è disponibile una connessione web, in ogni momento della giornata e con ogni device collegato all’account del cloud, è possibile accedere al proprio flusso di dati. L’esempio più immediato sono i servizi di Google che, grazie a un account gmail, consentono di spostare la email, il blocco note, il calendar, il blog e le altre applicazioni Google in una nuvola, uno spazio virtuale nel web (e al di fuori della rete locale) in cui è possibile accedervi ogni qualvolta ce ne sia il bisogno.

Il cloud computing supera quindi i limiti della rigidità caratteristici delle intranet aziendali dove l’accesso era previsto solo se collegati alla rete locale. Il cloud permette di condividere e integrare le informazioni e i dati tra i vari dispositivi in maniera trasparente e immediata abbattendo quasi completamente i costi derivanti dalla gestione dell’infrastruttura IT: licenze e consumi di server, formazione del personale, manutenzione e aggiornamento dell’infrastruttura, ecc. C’è da considerare, inoltre, che i tempi di costruzione del sistema cloud sono brevissimi e garantiscono un elevato tasso di scalabilità. Questo si traduce in reattività e elasticità al cambiamento garantendo all’utilizzatore un discreto livello di personalizzazione del servizio sulla base delle reali esigenze, anche di budget (spesso il costo è annuale).

Se da una parte il cloud computing consente velocità e immediatezza d’utilizzo, è anche vero che questa è strettamente legata alla qualità della connessione alla rete: Internet diventa una questione di vitale importanza. In caso di assenza di segnale o problematiche simili, si rischia un blocco che mette in serio pericolo il bene più prezioso di un’organizzazione: i dati. Una soluzione potrebbe essere quella di installare più di una connessione a internet con tecnologie e specifiche differenti. Conviene?

Altro rischio da non sottovalutare è la privacy. Far migrare all’esterno della propria rete locali dati e informazioni sensibili non è il massimo, soprattutto per quelle aziende che lavorano in settori dove il segreto industriale gioca un ruolo fondamentale.

Il cloud computing rappresenta dunque un’opportunità o un rischio? Caso simile si è verificato una decina di anni fa con la comparsa dei primi siti di e-commerce: conveniva acquistare al negozio oppure online? Nessuno ancora ha risposta. Dipende molto da quanto si è predisposti al cambiamento e all’innovazione.