Rotolando verso Est: le opportunità per le imprese italiane

Andrea Solimene

Andrea Solimene

L’apertura dei mercati ha spinto gli operatori a ridefinire gli equilibri del commercio internazionale garantendo maggiori opportunità di investimento. Come descritto nel precedente articolo, una delle grandi sfide per far ripartire l’economia nazionale è quella di spingere le imprese italiane verso un percorso di crescita nei mercati esteri. La scelta di rivolgersi a mercati internazionali è influenzata principalmente da una decisione di estrema importanza: l’impresa è in grado di adottare una strategia di marketing internazionale? In realtà, più che una valutazione si tratta di un obbligo per molti imprenditori che soffrono la spietata concorrenza e necessitano innovare il proprio prodotto/servizio o riallocare le risorse su mercati più remunerativi.

Qualche decennio fa, la piccola impresa italiana che intraprendeva la scelta di esportare i propri prodotti all’estero suscitava particolare interesse – e perplessità – tra i propri concorrenti di mercato. I più consideravano questa scelta come un’iniziativa azzardata, poco remunerativa e troppo onerosa. Altri sostenevano che, seppure un investimento rischioso, sicuramente rappresentava un’azione “lungimirante”. Questi ultimi sono quelli che, senza farselo dire due volte, hanno poi avviato lo stesso processo e ora hanno solide relazioni internazionali con mercati esteri.

Ma dove ricercarle queste opportunità? L’America è storia vecchia, l’Australia, per alcuni, è ancora lontana. Non ci resta che andare verso Oriente. Non è necessario spingersi fino alla Cina (ormai vicina, come recitano diversi libri). I mercati dell’Est Europa rappresentano da tempo una destinazione importante per le esportazioni italiane e un terreno fertile per la realizzazione di investimenti produttivi. Grazie alle numerose risorse energetiche e alle materie prime, la Russia è uno dei mercati più importanti a livello mondiale. Gli ottimi rapporti tra l’Italia e la Federazione Russa hanno condotto il nostro Paese a diventare il terzo partner commerciale per la nazione sovietica, essendo grande importatrice nei settori dell’alimentare, tessile e calzaturiero. Ma non c’è solo la Russia. Molti dei paesi dell’ex blocco URSS sono riusciti nel tempo a creare dei mercati solidi e rispettabili. Ucraina e Lituania, in particolare, sono riuscite a sfruttare le loro posizioni geografiche strategiche.

L’Ucraina, seconda solo alla Russia per le dimensioni del mercato, collocata nel cuore dell’Europa orientale risente di influssi multiculturali e si differenzia per grandi tradizioni commerciali (il porto di Odessa sul Mar Nero è uno dei punti di commercio di riferimento dell’Est Europa). Nel biennio 2011-2012 il Paese ha fatto registrare una crescita economica media pari al 4,5% grazie anche all’indotto generato dagli Europei di Calcio del 2012 e una massiccia campagna di privatizzazioni del settore pubblico. Con l’ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio e grazie anche al continuo processo di occidentalizzazione del Paese, l’Ucraina rappresenta un mercato sempre più integrato e vantaggioso per le aziende italiane. L’Italia, difatti, si trova al sesto posto come paese fornitore di beni, e ogni anno le esportazioni aumentano in maniera considerevole. I prodotti italiani maggiormente richiesti dal mercato ucraino riguardano principalmente il settore della moda italiana, alimentari, alcolici, mobili per arredamento, macchinari e attrezzature per l’intera filiera agricolo-alimentare. Sicuramente l’attuale esclusione dall’UE può rappresentare un ostacolo per lo sviluppo di relazioni commerciali con il Paese, ma le istituzioni ucraine hanno previsto l’ingresso – e il conseguente completo allineamento alle normative europee – entro il 2017.

Spingiamoci più a Nord. Altro paese ex-sovietico che nel tempo è riuscito a sfruttare la sua posizione strategica, è la Lituania. Essendo il più grande dei tre Paesi Baltici e il più meridionale ha ormai costituito un mercato a sé. Nel 2012 il PIL della Lituania è cresciuto del 3,6% e per il 2013 si prevede una crescita stabile del 3%. Dai recenti studi effettuati dalla Camera di Commercio Italo-Lituana, il Paese baltico è molto attivo con frequenti scambi, sia import sia export, con Russia, Lettonia, Germania, Paesi Bassi e Polonia. I rapporti commerciali con l’Italia sono cresciuti negli ultimi anni. Gli investimenti italiani in Lituania si possono stimare in circa 3,80 mln di euro. La Lituana importa dal nostro paese principalmente veicoli di terra (tranne ferroviari e tramviari), reattori nucleari e macchinari, articoli lavorati a maglia e prodotti alimentari (frutta, noci, bevande e aceto). Secondo il Rapporto di Doing Business 2013, la Lituania si trova al 27esimo posto al mondo e l’Italia, pensate, al 73esimo. La Lituania può contare anche su: un tasso di disoccupazione particolarmente basso (13,3%), un tasso di scolarità molto elevato (il 46% di età tra 25 e 34 sono laureati),  stipendi mensili sopra la media europea, un aliquota societaria tra le più basse in Europa (15%). Un Paese in rapida crescita che riceverà dall’UE per il periodo 2014-2020 circa 12,8 mld di euro (circa il 4% del PIL lituano). Dalla breve analisi effettuata si comprende come la Lituania, nonostante la crisi economica, ha fatto registrare interessanti numeri dal punto di vista socio-economico.

Ucraina e Lituania due mercati che offrono grandi opportunità per le imprese italiane: il primo non ancora maturo e da esplorare, il secondo con più garanzie. La scelta di internazionalizzare il proprio business passa attraverso la ridefinizione della strategia aziendale, ma soprattutto attraverso la valutazione delle opportunità e delle criticità. Internazionalizzarsi significa inserirsi in un nuovo mercato che il più delle volte riserva insidie spesso sottovalutate: la lingua, la cultura, le tradizioni e tutte quelle “regole scritte ma mai note” che caratterizzano un determinato luogo. Il cliente vuole sentirsi dire le cose nella sua lingua e apprezza molto se rispetti – e comprendi – le sue usanze e tradizioni. Fondamentale dunque è la scelta dei giusti canali e contatti per avviare relazioni commerciali durature. Sicuramente non un percorso facile per le imprese italiane. In alcuni casi quasi obbligatorio. Una cosa è certa: è una sfida e non si tratta di partecipare, ma di vincere.