Dare a avere per me pari sono

Gabriele Pillitteri

Gabriele Pillitteri

Ci sono caratteristiche individuali che non si possono modificare se non in minima parte. Anche se Tizio e Caio pagassero il miglior psicologo non cesserebbero di avere la sindrome del prodigo o quella dell’avaro. Dante Alighieri che in fatto di psicologia non era a digiuno, fa scivolare entrambi fino al quarto girone dell’Inferno, e gli commina la stessa pena: portare massi, scontrarsi, prendersi a male parole.

Nelle imprese il prodigo è chi non sa porre un freno al desiderio di farsi in quattro per gli altri e l’avaro è colui che invece di dare, sa soltanto prendere. Se lasciate in balia dei loro eccessi, le persone  generose sono portate a mettere da parte quello che stanno facendo per rispondere alle richieste emotive degli altri e gli avari , che spesso sono proprio quelli a cui i prodighi riservano le loro attenzioni, si appropriano del lavoro e dei  meriti che spetterebbero ai generosi. Per il management che deve mostrare nelle decisioni di apparire equo e di saper premiare chi merita, è un problema serio e una sfida: da un lato incoraggiare i generosi perché sono i pilastri positivi della cultura aziendale e creano atmosfera di ottimismo; dall’altro evitare che la generosità carpita metta a rischio la produttività e il principio di equità con cui devono essere trattati tutti i dipendenti. Le imprese che premiano le persone che  sanno abilmente appropriarsi dei meriti dei colleghi, a lungo andare, perdono i  migliori talenti perché, anche se costoro non sono coinvolti nel saccheggio, non sono bendisposti verso un management sordo, cieco e muto.

Studi eseguiti in aziende negli Stati Uniti dimostrano che le persone generose sono asset strategici, sempre che gli impulsi di generosità  vengano in qualche modo gestiti dal management. Si è scoperto che lavoratori che facevano più favori di quanti ne ricevessero, erano i meno produttivi. Il fenomeno era particolarmente accentuato nei venditori poiché  costoro dedicandosi  alle richieste dei colleghi avevano anche  una giustificazione morale per il pessimo andamento delle loro vendite. In altre imprese dove l’eccesso di generosità di taluni commerciali era stato capito e gestito dal  management, i risultati sono stati superiori alle previsioni e nello stesso tempo i commerciali sono stati capaci di sostenere chi  aveva avuto bisogno del loro aiuto.

Come si vede gli interventi del management sulle persone non riguarda tanto  gli egoisti-avari-prenditori, quanto gli opposti. Et pour cause, provate a dire a un collega o vostro dipendente: “sei egoista, avaro, capace solo di prendere, il verbo offrire non appartiene al tuo vocabolario, però sei capace di sfruttare il pensiero dei colleghi  e acquisire meriti che spetterebbero ad altri!!”. Se ne fosse consapevole si licenzierebbe all’istante e si metterebbe in proprio, se al contrario, non si riconoscesse nell’insospettato quadretto gli si procurerebbe un trauma da scissione  della personalità. I piglioni meglio lasciarli al quarto girone dantesco.

Invece con i super generosi si può tentare di portarli in paradiso. Intanto suona bene dir loro presi uno per volta: “forse eri troppo giovane e non hai mai visto la pubblicità di una maionese, si vedeva la foto di un tubetto strizzato fino all’ultima goccia, un testo recitava Così finiscono i troppo buoni”. Gli si cura la timidezza così imparano a dire no, non adesso, facciamo più tardi magari durante un intervallo. L’intervento più complesso è sull’empatia, una dote naturale di cui sono ampiamente dotati.

I prenditori esperti, pur essendone privi, o forse proprio per quello, hanno un altrettanto dono naturale che consiste nella capacitĂ  di insinuarsi nei meandri della mente dei generosi con gli occhi umidi che reclamano aiuto e con la voce balbettante che lo chiede. Ovvio che una volta ricevuti i favori riprendano il loro solito modo di fare strafottente e malmostoso.