I-factor

Gabriele Pillitteri

Gabriele Pillitteri

I come impotenza, la parola è entrata nel linguaggio della politica, al posto di dinamismo, rapidità, vigore, efficacia, realismo. Se vi foste mai imbattuti all’ascolto di dibattiti fra leader politici con o senza giornalisti al seguito, in altri paesi vicini e lontani dal nostro – formula per evitare di citare i soliti noti -avreste notato che gli argomenti sono centrati sui problemi delle persone a cui chiedono il voto promettendo rapide soluzioni. Il tono è vigoroso, l’oratoria è efficace, lo stile è energico.

Naturalmente con qualche omissione ma fa parte del “gioco”. Mr Obama e in genere quelli con lo sguardo a sinistra invocano giustizia sociale, tacendo che per cotanto nobile scopo si farà appello a nuove tasse. I destrorsi puntano su rigore e crescita economica, ben sapendo, oh si lo sanno fin troppo bene, che solo nel disordine la ricchezza nasce e si moltiplica, ma per mantenerla poi è necessario fare penitenza in un soggiorno coatto al Purgatorio. Tutto regolare dunque. Ma non in Italia. Qui siamo al teatro dell’assurdo, Jonesco ci fa un baffo con i suoi Rhinocéros.  Da noi la pessima retorica dei politici amplificata dalla cassa di risonanza dei media, si è concentrata da tempo sulle manchevolezze dello Stato, sulla farraginosità della burocrazia, sui limiti dell’azione di governo, sugli sgambetti della consulta ( a proposito non passa giorno che la Corte non sbricioli qualche decreto del governo Monti)  sulla inutilità dei Tar, per non parlare dell’altrettanta inutilità di enti intermedi come le province, i consorzi, ma anche i ben nutriti consigli di amministrazione di migliaia di società partecipate da comuni e regioni. Assistiamo a sfide di gladiatori del pensiero costituzionale che discettano a colpi di articoli come se fossimo tornati all’anno dell’approvazione della Carta. Ci sono gli innovatori, più inquieti  che organizzati che  invocano la revisione della Costituzione (campa cavallo ) e ci sono i conservatori, più organizzati che convinti, per lo più sindacalizzati e pensionati amanti dello status quo che  la ritengono  intoccabile (la più bella del mondo); nella mia valle, di costoro un tempo si diceva che non hanno mai visto il treno, oggi, son quelli che applaudono il pilota  dell’aereo quando tocca terra.

Tutto quel parlare, imprecare contro lo Stato che, solo loro in quanto eletti possono cambiare, trasmette ai cittadini, un forte segnale di impotenza della politica e creano vero disagio psicologico. E’ naturale che gli inermi pensino, che se gli eletti non riescono a cambiare il vestito che si sono cuciti addosso, allora bisognerà ricorrere all’uomo della Provvidenza. Avanti così potrà capitare che la fuga dal senso di impotenza, condizione di sofferenza estrema che provano i lavoratori delle aziende che stanno per fallire, e che si diffonderà sempre più se la politica continuerà a gridare “al lupo al lupo” senza far nulla per braccare la bestia, porterà gli italiani a cercare la via di fuga dalla politica impotente per affidarsi a chi griderà più forte e, meglio di altri, saprà organizzare lo scontento per dare  l’assalto allo Stato vessatore. Un assalto con parole che facilmente mobiliteranno le coscienze corrotte dal miraggio di un benessere che non dovrebbe mai regredire, ma solo migliorare e che saranno scagliate contro l’obiettivo covato, coltivato e messo sotto un fascio di luce, proprio dalla classe politica, che con le  parole si sta preparando un bel funerale, di prima classe, Ça va sans dire. Nota per i fautori di elezioni anticipate: le analogie con la Germania degli anni ’30 sono terribilmente sotto i nostri occhi;  ci furono elezioni a ripetizione, nel 32 il caporale prese il 37% dei voti in luglio  e il 33% in novembre. Nei primi mesi del ’33 divenne cancelliere del III° Reich. Lo scontento di massa aveva trovato il suo giustiziere.

  • flavio

    Bravo Lele!
    Credo che i nostri comunistucoli al potere comincino a considerare che se la Consulta e i TAR sbriciolano tutto quanto il Parlamento decide, allora questo Parlamento e questa Costituzione sono un problema!!! Non c’è mai fondo ai ritardi culturali in questa nostra povera Italia!