Gli ultimi interventi in materia di somministrazione e di contratto a termine

Rossana Lonero

Rossana Lonero

Lo scorso 28 giugno è stato pubblicato in Gazzetta il D.L. n. 76/2013, contenente alcuni “interventi urgenti” per la promozione dell’occupazione e della coesione sociale. Il decreto, già in vigore, dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni dalla pubblicazione.

Oltre a prevedere alcuni incentivi per le nuove assunzioni di lavoratori svantaggiati, in particolare under 30 e percettori di ASPI, il decreto apporta le prime modifiche alla c.d. Riforma Fornero (legge n. 92/2012), intervenendo, in particolare, sulla disciplina del contratto a termine e della somministrazione di lavoro.

La prima previsione riguarda la possibilità che i contratti collettivi nazionali o anche aziendali, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, individuino ipotesi in cui sia possibile stipulare un contratto a tempo determinato o in somministrazione a termine senza l’indicazione della causale, in aggiunta alla già contemplata acausalità del “primo rapporto”.

Con riguardo a quest’ultima ipotesi di acausalità, per la quale il primo contratto a termine (o la prima missione) tra un lavoratore ed un datore di lavoro (o un utilizzatore) non necessitano della specificazione di alcuna ragione, viene introdotta la possibilità che detto contratto sia oggetto di proroga, fermo restando il rispetto del limite massimo complessivo dei 12 mesi.

Il decreto introduce, poi, alcune novità con riguardo esclusivamente al contratto a termine.

Anzitutto, si prevede la riduzione dei c.d. “stop and go” a 10 giorni, nel caso in cui il primo contratto sia di durata fino a 6 mesi, e a 20 giorni nel caso di contratto di durata superiore ai 6 mesi, con l’effetto di un ripristino, nella sostanza, dei termini previsti prima dell’entrata in vigore della c.d. Riforma Fornero, che li aveva aumentati sensibilmente, portandoli rispettivamente a 60 e 90 giorni.

I periodi di c.d. “stop and go” vengono invece definitivamente eliminati per le attività stagionali e possono essere eliminati nelle ipotesi che vengano eventualmente individuate dai contratti nazionali o aziendali, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

E’ estesa anche al primo contratto acausale ed ai contratti conclusi acausalmente ai sensi delle ipotesi individuate dalla contrattazione collettiva la possibilità di essere oggetto delle c.d. proroghe di fatto, ossia di una prosecuzione oltre il termine pattuito senza la necessità di alcuna proroga scritta, per massimo 30 giorni (se la durata del contratto è inferiore a 6 mesi) o per massimo 50 giorni (se la durata del rapporto è superiore a 6 mesi), oltre i quali il contratto si intenderà a tempo indeterminato a partire dal superamento di detti termini. Inoltre, si elimina la necessità che di tali proroghe di fatto venga data comunicazione al  Centro  per  l’impiego competente.

Vi è però una previsione “restrittiva” nel ricorso all’acausalità: il decreto, infatti, prevede che anche i contratti a termine acausali rientrino nel computo ai fini del rispetto dei c.d. limiti di contingentamento eventualmente previsti dai CCNL, ossia dei limiti percentuali per la sottoscrizione di contratti a termine.

Infine, per i contratti a termine stipulati con personale iscritto nelle liste di mobilità, è espressamente confermata l’assenza di alcuna ragione ai sensi dell’art. 1, d.lgs. n. 368/2001; nonostante tale acausalità fosse già prevista ai sensi dell’art. 8, c. 2, legge n. 223/1991, infatti, alcune recenti sentenze di merito avevano reputato indispensabile l’indicazione di una causale anche per contratti a termine stipulati con persone in mobilità.