L’innovazione alla prova della realtà aumentata

Andrea Solimene

Andrea Solimene

Il mondo ha un disperato bisogno di geni. Mai come in tempi di crisi le menti eccelse hanno il potere di imprimere una svolta. Stravaganza, creatività e intelligenza sopra la media sono le caratteristiche che connotano un genio e lo distinguono dalla massa. Molti associano l’idea del genio a quella di Einstein, studioso, scienziato, matematico. In realtà Einsten non era solo questo, era un personaggio fuori dagli schemi e lo testimonia una delle sue più celebri foto: lingua di fuori e un’espressione del viso alquanto bizzarra. Un tipo creativo.

Bisogna essere per forza dei geni per cambiare le “regole del gioco”? Una volta si definivano inventori, ora innovatori. Alla base c’è quella caratteristica che, secondo alcuni, non appartiene a tutti. È nota come creatività. Niente altro che la capacità cognitiva di creare e inventare. Ognuno di noi ce l’ha, chi in modo più sviluppato, chi meno. Non appartiene ai soli artisti, dipinti per definizione come i più creativi sulla terra. Nasce dalla curiosità e dalla voglia di informarsi e aggiornarsi costantemente. Secondo lo psicologo cognitivo Anthony McCaffrey tutti, prima o poi, avranno il proprio momento di creatività.

Una ricerca TERA Consultants riporta che nel 2010, circa il 4,5% del PIL dell’Europa è riconducibile direttamente ai settori creativi e culturali, in cui lavorano 8,5 milioni di persone, a testimonianza dell’importanza economica della creatività.

Un esempio di persona geniale che ha saputo sfruttare la sua capacità creativa è sicuramente Richard Branson, fondatore del colosso Virgin e personaggio imprevedibile, ritenuto da molti uno dei migliori imprenditori dell’ultimo ventennio. Una persona lontana anni luce dall’accezione di genio come scienziato e studioso. Praticamente l’opposto visto che la sua carriera scolastica non fu propriamente brillante. Anzi. Gli studi rappresentarono un vero incubo e gli insuccessi in ambito accademico furono mortificanti, al punto da fallire il test di intelligenza. Aveva poco più di 15 anni. Ancora nessuno era riuscito a cogliere lo spirito ambizioso e l’estro irrefrenabile di un talento che iniziò a mostrarsi all’età di 16 anni quando fondò il magazine Student, una rivista dedicata al mondo del rock. Col tempo si spinse a intervistare star del rock e con i primi risparmi decise di aprire un negozio di dischi economici: nacque la Virgin. Dal 1972 strada ne è stata fatta. Ora Richard Branson è uno degli uomini più ricchi del Regno Unito con un patrimonio stimato intorno ai 4,4 miliardi di dollari e la Virgin, organizza addirittura viaggi spaziali turistici. Merito del suo ingegno.

Secondo ricerche di esperti, le invenzioni più geniali sono il frutto di un percorso cognitivo che interessa due passaggi: la rilevazione di un bisogno e l’attuazione di una soluzione conseguente. Niente di più semplice! Quando la mente aguzza l’ingegno … la soluzione arriva.

Occorre però fare un appunto. La rapida evoluzione della tecnologia mira al continuo perfezionamento degli stili di vita, cercando di soddisfare i bisogni più svariati. Talvolta ci riesce, talvolta complica. Tuttavia la soglia minima di soddisfazione dei bisogni di sopravvivenza oramai si è innalzata, e non basta soddisfare i bisogni fisiologici (respiro, alimentazione, sesso, sonno) e di sicurezza (occupazione, salute, sicurezza morale, occupazionale) descritti dallo psicologo Maslow. Adesso si va alla ricerca sfrenata della soddisfazione di bisogni di nicchia, definibili più propriamente come desideri piuttosto che bisogni. Un fenomeno che spinge l’uomo a reinterpretare costantemente la realtà e a scovare nuove informazioni per veder realizzati i propri bisogni. E se fossimo in possesso di tutte le informazioni disponibili, saremo in grado di aguzzare il nostro ingegno?

Forse ancora in pochi se lo sono chiesti, ma stiamo andando verso un mondo pieno di informazioni dinanzi ai nostri occhi. Parliamo di realtà aumentata, o anche augmented reality. Un mix di tecnologie (software) integrate in uno smartphone o in laptop dotato di webcam che permette di osservare l’ambiente circostante e arricchirlo con layer informativi ed elementi virtuali e multimediali. Cosa significa? Arricchimento della percezione sensoriale umana mediante la tecnologia. Attraverso un device si ha la possibilità di conoscere più livelli di contenuto virtuali e scoprire cose che altrimenti non sarebbero possibili con i soli cinque sensi. Un esempio? Pisa. Piazza dei miracoli. Puntando il proprio smartphone verso la Torre di Pisa riesci ad avere tutte le informazioni sulla storia, architettura, caratteristiche strutturali e altro. La stessa cosa puntando verso il Duomo, oppure verso un negozio e – sicuramente in futuro – inquadrando un passante.

Tuttavia siamo ormai nel 2013 inoltrato e la realtà aumentata non ha ancora avuto l’espansione ipotizzata, restando ancora un elemento per poche nicchie di mercato (es. campo militare). Sicuramente i tempi non sono ancora maturi a livello tecnologico, ma la crescente diffusione di smartphone fa pensare che presto vivremo una realtà aumentata. Google ha già intercettato questo trend e da più di un anno ha avviato lo sviluppo dei noti Google Glass, gli occhiali futuristici progettati a Mountain View capaci di catturare tutte le informazioni che ci circondano, dal meteo ai tempi di attesa dei mezzi pubblici, dalle indicazioni stradali alla descrizione di prodotti in vetrina. Lanciati – ancora non ufficialmente – all’inizio di questo anno, sono commercializzati al prezzo di 1500 dollari e sono oggetto di desiderio ancora per pochi. Non per molto visto che il mercato si sta adeguando. Glassup, startup italiana sta sviluppando occhiali futuristici simili. Sono ancora in fase preliminare di raccolta finanziamenti ma questo dimostra come già alcune aziende hanno compreso le potenzialità del trend.

Secondo un report realizzato da ABI Research, il mercato statunitense della realtà aumentata raggiungerà presto (2014) i 350 milioni di dollari, segnando una crescita esponenziale se si considera che gli investimenti nel 2008 raggiungevano appena i 6 milioni come testimonia il noto magazine online Business Insider.

Avremo presto nuovi modelli di comunicazione che spazieranno dall’advertising alla domotica, dal turismo al largo consumo. Informazioni facilmente fruibili e tutto in tempo reale. Riusciremo a far “aguzzare il nostro ingegno” una volta che avremo tutto a disposizione? Sarà un bene o un male per l’innovazione? Sapere tutto significherà non conoscere nulla? Nasceranno nuovi Richard Branson?