Shopping Web: i colossi digitali cambiano gli scenari

Andrea Solimene

Andrea Solimene

I colossi del web si danno battaglia a suon di acquisizioni di giovani e promettenti startup. È la legge del mercato: il percorso evolutivo di una startup termina spesso con l’acquisizione da parte di un incumbent, un’azienda già presente in una industry con una quota di mercato rilevante. Il destino di una startup digitale è ancora più definito: i grandi colossi digitali, Google, Facebook, Yahoo!, Microsoft e altri sono dei “cacciatori spietati di prede prelibate”. Non si lasciano sfuggire nessuno, trasformano gli scenari di mercato riscrivendo molte delle regole del business. Il futuro è nelle loro mani, da oltre dieci anni.

Dal lancio nel 1995 del World Wide Web (web), il mondo intero ha imparato a conoscere un fenomeno “disruptive” dalle dimensioni indescrivibili, che ha accelerato il processo di creazione e diffusione di un’intelligenza collettiva garantendo spazio e opportunità a chiunque era in grado di conoscere linguaggi informatici e intravedere margini di guadagno. Tuttavia, nell’agosto del 2001 l’industria di Internet era in piena ritirata. Centinaia di startup un tempo promettenti soffocavano in bancarotta. I sogni delle facili ricchezze e dei cambiamenti culturali erano già finiti. Non per tutti però. Larry Page e Sergey Brin, poco più ventenni, sognavano di indicizzare tutto con uno strumento di ricerca per il web. Si erano incontrati per la prima volta a un corso di informatica dedicato a studenti dell’Università di Stanford; stavano lavorando a un progetto che nel 1998 si era trasformato in Google Inc. grazie anche a un assegno di 100.000 dollari di un noto investitore statunitense. Storie di rara bellezza. Storie da Silicon Valley.

Adesso il valore capitale di Google è maggiore di quello di Microsoft (nel 2012 c’è stato il sorpasso) e si aggira intorno ai 250 miliardi di dollari. Ancora lontani dai 600 e oltre miliardi di Apple. Bruscolini come si suol dire.

Nel frattempo Google acquista Waze, l’applicazione mobile social che aiuta a muoversi nel traffico in maniera intelligente. Waze, startup sviluppata dall’omonima società israeliana, fornisce un servizio informativo sul traffico grazie ai costanti aggiornamenti in real time degli utenti che, riuniti in una community, inviano segnalazioni su incidenti, rallentamenti e qualsiasi altra caratteristica presente sul tragitto stradale che si percorre. Fiutato l’affare, Google ha sorpassato nello sprint finale Facebook, per l’acquisto di Waze grazie a una cifra superiore a 1 miliardo di dollari. Un’azione di mercato di grande rilievo per due motivi: rappresenta la quarta più consistente operazione nella storia di Google e rallenta il processo di espansione di Facebook estromettendolo dal mondo delle mappe geografiche e rafforzando, invece, Google Maps.

Facebook aveva fatto shopping qualche mese fa andando a comprarsi Instagram, la startup che ha progettato un’applicazione mobile social per gestire le fotografie e modificarle attraverso semplici funzionalità. Anche in questo caso la cifra dell’acquisizione è stata superiore al miliardo di dollari. Una scelta strategica – ovviamente – effettuata da Zuckenberg per garantire una migliore esperienza nella condivisione delle immagini e fermare l’ascesa della startup Instagram. Nel carrello di Facebook è finita anche l’italianissima Glancee, startup milanese che ha sviluppato un’applicazione per smartphone che permette di trovare tuoi “simili” nelle vicinanze prendendo informazioni semantiche dal web.

Spese pazze per Yahoo! Marissa Mayer, CEO dell’azienda statunitense, ha collezionato otto mesi di fuoco acquisendo ben otto startup. Una per ogni mese. Nell’ordine: Stamped, OnTheAir, Snip.it, Alike, Summly, Jybe, Astrid e infine la più nota Tumblr, piattaforma di blog che fa concorrenza a WordPress. Come non poter sorridere di fronte a tutto ciò? 

Ma perché Google, Yahoo!, Facebook e altri investono in startup per la propria crescita e affermazione sul mercato? Una motivazione c’è. Non solo una. La principale ce la fornisce Sergey Brin protagonista di questo aneddoto. Il cofondatore di Google, in un’intervista nel 2005 rispose così a uno studente che ambiva a entrare in Google appena uscito dall’università: “Non venire a lavorare in Google. Vai in una piccola startup e fatti acquisire da Google. Poi lavorerai con noi.” Le parole di Brin spiegano il perché delle strategie di acquisizione. Si cerca la startup tecnologica per i talenti che possiede, oltre il prodotto o servizio sviluppato: ragazzi che vivono di innovazione e seguono le regole del mercato per raggiungere il successo. Sono possessori di skill e competenze specifiche e conoscono il mercato. Lo studiano, ne comprendono i bisogni e propongono soluzioni per ottimizzare i comportamenti dei consumatori. Sono loro stessi consumatori che cercano semplicemente di migliorare il loro stile di vita partendo dalla soddisfazione dei propri bisogni. Tradotto in gergo aziendale: strategia bottom-up per generare valore aggiunto.

Così Google cresce ed estende il suo portfolio di servizi e prodotti. Un processo inarrestabile che parte dal basso. Gli altri player di mercato non restano a guardare. È in atto una rivoluzione digitale senza confini dove noi tutti siamo semplici spettatori, l’unica cosa che possiamo fare per partecipare è avviare una startup e sperare di essere acquisiti.