Facebook, quale futuro?

Stefano Magliole

Stefano Magliole

Dire che i social media stanno acquisendo sempre maggior valore all’interno dei processi personali e aziendali, ormai, è divenuto un concetto obsoleto e anacronistico. E dire che Facebook gioca un ruolo fondamentale all’interno di queste dinamiche è quasi una frase scontata. In realtà, i più attenti, si saranno accorti che il gigante dei social network sta vivendo una piccola crisi, forse passeggera, e che la sua stella, nel firmamento del web, non riesce più a brillare come un tempo.

Quali sono i segnali. Sono tanti e di differente natura: crescita degli iscritti ridotta, nuovi prodotti non esaltanti, concorrenza sempre più agguerrita, novità che si limitano a copiare gli avversari.

Il calo degli iscritti non sorprende più di tanto; è facilmente spiegabile con le parole dell’analista Ian Maude riportate dal Guardian, dicendo che “chi si voleva iscrivere l’ha già fatto”: ormai è uno dei pochi social network a crescere con percentuali ad una cifra: una media del 4% l’anno.

I nuovi prodotti, per cui si è fatto tanto chiasso, sono presto dimenticati: Facebook Home non ha cambiato nulla ed il Social Graph, un motore di ricerca interno degno di questo nome, è ancora un miraggio.

L’ultima novità è la possibilità di gestire gli hashtag. Che definire novità è veramente difficile, dato il panorama dei social: Twitter li ha inventati, G+ li usa senza nessun problema.

In ultimo, parlando di concorrenti e di acquisizioni, recentemente Vine ha superato Instagram per condivisioni su Twitter. Cosa vuol dire? Che il prodotto di Twitter ha superato il prodotto di Facebook.

E infine, l’ultimo colpo, più forte di quanto possa sembrare, è l’acquisizione di Waze da parte di Google. Facebook era in trattativa con la startup israeliana già da qualche tempo e Google l’ha messa quasi definitivamente fuori dal mercato delle mappe sociali.

Ma non tutto è tragico per Facebook; ci sono almeno due elementi molto importanti che rendono il percorso di Zuckenberg e soci più facile: da una parte la pubblicità e, dall’altra, l’enorme diffusione raggiunta che ne ha fatto non più uno strumento ma quasi un’estensione del sé. I ricavi della pubblicità sono in crescita (il primo trimestre 2013 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente); e ricordiamo, se ce ne fosse bisogno, che Facebook vive esclusivamente di questo. Quindi, dati alla mano, l’azienda cresce. E’ il brand a soffrire.

L’altro elemento che rende Facebook forte viene ben sintetizzato da Vincenzo Cosenza, uno dei più autorevoli analyst italiani, che dice “Tutto sta nel network effect, ossia l’effetto che rende difficile lasciare la piattaforma perché la sua utilità è aumentata grazie alla presenza dei propri amici”.

Quindi? Quale futuro per Mountain View? Personalmente credo che Facebook debba reinventarsi; partire da quello che è ed innovare. E’ la maledizione che i grandi giganti della tecnologia si sono lanciati addosso da soli: la gente si stanca presto, dà tutto per scontato e ha fame di invenzioni sempre nuove: non basta un nuovo motore di ricerca (e Google ne sa qualcosa) o una nuova interfaccia; la fame vien mangiando e Facebook e Google sono stati coloro a servirci le prime pietanze. La maledizione vivrà o l’incantesimo si spezzerà?