Il PIL in borsa

Gabriele Pillitteri

Gabriele Pillitteri

I canali di finanziamento delle grandi imprese sono le azioni e le obbligazioni. Il canale di finanziamento degli Stati è quello di indebitarsi e di emettere obbligazioni. I risparmiatori che acquistano le azioni e i bond delle imprese speculano sulla possibilità delle imprese di incrementare o diminuire i guadagni. Se consideriamo il PIL come un gigantesco aggregato del  risultato del lavoro di un intero Paese, potremmo perfino immaginare di sostituire una parte del debito con gli “utili” della sua economia grazie all’emissione di un titolo nuovo di zecca, che il Prof. Robert  Shiller titolare della cattedra di economia dell’università di Yale, ha battezzato con il nome TRILL (dal’inglese Trillions, mille miliardi). L’audace proposta è stata presentata su un numero dello scorso anno di HBR. Le azioni del PIL, funzionerebbero come un normale titolo di Borsa, sarebbero scambiate dai risparmiatori secondo i loro giudizi, attese e informazioni, e lo stato potrebbe riacquistarle come succede con le azioni. Il mercato fissa il prezzo dello scambio, che sarebbe influenzato sia dal valore del dividendo che dalle prospettive dell’economia. Naturalmente le azioni denominate TRILL dovrebbero pagare un dividendo trimestrale che Mark Kamstra, dell’università di York, ha valutato dovrebbe essere pari a un milli-miliardesimo del prodotto interno lordo trimestrale di un Paese essendo quello il metro di misura più semplice di una nazione. I professori si sono adoperati per fare delle simulazioni; per esempio hanno immaginato cosa sarebbe accaduto se gli Stati Uniti avessero emesso un Trill nel 2010; ebbene avrebbe pagato un dividendo di 13,2 dollari ad azione in quattro rate semestrali. Il valore si sarebbe modificato negli anni successivi in funzione dei dividendi promessi, di quelli realizzati e delle attese dei futuri profitti. Se ogni Paese emettesse i Trlll, un investitore che li acquistasse sarebbe in possesso di una porzione dell’intera economia del globo, con un portfolio diversificato nei rischi e nelle opportunità. I vantaggi di creare il mercato dei TRILL sono numerosi, ma due sono i più importanti.

Il primo è di tipo tecnico. Il mercato finanziario è stimato 750.000 miliardi di dollari, 10 volte il Pil globale. Una parte di quegli investimenti sarebbe sicuramente attratta dai Trill, pertanto andrebbe a sostenere indirettamente le economie dei Paesi che li hanno emessi. Ad ogni modo sarebbe denaro investito nell’economia reale e non sulle fantasie delle società d’affari (per favore non chiamate banche Goldman Sachs e sorelle) che stanno  facendo tornare d’attualità con la formula per i gonzi  “più rischio più denaro” l’investimento folle nei mutui sub prime e nei CDO. Si sta preparando con i primi sussulti che vediamo con gli acquisti a rischio sempre maggiore, la prossima grande abbuffata per pochi e di quaresima per gli altri, del 2015. Pensate che il debito greco che l’anno scorso i fondi d’investimento evitavano come la peste e costava 0,40, oggi se lo contendono e vale già 0,80 e i tassi di rendimento dei decennali stan tornando sotto le due cifre. Ma non si creda ad un fenomeno duraturo  e di lungo periodo. E’ solo denaro caldo che scotta nelle mani degli investitori, se lo tengono fermo; essi comprano per aumentare il valore e vendono allo scoperto per poter ricomprare a prezzi bassi. Ci vorranno ancora un paio d’anni per fare la bolla che poi esploderà riempiendo le tasche di coloro che hanno collocato e sostenuto titoli spazzatura che nelle ultime battute, prima dello scoppio, avranno venduto allo scoperto moltiplicando i  guadagni perché chi  avrà comperato la spazzatura la  butterà dalla finestra. E loro la raccoglieranno, perché per loro vale un tesoro.

Il secondo motivo per sostenere il collocamento dei Trill è che il pubblico italiano imparerebbe a ragionare sul suo Paese in modo pragmatico facendo i conti come un ragioniere. Prenderebbe coscienza del fatto che lo stato funziona per alcuni non trascurabili aspetti, allo stesso modo di un negozio o come una grande impresa. Acquistando i Trill Italia, incomincerà a considerare se ne vale la pena, o se invece converrebbe acquistare quelli tedeschi, ma si accorgerà che valgono di più perché in Germania l’economia e lo stato funzionano meglio. Allora prenderà in considerazione il fatto  che in Italia c’è un rischio maggiore e guarderà meglio i conti del Paese, se genera profitti consistenti o volatili, se le spese sono superiori ai ricavi  e così via. Con il Trill si diventa proprietari di una parte della ricchezza o della povertà del proprio Paese, una consapevolezza che farà degli italiani un popolo di ragionieri. Finalmente.