La Riforma Fornero: tra monitoraggio e proposte di modifica

Rossana Lonero

Rossana Lonero

Dalla lettura del secondo monitoraggio pubblicato dall’Isfol sugli effetti prodotti dalla c.d. Riforma Fornero emerge come l’andamento del mercato del lavoro non abbia subito gli effetti positivi sperati, sebbene nel quarto trimestre del 2012 si sia parzialmente arrestato il calo di assunzioni registrato durante la prima parte dell’anno.

Ad essere in ripresa risultano, in particolare, gli avviamenti di contratti a tempo determinato (+3,7% sul trimestre precedente) e di contratti di apprendistato (+5,2%). Al contrario, continuano a scendere in maniera preoccupante le attivazioni di contratti a tempo indeterminato, che nel quarto trimestre sono diminuite del 5,7% – dato che, comunque, appare essere in linea con l’andamento congiunturale fortemente negativo. In calo anche i contratti di collaborazione (-9,2%) e quelli di lavoro intermittente (-22,1%).

Complessivamente, il livello dell’occupazione ha raggiunto nel quarto trimestre dello scorso anno il suo minimo dall’inizio della crisi economica. Gli addetti ai lavori continuano, di conseguenza, a “bocciare” la Riforma e da più parti vengono avanzate proposte di modifica della stessa, che, se con riguardo ad alcune tipologie contrattuali sono mirate ad una liberalizzazione ed all’introduzione di novità, con riferimento, invece, ad altri istituti auspicano addirittura un semplice ritorno al passato. Della serie, si stava meglio..

Tra i fautori di una “controriforma”, in particolare, i Consulenti del Lavoro, che hanno pubblicato un documento riassuntivo degli istituti da modificare per rilanciare l’occupazione e rendere meno rigido l’ingresso nel mondo del lavoro. Modifiche alla disciplina del contratto a termine, dell’apprendistato e delle partite iva, ma anche incentivi e diminuzione della contribuzione: questi alcuni degli ingredienti della ricetta dei Consulenti del Lavoro.

In particolare, anzitutto, con riguardo al contratto a termine, le principali proposte consistono nel sospendere due dei limiti al suo ricorso per tutti i contratti avviati entro il 31 dicembre 2016: l’obbligo di indicazione della famigerata causale ed i c.d. stop and go, ossia i periodi di interruzioni obbligatoria tra due contratti a termine. Ciò consentirebbe di rendere il contratto di lavoro a termine estremamente flessibile, seppure per un periodo di tempo limitato, volto ad arginare la situazione di letterale emergenza occupazionale in cui versa il Paese.

Con riferimento al principale contratto di ingresso nel mercato del lavoro da parte dei giovani, ossia l’apprendistato, viene proposto un ritorno al passato per quanto riguarda l’obbligo di stabilizzazione, attraverso l’eliminazione della previsione normativa che obbliga alla stabilizzazione degli apprendisti nella misura del 50% nei trentasei mesi precedenti ad una nuova assunzione, lasciando che, come in precedenza, sia la contrattazione collettiva ad introdurre eventualmente tale obbligo e ad indicarne la relativa percentuale.

Anche con riguardo alle discipline di partite IVA ed associazione in partecipazione, i Consulenti auspicano un ritorno al passato, attraverso la secca proposta di “eliminazione integrale” delle novità introdotte dalla Riforma Fornero e di ripristino della disciplina ante riforma. Idem per il nuovo rito del lavoro, cui non dovrebbe toccare una sorte migliore.

Agli incentivi all’occupazione ed a quelli alla stabilizzazione toccherebbe fare il resto, prevedendo uno sgravio fiscale sulle retribuzioni per 5 anni per i lavoratori assunti a tempo indeterminato con età inferiore a 30 anni o superiore a 50 anni (in misura totale per le retribuzioni fino a 40.000 euro o nella misura del 50% per retribuzioni non superiori a 80.000 euro) ed un onere contributivo agevolato per 3 anni in caso di stabilizzazione di rapporti di lavoro a termine. E, dulcis in fundo, la riduzione del costo del lavoro di 5 punti percentuali per tutti i lavoratori in forza a tempo indeterminato.