Postmodernismo del racconto

Stefano Magliole

Stefano Magliole

Parlando di innovazione, questo mese, ho voluto dedicarmi alla lettura di un genere diverso; non sono andato a cercare l’innovazione nel contenuto ma nella forma. Mi si dirà che di innovativo le graphic novel hanno poco; hanno almeno 30 anni di storia alle spalle e hanno un pubblico vasto ed eterogeneo. Quindi venire a raccontare che la graphic novel è una forma innovativa di racconto regge poco.

Ha più senso, forse, affrontarla in termini semiotici, di cultura dell’immagine e di ritorno all’informazione visiva. Personalmente, non lo nascondo, rimasi molto colpito dalla lettura del “Questo ucciderà quello” di Victor Hugo. L’idea di una società del libro e della parola che andava uccidendo la cultura della pittura e delle cattedrali ebbe un forte impatto sulla mia vita universitaria.

La graphic novel, in questo senso, rappresenta bene il tentativo dell’immagine di riguadagnarsi un ruolo narrativo; un ruolo, intendiamoci bene, che il web in generale ed i social network in particolare, già hanno rafforzato prepotentemente negli ultimi anni.

E’ in questo senso, quindi, che incasello questo genere in un ruolo innovativo; una sorta di postmodernismo del concetto di racconto che, dopo aver esplorato l’espolorabile, torna alle origini.

L’opera che ho scelto per il mio primo incontro con questo genere è “Non costa niente” di Saulne (il francese Sylvain Limousi, nato nel 1977). La storia raccontata nasce come relazione tra occidente ed oriente (un ragazzo francese che vive a Shangai) ma si trasforma in una relazione tra uomo e denaro, in una spirale di decrescita personale che insegna al protagonista a vivere senza sperperare: “Perché fai sempre lunghe passeggiate da solo, invece di andare al ristorante o uscire con gli amici?” viene chiesto al protagonista; “Perché camminare non costa niente”.

Una descrescita economica che acquisisce un maggior impatto proprio perché ambientata a Shangai, in una Cina che accoppia con una facilità disarmante la fame di crescita dei grattacieli alla fame reale, quella di intere famiglie che vivono in baracche, con pochi centesimi al giorno. Il racconto descrive bene questa doppia personalità, non solo in termini visivi ma anche (e qui ciò che mi ha spinto a scegliere questo volume) tangibili: non solo il racconto ed il ritmo rallentano, tentano di dare respiro ad ogni momento guadagnato; contemporaneamente sono anche la pagine stesse, non i disegni, a farsi più grigie, in una dicotomia che prende forma concreta tra le mani del lettore.

Non mi addentro nel racconto, un po’ per evitare spoilers un po’ perché non vuole essere quello il centro della mia riflessione. Unico rammarico, devo essere sincero, è la velocità di lettura: una graphic novel si può tranquillamente leggere nell’arco di due ore, il che, personalmente, rovina un po’ il gusto della scoperta e dell’evolversi del racconto.

Il mese scorso avevamo parlato di Calvino e delle specificità che la letteratura continua a portare con sé nel futuro; ora, esplorare il concetto di graphic novel, personalmente, mi ha permesso di  percorrere un cammino parallelo; un cammino per me nuovo. Eppure qualcosa mi dice che prima o poi i due percorsi, letteratura e grafica, parola ed immagine, si confronteranno e che la sintesi potrà produrre risultati molto interessanti.