La cortesia dona charme

Gabriele Pillitteri

Gabriele Pillitteri

I  giornali e le televisioni ci informano che tutti i fattori che distinguono una società che non funziona sono in crescita: aumenta la disoccupazione, aumentano i suicidi, aumentano le  imprese e i negozi che chiudono, aumenta l’invasione di immondizia e i conseguenti atti di vandalismo in molti quartieri delle città del sud, un tempo perle del turismo. Nello stesso momento ci mettono al corrente che l’indice che distingue una società che funziona, il PIL  è in declino da 5 anni. Nel giardinetto delle news, non può mancare la notizia che il potere d’acquisto degli italiani sta tornando, senza tante inutili chiacchiere, ai livelli degli anni ’90. Se avessimo a disposizione l’IDC, l’indice che misura la cortesia, sarebbe talmente in basso che neppure lo noteremmo.

La cortesia non è una qualità innata, non è scritta nel DNA, o che si acquisisce per cause naturali come la gentilezza. Si sa che nei paesi dove il clima è salubre e piacevole, si mangia bene, la terra è fertile, la gente è portata ad essere gentile. Per questo il popolo italiano è “naturalmente” gentile. Ma non è cortese, perché la cortesia è una qualità sociale che si impara. E chi può insegnare a un popolo la cortesia se non una classe dirigente “cortese”? L’Italia, per ragioni storiche piuttosto complesse, è stata privata di una classe dirigente che disponesse del linguaggio e dei segni della cortesia con cui comunicare e pertanto trasferirne il vocabolario e la cultura all’intero corpo sociale.

Il filosofo umanista francese Emile Chartier (1868-1951) aveva definito la cortesia “arte dei segni”, un’abitudine sociale, la grammatica che serve per vivere con gli altri, il modo per manifestare le qualità sociali non soltanto della persona, ma di ogni organizzazione. Immaginiamo per un istante che politici, imprenditori e sindacalisti mettano da parte il linguaggio del risentimento e si scontrino con le armi della cortesia. Il risultato complessivo per il Paese sarebbe semplicemente straordinario e vedremmo presto i fattori e gli indici che segnalano il funzionamento di una società invertire i loro trend. Una classe dirigente che ha imparato il linguaggio e i segni della cortesia, può non essere “naturalmente “ gentile, come quella degli Stati Uniti. Quando sbarcarono i Pilgrim con il Mayflowers sulla costa orientale, non trovarono condizioni ideali per essere gentili e durante un paio di secoli le questioni interne furono affrontate e risolte con i fucili. Poi hanno imparato, grazie al loro pragmatismo, che la cortesia avrebbe fatto da supplente all’assenza di gentilezza per cause storiche e di conquista di spazio vitale.

Una differenza  fra  un’azienda  americana e un’azienda italiana, è tra chi sa  che la cortesia esprime segnali di forza e di importanza dell’organizzazione e che le persone cortesi contribuiscono al buon nome della azienda, e chi, al contrario, non avendola imparata, percepisce la cortesia come un segno di debolezza. Qualche giorno fa mi trovavo nella sala d’aspetto di una media azienda italiana, in attesa di essere ricevuto dal direttore generale. Improvvisamente vedo apparire nel corridoio una signora elegante sui 55 anni, da un braccio piegato spuntano due occhietti allegri di un cagnolino. Passeggia mi guarda, io mi alzo e accenno un inchino. Lei mi passa davanti e finge di non vedermi. Da una porta esce un fattorino, vede la signora e rispettosamente le dice “Che scarpe meravigliose signora!”. Lei gli volta le spalle e continua a camminare in silenzio mentre sul volto, appare una smorfia di disgusto come volesse dirgli “stai al tuo posto”. Dopo dieci minuti vengo a sapere che la “signora” è la moglie dell’amministratore delegato. Quella smorfia rappresenta una filosofia di vita, l’assenza di cortesia senza supplenza di gentilezza, un’espressione di rancore sociale con le parti invertite, da una parte l’operaio gentile, dall’altra la padrona accidiosa e insoddisfatta. Forse pensa che l’ascensore sociale sia in funzione solo per lei. Mi fossi trovato in una analoga situazione negli Stati Uniti la signora avrebbe risposto al fattorino “Thanks” e chiamandolo per nome si sarebbe interessata della salute della sua famiglia o, se immigrato, della pratica di cittadinanza. La cortesia dona charme a chi la sa praticare.

  • Maria Grazia Spada

    Sempre più abituati ad un “mordi e fuggi” generale” stiamo diventando rabbiosi. La gentilezza e la cortesia possono davvero aiutarci a riavvicinarci… Io vi aggiungo un sorriso.

  • Stefano Elli

    Sostengo da tempo che la gente la valuti da come tratta i camerieri al ristorante.