Rendere possibile il cambiamento

Gabriele Pillitteri

Gabriele Pillitteri

Il Paese √® tenuto sotto chiave da quasi un milione fra leggi e combinati disposto, le ¬†persone e le imprese sono¬† snervate pi√Ļ di Sisifo da procedure senza fine,¬† ma ¬†la parola tanto cara ai politici che hanno governato negli ultimi 20 anni √® stata e continua a essere ¬†‚ÄúCambiamento‚ÄĚ. Se ripercorriamo con la memoria tutti quegli anni non riusciamo a scorgere nella societ√† ¬†su cui maggiormente influiscono i comportamenti e le decisioni della politica, il riflesso dei cambiamenti¬† auspicati¬† a volte con vibrante autorevolezza e a volte con sensibile lungimiranza dai leader di tutti¬† i partiti i cui organi dirigenti e i beni al sole, lo ricordiamo senza alcuna malizia, sono finanziati con una legge, inventata magistralmente da tutto l‚Äôarco parlamentare, dopo ¬†che i cittadini avevano abrogato il finanziamento pubblico con un referendum.

Dovrebbero arrossire quando si riempiono la bocca di un concetto come ‚ÄúPolitiche per il¬† Cambiamento‚ÄĚ. Perch√© se le Politiche non sono accompagnate dalla precisa definizione di¬† cosa, come, ¬†per chi, con chi realizzare il cambiamento,¬† e da una rigorosa analisi costi e benefici, sono solo parole, solo gesti, solo inutili riunioni, solo vocianti ¬†assemblee in cui vengono ¬†legiferate migliaia di leggi per lo pi√Ļ dannose; ¬†sono solo ¬†tonnellate di carta da giornale con¬† titoli cubitali che accendono e spengono gli animi assecondando i desideri e gli scopi di lobby e corporazioni, ognuna con in testa¬† un bel sogno di cambiamento.

Quei rissosi partiti potevano regalare un po‚Äô di requie ai tartassati dal fisco,¬† e liberare le vie ottuse della¬† burocrazia dagli ostacoli in cui inciampano persone e imprese, ma non l‚Äôhanno fatto. Tuttavia a ben guardare un cambiamento c‚Äô√® stato. E‚Äô aumentata la pressione fiscale, √® aumentata la spesa corrente, √® aumentato il debito pubblico,¬† √® aumentata la burocrazia che soffoca ¬†i comuni, sono aumentati i privilegi di chi gioca di sponda con la politica, sono aumentate le assunzioni¬† in ambito pubblico di persone che diventano parte dell‚Äôorganico statale dopo un periodo trascorso a ‚Äúfare l‚Äôufficio stampa e comunicazione‚Ä̬† di chiunque abbia una carica esecutiva: ministro, ¬†sindaco, assessore, presidente di provincia e regione, ecc. In questa opera di mimetizzazione e di mungitura (si stima che oltre mezzo milione di persone inserite nell‚Äôorganico statale provenga dai ¬†partiti) la sinistra ha conquistato la Palma d‚ÄôOro, ma anche la destra, dopo averne assaporato il profumo ha coltivato con rara maestria i suoi giardinetti.

Per il resto siamo sempre fermi al palo a verificare se i soliti problemi  quali la mancanza di lavoro e la stupida credenza che si possa creare occupazione con delle leggi, la cassa integrazione, la governabilità, le riforme costituzionali, l’eliminazione delle provincie, la riforma dello stato, i conflitti stato regioni, i costi della politica, si siano per caso risolti con i riti magici della politica del cambiamento. A parte qualche leader particolarmente testardo, uno in particolare, che pensa che il cambiamento sia nel solco già tracciato dal sol dell’avvenir,  e che basti qualche voto rosicchiato di qua e di là come farebbe un topo nel formaggio, per realizzare l’Italia delle regole felici, oggi ogni italiano  appena vagamente informato, quando sente la parola cambiamento, si mette velocemente  alla ricerca  di un paio di mutande  di ghisa.

A meno che i due partiti che hanno governato durante questi 20 anni, mostrino saggezza,  realismo e capacità di mobilitare le coscienze verso obiettivi di cambiamento  condivisi; smontino il teatro  in cui si rinnovano  antichi  copioni  fratricidi, dove gli avversari  sono nemici da eliminare e non  con-correnti con cui, se necessario si negozia e in taluni casi ci si allea. Poi provino a fare questo esercizio, sempre per rimanere in tema di cambiamento: scrivano su un foglio cosa e come cambiare e chi sono i beneficiari, come eliminare le ridondanze burocratiche con una buona deregulation,  cosa e come tagliare  posti, stipendi, pensioni d’oro, e i costi della politica per un elementare senso di giustizia sociale, come favorire innovazione  per  generare risorse e lavoro, come abbassare le tasse per regalare al Paese un periodo di crescita duraturo.  L’esercizio prevede la stima dei risultati a un anno, due anni, tre anni e per l’intera legislatura. Si confrontino i vari punti e si realizzino subito quelli che sono in comune mentre per gli altri si stabilisca una gerarchia secondo il grado di importanza e di difficoltà. Poi,  attraverso un percorso ragionato di incontri fra gli esperti dei due schieramenti politici, si troveranno razionalmente, smussando impuntature,  annacquando eccessi  e stemperando gli animi da facili demagogie,  le intese per andare avanti.  Come dite? Ci ha già pensato Napolitano con i 10 saggi? Non solo, anche la Germania  all’inizio del nuovo  secolo.

  • Patrizia

    sempre molto profondo…… il cambiamento c’√® stato…in peggio…