Personal Branding: promuoversi nell’era digitale

Andrea Solimene

Andrea Solimene

Primo giorno di lavoro nella nuova azienda. Sveglia alle prime ore del mattino, colazione, doccia e di corsa davanti allo specchio per prepararsi ed essere impeccabili prima di recarsi sul posto di lavoro: c’è chi perde tempo a sistemare il nodo della propria cravatta, chi invece a perfezionare il trucco. Un’abitudine per molti – quella della ricerca della perfezione prima di andare a lavoro – che si ripete ogni giorno e che, tuttavia, tende a scemarsi progressivamente con il passar del tempo comportando una minor cura dei particolari. Qual è la vostra vera immagine? Quella dei primi giorni o quella dei successivi?

Nell’era digitale 2.0, la progressiva diffusione dei social media ha cambiato numerosi schemi e introdotto nuove regole influenzando spesso e volentieri la vita privata e professionale di molte persone. Si pensi a Facebook – solo per citare il canale social più conosciuto in Italia – e alla sua dirompente influenza sulla vita di tutti i giorni: condividere il proprio status o raccontare ciò che si sta facendo in quel preciso istante è diventato – per molti – uno dei doveri quotidiani. Follia!

È cambiato il nostro approccio con il web: dapprima visto solo come un mero strumento di ricerca e aggiornamento, ora diventato il luogo virtuale della propria vita. C’è chi effettua la spesa online, chi cerca l’anima gemella, chi organizza viaggi con sconosciuti, chi ci lavora. Sintetizzando: viviamo il web alla continua ricerca del giusto feeling. Chi ne è in possesso, può considerarsi “salvo”, chi no, è fuori. Dura legge! Ma qual è l’immagine che ognuno di noi ha sul web? Riflettiamo noi stessi oppure siamo condizionati da un pc e un mouse?

Molti esperti e amanti del web hanno analizzato e studiato attentamente il rapido diffondersi dei canali social (social network, blog, wiki, etc…), valutando aspetti positivi e negativi, vantaggi e criticità, fornendo le più svariate e originali interpretazioni sul fenomeno. Tutti però sono arrivati alla stessa conclusione: “i social media sono uno strumento a doppio taglio”. Se da un lato possono essere di grande aiuto per valorizzare i propri punti di forza, dall’altro possono mettere in evidenza le proprie carenze e lacune. Il segreto è, ovviamente, nell’utilizzo che se ne fa. Ci sono delle semplici e chiare regole utili per comprendere meglio come relazionarsi sul web. In estrema sintesi: realizzare un profilo social chiaro e completo, coltivare la propria rete di contatti, partecipare alle discussioni con intelligenza e visione strategica. Ciò che conta è l’immagine che si fornisce attraverso i bit.

Diventa quindi imprescindibile curare la propria reputazione e il proprio “look” sul web. Cosa significa? Bisogna ragionare come un’azienda. La propria immagine riflette la propria personalità e deve essere considerata come un brand aziendale e gestita come tale.

Tommaso Sorchiotti, esperto su tematiche di personal branding e web reputation, nel suo libro “Personal branding: l’arte di promuovere se stessi online” riporta questa definizione: “Fare Personal Branding significa impostare una strategia per individuare o definire i tuoi punti di forza, quello che ti rende unico e differente rispetto ai tuoi concorrenti e comunicare in maniera efficace cosa sai fare, come lo sai fare, quali benefici porti e perché gli altri dovrebbero sceglierti.”

Dunque, fare personal branding non è altro che attuare una strategia personale per promuoversi sul web e raccontare se stessi. Ma attenzione! È proprio la promozione di se stessi che richiede particolare attenzione. Difatti, vige una regola-madre, che volutamente ho omesso prima, nell’utilizzo dei social media: bisogna essere se stessi ed essere trasparenti, chi non lo è, viene facilmente scoperto dal web stesso che non perdona. Quindi non si tratta di dare un’immagine ingannevole e falsa di se stessi, ma tutt’altro: far conoscere chi effettivamente sei e costruire la propria immagine sui punti di forza.

È stato addirittura istituito un parametro, noto ai più come Klout, che stima il grado di interazione che il singolo utente ha sulle varie piattaforme di social networking a cui è iscritto. Un parametro molto criticato per via della complessità e aleatorietà del metodo di misurazione, che però è sinonimo di posizionamento sul web.

Se in passato si poneva molta enfasi sulla promozione personale e sulla necessità di costruire un’immagine “a tavolino”, oggi con il Web 2.0 e i Social Media, si parla di trasparenza, networking, condivisione, collaborazione, … etc. etc. L’elemento fondante è la volontà di distinguersi partendo dalla propria personalità e unicità, per costruire una relazione solida in grado di rafforzare e consolidare il proprio brand personale sul web. Lavora alla tua immagine, il web ti controlla.

  • Luca Bozzato

    Ciao Andrea! L’idea di “essere trasparenti” sui social (ma su tutto lo spazio web) mi lascia sempre un po’ perplesso. Promuovere il proprio brand online non è una questione di spontaneità, ma di strategia. Significa avere degli obiettivi, avere chiari i nostri punti di forza che ci rendono “unici” e “originali” (nell’era del ctrl+c ctrl+v ci sarebbe da discutere)… La verità è che a) le persone si raccontano storie e non sono trasparenti a se stesse, figuriamoci sul web… b) le persone non sono sempre chiare e lineari con se stesse, le persone hanno problemi, le persone hanno urgenze, le persone non hanno sempre tempo di fermarsi e fare le riflessioni necessarie a fare personal branding sui social media. Ok, qui si parla di “cosa”. La domanda è: “come”?

    Grazie!

  • Andrea Solimene

    Ciao Luca! Le tue osservazioni sono giuste e interessanti. Ma non distinguerei strategia e spontaneità. Fare personal branding significa investire su se stessi e comporta inevitabilmente la definizione di una strategia e degli obiettivi personali, valutando opportunità, rischi, punti di forza e debolezza. Il tema della spontaneità, della originalità e creatività sono quelli che consentono di distinguerti dagli altri. Tuttavia sono dell’avviso che fare personal branding non è un processo semplice. Richiede particolare dedizione. Sono diversi i casi di aziende – nazionali e internazionali – che non sono state in grado di gestire e curare al meglio la propria immagine sul web commettendo gravi errori di superficialità. Risultato? Derisi e sbeffeggiati sul web con conseguenti cali nelle vendite. Difatti, una delle cause principali è da attribuire alla mancanza di obiettivi e pianificazione delle attività sul web: il come è fondamentale, se consideriamo anche la variabile tempo che non è sempre dalla nostra parte. Occorre dunque fare un’attenta analisi di se stessi e dei propri interessi (cosa), definire i propri obiettivi e intenzioni (perchè), individuare i canali di promozione più idonei e seguire una linea operativa costante (come): la trasparenza è altro fattore qualificante. Il web e le innumerevoli community presenti online non perdonano: se dichiari il falso sei considerato tale. Forse hai ragione te … molti non hanno tempo, non sono originali, non sono reali … ma spesso rifletto su questo quesito: lavorando e “vivendo virtualmente” anche sul web quanto mi conviene non essere me stesso sapendo che il rischio che si corre è “la pena di morte dal web”? PS: e non c’è un giudice solo a dichiararla, ma una community di milioni di utenti …

  • Elena Bardin

    Interessante… Ci sono case history di persone che hanno costruito un buon persona branding online, sarebbe interessante seguirli e capire nel pratico cosa fanno.

  • Andrea Solimene

    Grazie Elena. interessante anche il tuo spunto. potrebbe essere oggetto di approfondimento per un articolo futuro. Ti posso garantire che fare personal branding – per me è una delle attività necessarie e fondamentali per la mia professione – richiede principalmente una chiara definizione degli obiettivi (chi sono e cosa voglio comunicare) e dei canali di comunicazione (dove voglio comunicare). un costante aggiornamento dei profili e delle informazioni e news strettamente legate ai propri interessi consente poi di costruire la propria reputazione sul web. Due accorgimenti: essere credibili e mai tuttologi. essere aggiornati sempre su tutto diventa umanamente complicato e rischia di far “vacillare” la propria credibilità.

  • Luca Bozzato

    Caro Andrea, molto giusto quello che dici. Il problema non è tanto “essere veri” o “trasparenti”, è essere “coerenti”. Quante storie ci raccontiamo, magari per superare un trauma o sentirci socialmente accettati, o anche solo quando ci colpevolizziamo per qualcosa che oggettivamente non abbiamo fatto? La “spontaneità” è secondo me un mito che va decostruito, e tratterei diversamente i temi della spontaneità e dell’originalità (tema tra l’altro non più recente del XVIII secolo). Puoi permetterti di “improvvisare” o di “essere spontaneo” dopo lungo allenamento e in una cornice di obiettivi, come giustamente fai notare.. che ne dici?

    • Andrea Solimene

      Luca credo che ci siano dei valori su cui non si può “giocare” troppo. due di questi li hai citati tu: spontaneità e coerenza. Sostengo che la spontaneità si manifesti in due casi: a) quando il soggetto ha una naturale propensione a mostrarsi e raccontare i propri interessi (non mi riferisco al caso dei “tuttologi chiacchieroni” ma a coloro che sono self-confident); b) quando il soggetto necessita “allenamento” per arrivare a uno stato di naturalezza decente. In entrambi i casi ci si muove in una cornice di obiettivi. Essere spontanei consente di essere se stessi … e partendo dal presupposto che ognuno di noi è unico al modno, non può che risultare originale. Spero sia stato chiaro :) .
      Il tema della coerenza credo sia invece strettamente collegato a quello della trasparenza. se non sei coerente con te stesso non sei credibile. se non sei trasparente non sei credibile. la credibilità unisce coerenza e trasparenza! Tuttavia l’errore umano è comprensibile … nessuno è infallibile ma sicuramente perdonabile se agisce in buona fede e appunto in coerenza con la propria personalità e immagine.

      Non è facile muoversi nel web. come dicevo è un’arma a doppio taglio … :)