Le organizzazioni hanno un’intelligenza reticolare

Andrea Solimene

Andrea Solimene

Era il lontano 2005 quando, ancora studente universitario, a conclusione dell’ultima lezione di Organizzazione Aziendale, andai a parlare con il Professore per congratularmi del corso tenuto. La materia e gli argomenti trattati avevano destato in me un particolare interesse e coinvolgimento. Decisi così di chiedergli la tesi e di poter analizzare un caso pratico per la mia laurea triennale. Argomento da approfondire: le organizzazioni a rete e le varie forme inter-organizzative. Da lì è iniziato un lungo e interessante percorso di studi relativo agli aspetti relazionali tra organizzazioni e ambiente esterno che, tuttora, continua ad appassionarmi.

A distanza di otto anni il concetto di rete e networking è di uso comune da parte di ogni esperto organizzativo e non solo. Grazie anche alla diffusione dei social network in ambito aziendale molti hanno iniziato a studiare in maniera più approfondita l’elemento fondante delle organizzazioni a rete: la relazione. Siamo in un’era in continua evoluzione in cui un numero sempre più crescente di persone e organizzazioni sparse nel mondo entra in contatto, scambia informazioni, collabora, compete mettendo in dubbio molti dei principi cardine consolidati dopo la Rivoluzione Industriale.

Diversi settori stanno vivendo un’epoca di forte cambiamento e la necessità di adattarsi, essere flessibili e rapidi rappresenta l’unica via per la sopravvivenza. La crisi bussa alle porte delle aziende che non riescono a modificare la propria configurazione e il proprio atteggiamento nei confronti del mercato e l’ombra del fallimento è costante. Inoltre, l’immaterialità dei servizi e la valorizzazione del lavoro intellettuale ha permesso la diffusione del capitalismo cognitivo, fondato sulla conoscenza come aspetto determinante e necessario per l’innovazione e la crescita economica. Le organizzazioni tremano dinanzi all’economia della conoscenza: chi riesce a comprenderla, interpretarla e sfruttarla può ritenersi salvo.

Qualche anno fa, Roberto D’Anna, professore ed esperto di Organizzazione Aziendale, scriveva: “Le imprese, al fine di cercare di vincere la sfida del cambiamento, valutano di frequente l’opportunità di allargare i propri confini organizzativi, conferendo importanza crescente alle relazioni non competitive sviluppabili nell’ambiente ove operano”. L’unico modo per avvantaggiarsi nell’economia della conoscenza è sfruttare le relazioni e garantire l’architettura strutturale e infrastrutturale necessaria per valorizzarle: il network, l’organizzazione a rete intesa come l’ultimo stadio di un ventennio di intensi processi di decentramento e di riarticolazione dell’impresa. Si tratta di un modello fondato sulla collaborazione e condivisione di conoscenza e sulla capacità di accelerare il flusso informativo grazie a un’agilità strutturale reticolare: una rete di contatti, interni o esterni all’azienda, che collaborano in maniera interdipendente con il fine di creare valore.

Ma cosa spinge un’azienda a organizzarsi a rete? Sicuramente le opportunità offerte dal mercato perché è il mercato che genera conoscenza. Don Tapscott, economista e scrittore riconosciuto a livello internazionale, introduce il concetto di intelligenza reticolare, intesa come la capacità intellettiva delle organizzazioni di sfruttare il complesso di attori coinvolti nella rete, produttori e diffusori di conoscenza sia interna sia esterna all’azienda.

L’autore, noto per aver introdotto la cultura della “Wikinomics” – vi consiglio di leggere i suoi libri – fornisce cinque principi alla base dell’intelligenza reticolare: a) collaborazione, insita nella capacità di innovare; b) apertura, riferita alla trasparenza nella comunicazione delle informazioni; c) condivisione, relativa alla messa a “pubblico dominio” delle informazioni, d) integrità, riferita alla responsabilizzazione dell’operato verso la società e, infine e)  interdipendenza, ossia la capacità di attivare meccanismi di cooperazione reciproca.

Rispettare questi elementi chiave significa proiettarsi sul mercato con un’organizzazione in grado di valorizzare la conoscenza e promuovere una serie di innovazioni sociali ed economiche che trasformeranno in meglio la società, rendendola più sostenibile per le future generazioni.

Sta cambiando il modus operandi e forse le organizzazioni hanno capito che l’unico modo per sopravvivere e competere è collaborare. Sta partendo il treno della Weconomy … siamo pronti per salirci sopra?