L’organizzazione del lavoro segue le regole del basket

Andrea Solimene

Andrea Solimene

Pepsi Center di Denver, Stati Uniti; la squadra locale, i Nuggets, gioca una partita fondamentale per l’accesso ai playoff. Dall’altra parte la corazzata dei Boston Celtics, la franchigia più titolata dell’NBA. Partita combattuta che vede i beniamini di casa in vantaggio di qualche punto. Pochi potevano immaginarsi che questa carica di entusiasmo potesse arrivare fino alle stelle grazie a un’azione di basket corale e tra le più spettacolari, tanto da meritarsi la top ten della settimana.

Tagliafuori e rimbalzo difensivo. Apertura al playmaker. Via al contropiede. Passaggio in avanti. Taglio al centro a rimorchio. Passaggio dietro schiena. Schiacciata, canestro: 2 punti. La difesa avversaria colpita in soli 5 secondi senza aver avuto la possibilità di opporsi a nessuno dei passaggi effettuati. Boston Celtics feriti e Denver Nuggets caricati dal pubblico di casa in totale caos emotivo e frenetico per il gioco espresso dai propri beniamini.

Per coloro che hanno poca dimestichezza con il basket, non importa tanto il gergo utilizzato per descrivere l’azione, quanto invece il fatto che tutti i membri della squadra hanno partecipato all’azione di attacco seguendo schemi, movimenti e agendo in maniera intelligente. L’azione descritta rappresenta il sogno di ogni allenatore di basket, che fin da subito cerca di trasferire una disciplina e concetti chiave ai ragazzini che si avvicinano per la prima volta a questo fantastico sport. Ricordo il mio primo allenatore che, ancor prima di imparare i nostri nomi, ci insegnava a fare il contropiede giocando di squadra.

Il basket – sapete – è lo sport di squadra per definizione dove nella maggior parte delle azioni tutti e cinque i membri del team toccano la palla e contribuiscono alla realizzazione di un canestro in svariati modi. Segreto di questa alchimia è l’organizzazione del team che si traduce in rispetto dei ruoli e dei singoli compiti, collaborazione e sacrificio verso i propri compagni, oltre che grande passione e concentrazione. Aggiungiamo un allenatore e una lavagnetta per annotare gli schemi e il gioco è fatto. I famosi Chicago Bulls degli anni ’90, vincitori di numerosi campionati, sono ricordati come uno degli esempi di massima espressione del basket giocato. Non solo per la presenza di Michael Jordan, ritenuto all’unanimità il più grande della storia del basket, ma anche per una squadra solida e in perfetta sintonia con il canestro. Proprio Michael Jordan deve gran parte del suo successo ai suoi compagni che sono riusciti a elevare il suo indiscusso talento e farlo diventare un vincente (fino ad allora era considerato un campione ma un solista e i Chicago Bulls non riuscivano a vincere). Ogni membro del team giocava un ruolo fondamentale sia in fase difensiva sia offensiva, in maniera attiva e passiva (nel basket i movimenti senza palla per liberare un compagno di squadra e facilitare il canestro sono fondamentali). Un’organizzazione perfetta del gioco programmata in fase di precampionato, sviluppata e affinata negli allenamenti quotidiani in palestra ed espressa ogni 3 giorni in una partita ricca di emozioni e azioni spettacolari. Tutto diretto da un coach capace di gestire talenti e soddisfare la voglia di ognuno di combattere per la propria maglia. Un processo logico e strutturato per raggiungere l’obiettivo: la conquista del titolo NBA.

Come nel basket, e in generale in ogni sport di gruppo, così in azienda o nel proprio posto di lavoro, organizzare è sinonimo di efficienza e si traduce in raggiungimento più immediato dei risultati previsti. L’organizzazione del lavoro si basa su una corretta divisione delle responsabilità, una fluida capacità comunicativa e collaborativa e una chiarezza degli obiettivi e dei compiti. Lavorare in team consente di accelerare questo processo.

E proprio il concetto di teamwork è stato mutuato dal basket che è riuscito a portare nella realtà aziendale un concetto chiave: l’organizzazione del team è alla base del successo, si vince o si perde tutti insieme. Ma quanto è complesso organizzare un team e rendere ogni membro parte attiva e necessaria per il successo affinchè si possa assistere a un lavoro di squadra? Questa domanda se la pongono in tanti e purtroppo in pochi sono riusciti a trovare la risposta adatta. Forse perché non esiste, forse perché non c’è il team perfetto, forse proprio perché la perfezione non esiste in terra e, se esistesse, chiunque la troverebbe noiosa. Servono valori chiari e condivisi per raggiungere un obiettivo. Ogni squadra di basket ha il proprio “grido di battaglia” che riassume quello che può essere la mission di un’azienda: tutta la squadra in coro lo urla con le braccia tese e unite agli altri prima di scendere in campo. Lo sport insegna tanto. Perché non applicare in azienda quello che si è imparato nello sport?