Giocare con il business

Stefano Magliole

Stefano Magliole

Abbiamo letto “For the win: How Game Thinking can Revolutionize Your Business” di Kevin Werbach e Dan Hunter.

Da bambini abbiamo tutti giocato. Chi ha la mia età tende ad associare il gioco con i videogame; i miei genitori invece avevano i più classici soldatini e bambole. Senza pensare ai miei nonni che invece avevano trottole e burattini. Quel che resta identico, in ogni epoca, è il piacere che ognuno di noi percepisce quando gioca. A qualsiasi età. Non è un piacere superficiale ma profondamente sincero: il gioco assorbe, coinvolge, emoziona. Ecco, il gioco, è la parte più coinvolgente della nostra vita.

Assorbire, coinvolgere, emozionare. Ma anche il desiderio di vincere, di superare l’ostacolo, di progredire di livello in livello. Sono tutti fattori associati al gioco; sono tutti fattori associati all’essere umano.

Allo stesso tempo sono tutti concetti molto distanti dal mondo del lavoro. Il desiderio di ogni direttore marketing è avere clienti coinvolti; così come ogni direttore del personale vuole dipendenti entusiasti. Desideri che spesso restano inappagati. Tanto per citare un dato, circa il 70% dei dipendenti occidentali (europei ed americani) non si sentono coinvolti nel proprio lavoro. Un dato che fa riflettere.

A qualcuno, tuttavia, è venuto in mente che, se si potessero usare le dinamiche del gioco anche nei processi aziendali, forse, sarebbe possibile ottenere lo stesso coinvolgimento anche in attività oggi considerate tediose. Marketing e Risorse Umane sono stati i primi settori ad essere affascinati da queste possibilità. In che modo? Basta pensare alla semplice raccolta punti al supermercato per capire come la dinamica di fondo sia esattamente la stessa del gioco a punti. Un esempio semplice, non c’è dubbio, che lascerà un po’ di amaro in bocca: ci aspettavamo ben altro… ma ben altro c’è. Il caso ha voluto che metre preparavo questo articolo, mi sia imbattuto in un video della Coca Cola. E’ un video in inglese su un’attività promozionale della famosa bevanda gasata a Hong Kong.

Il fatto di vincere premi partecipando al gioco (in altre parole agitando il proprio smartphone durante la trasmissione dello spot in televisione) è un modo per giocare con il brand. E’ un modo per coinvolgere, appassionare, emozionare il cliente. Che associa il marchio al divertimento… ed in caso, al premio.

Werbach e Hunter, nel loro libro, ci raccontano decine di casi di gamification (così si chiama l’idea di inserire le dinamiche di gioco in processi non di gioco); ma non si fermano qui. Ci accompagnano nel percorso per studiare i nostri processi aziendali, per identificare laddove la gamification potrebbe tornarci utile. E infine ci descrivono le dinamiche, ci descrivono i passaggi da compiere e anche gli errori da evitare.

Un libro interessante che guarda al futuro. Perché ogni gioco è sempre un modo diverso per guardare al futuro e alle difficoltà che dovremo affrontare.