Aspi e mini-Aspi: le novità in pillole

Rossana Lonero

Rossana Lonero

Una delle maggiori novità della c.d. Riforma Fornero è costituita dalla ridefinizione delle prestazioni di sostegno al reddito.

Oltre ad aver modificato il sistema di tutela contro la disoccupazione parziale  (incidendo sulla cassa integrazione), un merito della Riforma è senz’altro quello di aver razionalizzato il sistema di tutela contro la disoccupazione totale, introducendo una disciplina unitaria in sostituzione dell’indennità di disoccupazione e dell’indennità di mobilità.

ASpI e Mini-ASpI sono le due sigle con cui è indicata la nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, a requisiti normali o ridotti.

I requisiti d’accesso ricalcano, parzialmente, i vecchi requisiti della disoccupazione ordinaria, ma con alcune novità, che incidono, in particolare, sugli aventi diritto, sul calcolo delle nuove prestazioni e sulla loro durata.

Chi sono i destinatari?

Avranno accesso alle nuove prestazioni non soltanto i lavoratori dipendenti del settore privato, ma anche alcune tipologie di lavoratori che in precedenza non avevano diritto alla disoccupazione ordinaria:  gli apprendisti, i soci di cooperativa con rapporto di lavoro subordinato ed il personale artistico e teatrale con rapporto di lavoro subordinato, oltre ai lavoratori a tempo determinato delle Pubbliche Amministrazioni. Essi dovranno essere, di conseguenza, obbligatoriamente assicurati all’ASpI: ciò comporterà, dunque, un aumento della contribuzione dell’1,31% a carico del datore di lavoro per tali lavoratori, che potranno dunque avvantaggiarsi dell’indennità in caso di disoccupazione.

Quali sono i requisiti per l’accesso?

L’indennità sarà riconosciuta ai lavoratori che si trovino involontariamente in stato di disoccupazione e che siano immediatamente disponibili allo svolgimento di un’attività lavorativa. Sono dunque esclusi i lavoratori dimissionari (salvo che per giusta causa) o che abbiano risolto consensualmente il rapporto di lavoro (salvo si tratti di una risoluzione “forzata”, intervenuta, cioè, nell’ambito della procedura di licenziamento per giustificato motivo oggettivo).

Sempre con riguardo ai requisiti di accesso alle prestazioni, è necessaria una distinzione tra ASpI e Mini-ASpI.  Per l’ASpI è previsto il doppio requisito dell’anzianità assicurativa di almeno due anni e della contribuzione di almeno un anno nel biennio precedente, mentre per la Mini-ASpI “a regime” sarà previsto esclusivamente il requisito contributivo (almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi 12 mesi).

L’INPS, tuttavia, con riferimento alla Mini-ASpI, ha chiarito che la disciplina della prestazione relativa al 2012 e richiesta entro il 31 marzo 2013 (c.d. “Mini-ASpI 2012”), sarà “di transizione”, in quanto sarà richiesto anche il requisito dell’anzianità assicurativa biennale. 

Come cambia il calcolo dell’indennità?

L’indennità sarà rapportata ad una nuova base di calcolo, la retribuzione media mensile, determinata dalla retribuzione imponibile ai fini previdenziali percepita dal lavoratore negli ultimi due anni divisa per il totale delle settimane di contribuzione e moltiplicata per il coefficiente 4,33. L’indennità mensile sarà pari al 75% della retribuzione così calcolata, nel caso in cui essa sia pari o inferiore all’importo di 1.180 euro (per il 2013). Qualora superi tale importo, l’indennità dovrà essere incrementata di una somma pari al 25% della differenza tra la retribuzione e la soglia di 1.180 euro. Dopo i primi sei mesi di fruizione, l’indennità viene ridotta del 15% e, dopo il dodicesimo mese di fruizione, di un ulteriore 15%.

Quanto dura?

Le nuove norme prevedono un graduale aumento della durata della prestazione, collegata all’età anagrafica del lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro, nell’arco dei prossimi tre anni. Per gli eventi di disoccupazione che si verifichino nel 2013, essa durerà 8 mesi per i lavoratori fino a 50 anni e 12 mesi per quelli di età superiore. La durata sarà incrementata fino al 2016, anno in cui l’ASpI entrerà a regime, in cui l’indennità sarà corrisposta per 12 mesi ai lavoratori con età inferiore ai 55 anni e per 18 mesi a coloro i quali la superino.

Che fine fa la mobilità?

Il collocamento dei lavoratori in mobilità, le liste di mobilità e l’indennità di mobilità saranno abrogati a decorrere dal 1° gennaio 2017: i lavoratori licenziati a far data dal 31 dicembre 2016 non potranno più essere collocati in mobilità ordinaria, ma potranno beneficiare, ricorrendone i requisiti, esclusivamente dell’ASpI o della Mini-ASpI, anche se provenienti da una procedura di licenziamento collettivo.

Per i lavoratori collocati in mobilità a decorrere dal 1° gennaio 2013 e fino a tale data, è introdotto un regime transitorio, in particolare con riguardo alla durata della prestazione di mobilità, che sarà progressivamente ridotta, fino ad allinearsi ai 12/18 mesi previsti per l’ASpI.