Oh!!! Argentina

Gabriele Pillitteri

Gabriele Pillitteri

Il giudice Griesa di New York due giorni fa ha sentenziato  che l’Argentina deve pagare un miliardo e 300 milioni di dollari a due fondi di investimento detentori di Tango Bond. Essi  non avevano accettato il compromesso di una forte decurtazione  del valore dei titoli in seguito al default di dieci anni or sono. Due ore dopo la sentenza l’Agenzia di Rating Fitch ha declassato il debito dell’Argentina di 5 gradini portandolo prossimo a D che significa Default. Immediatamente i CDS Credit Default Swap sono saliti da 1000 a 4100 punti; ora agli investitori costerà 4 volte in più assicurare il loro credito obbligazionario con il Paese guidato dalla bella Presidente Cristina Kirchner. In senso figurato significa che l’Argentina prima o poi dovrà alzare  bandiera bianca una seconda volta.

Dopo 12 ore la Corte d’Appello dello stato di New York ha concesso il termine ultimo di fine febbraio per preparare la difesa. Di questi fatti, la vera notizia è la velocità con cui Fitch ha frettolosamente degradato la solvibilità del Paese. L’agenzia di rating non ha aspettato neppure  un giorno che si pronunciasse la corte d’appello. Quel che fatto rimane; ed è  un bel territorio per la  speculazione. Nei prossimi tre mesi vedremo nell’ordine:  le altre Agenzie di rating che degraderanno il debito argentino, il Fondo Monetario Internazionale che preciserà l’ammontare del debito a cui l’economia del Paese non potrà farvi fronte salvo poi chiedere un oneroso prestito a cui dovrà seguire una cura speciale condotta dai primari del Fondo  Monetario direttamente in sala operatoria dove, bisturi alla mano, verranno ripetuti  gli stessi tagli chirurgici del 2001: si è visto  com’è andata a finire. Nel frattempo nelle ex fumose sale scommesse, fra appelli e minacce di varie istituzioni finanziarie, i grandi fondi di investimento venderanno bond argentini allo scoperto e si ricopriranno con i CDS,  altri  speculeranno sui CDS e i piccoli investitori si libereranno dei titoli del debito pubblico  perdendoci un bel gruzzolo. Si dirà che tutto ciò è solo frutto di speculazione e che la speculazione è il carburante dei mercati. Vero, quando si gioca alla pari. Ma non è alla pari quando chi specula  sul fallimento di un paese, dispone di capitali immensi, dieci, venti, cento  volte superiore al valore economico stimato  del paese sotto attacco. La simultanea concentrazione  di capitali speculativi rende vano qualunque intervento di protezione, salvo quello solito e sperimentato con risultati ampiamente negativi varie volte negli ultimi 50 anni, di contrastare la speculazione aumentando  i tassi  e le tasse. Una strategia di impoverimento che ricorda  la ricetta che impone la Germania con fermezza teutonica ai  paesi satelliti del sud Europa, da un paio d’anni.

By the way, anche noi abbiamo convertito la nostra moneta in una più forte (Lira in Euro/Marco) proprio come il governo argentino, seguendo i consigli dell’FMI convertì  il Peso in Dollaro tagliandosi definitivamente le vene. I fantasmi a volte ritornano richiamati dalle predizioni delle Agenzie di Rating.

Ricordo a chi non l’avesse ancora letto il bel libro di Michael Lewis “The big Short”. Tanto per farsi un’idea di cosa fanno e come lavorano le Agenzie di Rating e quanto vale la loro professionalità.