Oh! Germania

Gabriele Pillitteri

Gabriele Pillitteri

Loro hanno sempre invidiato la nostra disinvoltura, il nostro stile, la nostra capacità di adattamento a situazioni e fenomeni che se capitassero dalle loro parti li manderebbe kaputt. Noi invidiamo il loro ordine, la disciplina, il rispetto delle regole,  ma.. con judicio. Siamo in Germania, e la notizia è di ieri mattina, della Sueddeutsche Zeitung: più di un milione di lavoratori disoccupati, un settimo del totale, nel periodo agosto 2011-2012 ha rifiutato di seguire corsi di formazione e l’inserimento in azienda per un lavoro procurato dai job center federali. Per tal motivo il loro sussidio di disoccupazione è stato ridotto per tre mesi di un terzo, circa 374 euro al mese. O questi Herren pensano di trovare un lavoro, oppure preferiscono vivere con i rimanenti 2/3 del sussidio. Il fatto è che il welfare tedesco protegge ma non è stupido. Il disoccupato deve accettare anche lavori lontano da casa e soprattutto deve accettare mansioni con retribuzione da fascia minima: 700, 800 euro al mese.

Dato che in Italia ci sono tanti che sognano la Germania per il generoso welfare, noi li avvertiamo che nel famoso quinquennio di riforme del lavoro, concluso nel 2002 con la sconfitta politica di Gerhard Schoeder, venne introdotta, con la regia di Peter Hartz, ex Amministratore Delegato  di Volkswagen e consulente del Cancelliere, una legge nota come salario di fascia minima, soprannominata con un po’ di malizia “one-euro job”.  E’ risaputo che i lavoratori dell’industria manifatturiera in Germania portano a casa oltre 2500 euro mensili, e tutti sanno che il costo orario è sempre stato fra i più alti del mondo; ma con l’introduzione della fascia minima il costo medio è stato fortemente ridotto. Fu quello il vero motivo che favorì la grande ripresa economica della macchina produttiva tedesca perché ha richiamato solidi capitali investiti nella produzione e nella produttività, (ecco come nasce il miracolo dell’auto made in Germany) invece che nell’edilizia e nei mutui subprime, come è avvenuto in altri Paesi. Tuttavia la fascia minima del salario potrebbe causare non pochi problemi se la Germania continuerà ad essere terrorizzata dall’idea che la BCE possa intervenire sul mercato con una politica monetaria anticiclica, vale a dire comprando debito come fanno la Banca del Giappone, la Federal Reserve e la Banca d’Inghilterra, Paesi che notoriamente hanno un debito pubblico di molto superiore a quello degli euro countries, ma compensato da surplus commerciale. Gira e rigira sono quelli i numeri che contano.

Se la Germania non cambia registro, se non allontana gli spettri degli anni ‘20 e continua di questo passo, la crisi che sta salendo dal sud Europa e, senza mostrare alcun rispetto per la grandeur dei cugini d’oltrealpe  ora privati anche da Moody’s  di una preziosa A, fra un paio d’anni troverà una finestra d’ingresso anche in Germania. Allora i licenziamenti produrranno un aumento del bacino di disoccupati che finiranno in fascia minima la quale potrebbe diventare la fascia di salario di riferimento. Nello stesso tempo chi ha comprato i bund a tre anni senza un cent di interesse, anzi pagando qualcosa per acquistarli (per favore non venitemi a dire che i mercati sono razionali) sarà costretto a venderli e con lo scoppio di quella bolla gigantesca, la deflazione ci agguanterà tutti. Così andremo a fondo ma con i conti in ordine.