Fiat Voluntas Tua

Gabriele Pillitteri

Gabriele Pillitteri

La scorsa notte ho sognato Marchionne in abiti di antico romano, il taglio dei capelli come quello di Marlon Brando nel film Giulio Cesare. Gli cingeva il collo una tunica bianca indossata  come un maglione, sembrava un chimono.

Attraversò uno spazioso anfiteatro, alle spalle si vedevano tre colonne dell’antico senato di Roma caput mundi. Egli si fermò davanti a quattro gradini e pose su un tavolino di marmo, ordinatamente, con calma, due pergamene. Tutt’intorno albeggiava una grande folla fra cui si distinguevano alcune fisionomie familiari: due occhi grigi e pensosi e un sorriso che non riesce ad essere ottimista, ricordavano vagamente l’espressione della signora Camusso, due occhietti scuri e vivaci, che guardavano di qua e di là come se cercassero una preda, scommetterei qualunque cosa che eran quelli di Angeletti, poco distante una zazzera bianca in via di estinzione di un cittadino elegante in mezzo a 4 liberti era l’inconfondibile figura del segretario della Cisl.

Dopo un minuto di silenzio durante il quale si sentiva solo il soffio delle tuniche scosse dal vento del mattino, Marchionne  cominciò a parlare. Ho tradotto il discorso non perchè, cosa ovvia, fosse in latino, ma per via della pronuncia piemontese che rendeva la sua arte oratoria a tratti incomprensibile.

“Cittadini, italiani, ascoltatemi. Sono qui non per celebrare il piano industriale del 2010 ma per bruciarlo. Vi hanno detto molto chiaramente che era un piano ambizioso, invece  era un piano che nasceva da premesse e previsioni economiche di tutto rispetto. Ricordo il giorno  che lo scrivemmo, era una calda sera d’estate, nella mia tenda. Avevamo appena conquistato l’America e lasciato alle spalle la grande crisi del 2009. Guardate – Marchionne aprì una pergamena e mise due portacenere per tenerla ferma – qui c’è la relazione del FMI che indica una crescita dell’economia italiana di quasi l’1% ed europea di quasi il 2%. Visto? Poi date un’occhiata alla proiezione per i prossimi anni, vedete, i numeri hanno sempre il segno piĂą. Non basta, su questa riga l’invidioso OCSE racconta numeri ancora migliori, mentre la BCE, allora parlava francese, si tiene prudentemente vicino alle previsioni del FMI. Ora, cari concittadini non crederete a quello che sto per mostrarvi – disse Marchionne  aprendo la seconda pergamena con in bella mostra la scritta “minute del Governo” – Qui, e sottolineo qui – continuò accompagnando  le parole  con lo svolazzo  di una penna d’oca – ci sono le previsioni del prudentissimo sig ex superministro Tremonti,  anche queste con il segno piĂą.

Confortati dai numeri abbiamo ipotizzato un piano industriale che si basava sulla crescita della domanda quindi sui ricavi, non sui profitti. Sapete bene che quando la domanda è vivace bisogna aumentare le vendite per mantenere la quota di mercato, una circostanza che può imporre sacrifici nei margini per tenere i prezzi concorrenziali, ma soprattutto bisogna  aprire il portafoglio per fare investimenti in ricerca e lanciare nuovi prodotti.

Ma dicono che era un piano ambizioso e in malafede che per tale colpa sia fallito. Oggi sono qui non per piangere sul latte versato, perché il latte lo mettiamo in frigo, e lo terremo ancora per un paio d’anni fino a quando il ciclo economico avrà il segno positivo.  Sì, cari concittadini, siamo capaci, in America, di fare profitti anche con i ricavi che diminuiscono in Italia in modo vistoso, perché siamo capaci di  aumentare  la produttività e mettiamo le risorse che derivano da una rinnovata efficienza nel miglioramento della qualità dei nostri carri.

Fra un paio d’anni li vedrete sfrecciare sulle autostrade dell’altro mondo veloci, sicuri, eleganti, i nostri carri Maserati e Alfa romeo.”

A questo punto dalla folla si levò un grido: Mercato Fiat voluntas tua. Marchionne estrasse di tasca un accendino d’oro e bruciò le pergamene. Ho sentito puzza di bruciato e mi sono svegliato.