Produzione e produttività

Gabriele Pillitteri

Gabriele Pillitteri

C’è chi ne parla, c’è chi le invoca, c’è chi le teme. Parliamo di produzione e di produttività: due parole  che in comune hanno la stessa radice ma hanno significati differenti.

L’Arte di Lavorare dedica alla produzione questa prima riflessione. Antica abitudine del grande Impero Romano era di adibire gli schiavi alla produzione sia di prodotti della terra che di  templi per onorare gli dei. Le guerre avevano anche il nobile scopo di portare a Roma nuovi schiavi.

Il primo atto messo in scena dall’Arte di lavorare risale a quando il cristianesimo prese le redini dell’Italia e in parte dell’Europa, e vi introdusse nuovi valori. Fra questi il lavoro, grazie all’opera di un monaco geniale e determinato: Benedetto da Norcia. In seguito alle sue opere fu Beato e divenne Santo Patrono d’Europa. Durante una vita straordinaria, egli fondò il primo convento benedettino, scrisse  la Regola, e diede vita all’ordine che porta il suo nome. I 74 capitoli della Regola avevano  lo scopo di fornire  ai monaci uno strumento  di “management e autoformazione” affinchè tutte le figure che componevano la gerarchia dell’organizzazione del convento sapessero quali fossero i loro doveri, e come affrontare i problemi. Nessuna meraviglia, la Regola come metafora del management è studiata nelle migliori management school anglosassoni.

La sintesi della Regola ora et labora indica che spirito (la preghiera) e carne (il lavoro) sono sullo stesso piano. E’ il prodromo di un nuovo mondo del lavoro. Se per l’antico romano il lavoro era negotium, la negazione dello stato meditativo e creativo dell’otium, con Benedetto da Norcia il lavoro è sostanza della vita dell’uomo, insieme allo spirito coltivato con la preghiera e la meditazione. Dopo 6 secoli, si contarono  in Europa 70.000 conventi benedettini, un terzo della popolazione europea vi era dipendente o per produrre o per godere i frutti della produzione. Erano le prime fabbriche dell’umanità dove uomini liberi si dedicavano alla realizzazione di beni con la guida di una Regola organizzativa. Nei conventi l’Arte di Lavorare era un modo di vivere il lavoro non solo come un obbligo materiale, ma anche come una risposta ad una necessità spirituale.

Nel 1700 l’Arte di Lavorare mette in scena il secondo atto col quale inizia la prima rivoluzione industriale. Gli autori sono intellettuali borghesi con alla testa Diderot e D’Alambert.

Essi interpretano lo spirito illuministico del loro tempo decidendo di realizzare l’Enciclopedia, il Dizionario ragionato della scienza, delle arti e dei mestieri;  28 volumi, nei quali viene raccontato su base scientifica come si realizzano i prodotti, svelati i processi e mostrati gli strumenti di lavoro, fino ad allora oggetti misteriosi. A quei tempi gli artigiani custodivano gelosamente i segreti delle loro produzioni. L’enciclopedia offrì a nuovi operatori la possibilità di realizzare beni e prodotti, in concorrenza fra loro. Il secolo delle grandi invenzioni, prime fra tutte quella di una nuova fonte d’energia come la macchina a vapore di James Watt,  non poteva avere miglior testimone. Il Dizionario, diventerà  la base informativa di carattere scientifico da cui prenderanno spunti didattici sia le prime scuole tecniche che la nascente industria manifatturiera.

Nella seconda metà del 1800 vengono adibiti alla produzione nelle miniere, nelle fabbriche di ferro e d’acciaio milioni di ignari contadini, le fabbriche sempre più grandi, le miniere sempre più profonde. Il lavoro è una catena, non di montaggio, per la quale bisognerà aspettare la seconda rivoluzione industriale, ma una catena che stringe i piedi dei lavoratori per 10–12 ore al giorno. Immagine retorica ripresa da Carlo Marx nel suo manifesto del 1848. L’Arte di Lavorare viene travolta dal patto fra le monarchie e la City che diventa la capitale economica dell’Europa, finanziando la messa in opera delle infrastrutture delle grandi città.

Per soddisfare i nuovi bisogni di luce, acqua e gas di centri urbani sempre più grandi, gli investimenti corrono veloci e velocemente devono rientrare. La produzione aumenta  grazie al costante ingresso di contadini nelle fabbriche  e all’aumento delle ore lavorate. Il denaro e la produzione sono gli  strumenti chiave dello sviluppo. Paesi tradizionalmente litigiosi al centro dell’Europa se ne stanno buoni, le monarchie ballano il valzer, gli scrittori diseducano le mademoiselle e le miss che sognano il principe azzurro. Sul mondo del lavoro sventola la bandiera listata a lutto dell’Arte di Lavorare. Ma qualcosa di nuovo sta accadendo al di là dell’Oceano. E’ in vista la seconda rivoluzione industriale, quella della produttività.

  • Francesco

    non capisco la produttività. Coincide con la fine della schiavitù!
    Avremo modo do discuterla domenica.
    Buona settimana