Che c’è? Niente di nuovo

Gabriele Pillitteri

Gabriele Pillitteri

Il tempo corre veloce  e non aspetta i nostri pensieri fermi al palo di una seducente sciocchezza.

Credere che il governo possa governare, qualunque governo non solo quello dei tecnici. A proposito di tecnici, con questa etichetta alcuni ministri stanno mettendo a punto il Curriculum e preparando la lettera di accompagnamento da inviare ai partiti che vinceranno alle prossime elezioni. Non c’è problema si accomodino. Il problema è che non riescono a governare. Non riescono a trasformare gli atti legislativi in decreti che li rendano esecutivi e soprattutto efficaci. Per rendere esecutive le leggi promosse dal governo dei tecnici e approvate dal Parlamento son necessari oltre 350 decreti attuativi, per la cronaca compito dei ministeri. Ne mancano ancora più di 300. Basti pensare che  legge sul Lavoro, non ha prodotto finora un solo decreto. Ma non basta, i decreti devono vedersela con i ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato, alla Consulta, alla Carta europea dell’Autonomia Locale pienamente  in vigore in Italia posto che nessun governo in 25 anni  vi abbia espresso alcuna riserva; e sarà un altro ostacolo alla risistematone delle Province che faranno un bel referendum sulla delimitazione dei confini. Sono le follie che i partiti hanno messo sulla strada del potere esecutivo per ridurre l’efficacia dell’azione di  governo.

Se in Germania la classe dirigente ha ancora gli incubi della grande inflazione degli anni ’20, che oggi si materializzano con le dichiarazioni di Draghi, in Italia il grande incubo è quello del fascismo, la cui versione moderna è rappresentata dal politico che decide e che fa. Se ripenso a come fu trattato De Gaulle dall’intellighenzia di sinistra italiana a cavallo fra gli anni ’60 e ’70 e Craxi, negli anni ’80 etichettato con disprezzo e rancore  decisionista, vengono i brividi. L’establishment cattolico-sinistro, maggioritario in Parlamento, Don Camillo e Peppone sono stati maggioranza per 40 anni anche se il primo era al governo e il secondo all’opposizione, ha sempre avuto in odio il politico capace di decidere, come se la politica fosse altro che prendere decisioni. Cosa ha prodotto questa cultura? In primo luogo che i partiti (tutti)  hanno via via abdicato al ruolo di far funzionare  la burocrazia in ragione degli obiettivi politico sociali delle leggi promulgate in nome del popolo;  in pratica gli eletti che devono decidere  e i  burocrati che devono eseguire, hanno sempre vissuto come marito e moglie separati in casa, senza che l’uno sapesse cosa fa o non fa l’altro. Grazie a questa noncuranza, il contesto legislativo è diventato un ginepraio, talmente vasto e complicato che solo gli esperti  di burocrazia, sanno entrare e soprattutto come uscire. Un secondo non trascurabile  prodotto della cultura di non permettere a chi è preposto a fare, di realizzare ciò che promette,  è la sfiducia che poi è sfociata in questi ultimi anni nell’antipolitica, e nelle performances politico denigratorie del comico Grillo. Brutto affare la sfiducia. E’ l’anticamera della paura. Di cui già si vedono alcuni tristi effetti. La paura di perdere il potere (non sono solo salamelle) attanaglia i big del PD che hanno iniziato il tiro al bersaglio contro Renzi. Una strana guerra di vecchi paurosi contro giovani. Roba da matti. Mi verrebbe di dire a queste teste che incoronano di grigio fronti inutilmente spaziose, (copyright Fortebraccio): guardatevi allo specchio e vedrete i vostri ritratti come quello di Dorian Grey.

Ma la paura di perdere potere è niente in confronto alla paura di vivere di chi è senza lavoro, senza guida e senza consigli, o la paura di chi ha lavoro ma teme di perderlo e allora sale su una gru o si ferisce a un braccio, o la paura dell’ imprenditore che ha perso i suoi clienti, tormentato dalle banche o dal fisco se ne va senza clamore e lascia una lettera triste alla famiglia. E’ la paura di chi è cosciente di non avere altre opportunità. La paura del vuoto.

A questo siamo ridotti credendo anno dopo anno, e dopo tante inutili e vaporose battaglie elettorali, a  una classe dirigente menzognera e incapace. Ma possiamo ancora farcela, possiamo evitare che la storia archivi la nostra generazione argentata come quella del fallimento. Dobbiamo smascherare la seducente e colossale sciocchezza che in Italia sia possibile governare con l’attuale assetto dell’impalcatura dello Stato. Si impone un’operazione verità a cui dovrà necessariamente seguire  una fase di distruzione creativa (a questo servono i giovani) che elimini quanto non sia strettamente necessario per il funzionamento di pochissime istituzioni di carattere elettivo, diminuendo l’invasione dei partiti nella vita sociale: sappiamo che se dipendesse da loro farebbero eleggere anche i bidelli purchè iscritti al partito. E’ la riforma dello stato, la voleva fare Craxi nei primi anni ’80, ma non stava bene a Don Camillo e Peppone. Solo una grande e coraggiosa politica potrà realizzarla. Pensate forse che possa essere realizzata da chi ha invano governato il paese da 20, e perfino 30 anni, raccontando ogni volta la stessa seducente sciocchezza? Io non ci credo. Più.