Il calcio dell’asino

Gabriele Pillitteri

Gabriele Pillitteri

L’Italia è come il leone vecchio, stanco e malato della favola di Fedro. Ogni tanto qualche sprazzo di vita, come negli ultimi mesi, lo illudono, gli fanno credere che il freddo razionalismo settecentesco del Professore, riuscirà a curare le sue ferite e a restituirgli un po’ di vigore. Il leone lo sa. Che ciò sarà possibile solo se il demiurgo riuscirà ad archiviare le promesse impossibili della Prima Repubblica. Che cadde nella polvere dove furono seppelliti partiti e tradizioni. Poi dalle ceneri nacque questo stupido aborto che i più cinici o i più sprovveduti chiamano seconda repubblica. Ma è semplicemente la continuazione della Prima con la differenza che i partiti di oggi non hanno storia, leader e tradizioni.

Il guaio grosso della Prima Repubblica fu causato dalle promesse impossibili: i diritti senza i doveri. Diritto alla salute e alla scuola gratuiti, diritto a un numero assurdo di giorni di ferie, diritti sindacali fuori di ogni disciplina organizzativa, e poi il diritto al lavoro che fa tanto socialismo reale. La cosiddetta, impropriamente, seconda repubblica di cui stiamo assistendo alla lenta agonia, non imparò nulla dalla storia, benché fosse recente, e continuò a far credere agli italiani che avrebbero potuto inseguire qualunque sogno a costo zero.

La stagione politica degli ultimi 20 anni sarà ricordata per i politici privi di coraggio e di forti convinzioni, incapaci di elaborare audaci ed efficaci visioni con cui mobilitare la coscienza popolare. Forse l’unico cha ha saputo trascinare i suoi, ma a che prezzo, è stato Umberto Bossi, visionario Don Chisciotte ridotto tristemente alle lacrime dal suo Sancho Panza. Che mondo.

A loro a tutta la classe politica che ha scaldato i banchi del Parlamento gli italiani manderanno il conto delle promesse impossibili: il Federalismo costoso, sprecone e facilone delle piccole realtà regionali, anziché quello più complesso, complicato ma serio, delle 3 macro aree, le pensioni usate impropriamente come ammortizzatori sociali per tanti e come vincita al superenalotto per pochi, ma soprattutto saranno ricordati per non essere stati capaci di interrompere i guasti  delle promesse impossibili del passato, ascrivendo ad esse tutti i problemi che neppure per un attimo han pensato di risolvere.

Al contrario. I partiti continuando a promettere, hanno creato una specie di mostro che hanno chiamato federalismo fiscale, demaniale, comunale, provinciale, hanno reso la sanità in quasi tutte le regioni, a parte due o tre  virtuose, un postificio e uno spendificio, hanno garantito la pensione a persone senza che avessero versato i contributi assistenziali necessari a ottenere redditi da nababbi, hanno creato società pubbliche per generare posti di lavoro e consigli di amministrazione, hanno votato o lasciato votare senza combattere, il referendum per l’acqua pubblica; eppure anche i cretinetti dovrebbero sapere che in Italia, Pubblico è sinonimo della peggior specie di privato: il Partito.

E’ vero gli italiani sono testardi, ma poi capiscono. Capiscono che affidare qualche settore allo stato significa generare appetiti e complicare decisioni, capiscono che affidare un compito allo stato  diventa un fatto politico perché i partiti se ne appropriano. Infine capiscono che  tutto quanto venga  legiferato  dal  Parlamento e diventi legge dello Stato, rimane per sempre, come  fosse scritto sulla pietra, immodificabile.

Ora il governo intende rivedere i costi dello Stato. Come? Tagliando, è la spending rewiev bellezza. Sarà di 5 miliardi taglio small, o di 7 taglio medium, o addirittura di 10-12 taglio extra large? Non si sa. I partiti si sono mossi, le associazioni hanno chiamato i lobbisti, i sindacati hanno subito minacciato lo sciopero generale se.. accadrà quello che non deve accadere, Grillo sta studiando la sceneggiatura per il suo prossimo show anti Monti, Travaglio, moderno S. Just sta cercando nuove parole per indignare i suoi lettori, mentre compila l’elenco dei cattivi.

Sentiremo fino alla noia, nell’ordine: equità, giustizia sociale, mettiamo una bella patrimoniale (bella per chi poi?), pagano i soliti, se la prendono con i più deboli, ma che razza di democrazia è mai questa, senza di noi che siamo una vera garanzia tutto finisce a catafascio, e gli autisti delle auto blu che fine faranno?

L’Italia è il leone vecchio, stanco e affaticato. Per non ricevere il calcio dell’asino dal primo somaro che passa per la strada, deve augurarsi  che il capo del Governo abbia il carattere del leader, non presti ascolto alle sirene dei partiti, ai lamenti dei suoi ministri, alle minacce dei sindacati.

Faccia quel che deve fare come il chirurgo che taglia una mostruosa escrescenza cresciuta a dismisura. Lo conforti il fatto che sappiamo, che laddove i tagli riguardino il personale, ci saranno tanti nuovi ingressi di ex lavoratori nel variegato mondo dei pensionati.