Avidità è non sentirsi mai sazi

Edward G. Ross

Edward G. Ross

Un esempio di avidità. Uno Stato quando spende la ricchezza che non produce diventa megastato, riempie di stipendi i suoi funzionari e rende la vita grama a chi produce ricchezza, con un costante aumento di tasse e balzelli. Il megastato è avido e stupido, invece di allearsi con chi crea ricchezza, a lungo andare la deprime, e crea ingiustizia  sociale.

Altro esempio. Uno Stato quando aumenta continuamente il suo surplus commerciale (lui solo) tenendo i paesi alleati e partner commerciali in una gabbia da cui non possono uscire, diventa superstato. Il superstato è avido e stupido, crea le premesse di una futura ribellione e di un prossimo sconvolgimento sociale. La stupidità è la benzina che  accende e alimenta il fuoco dell’avidità che arde nello spirito umano e reclama continui riconoscimenti materiali perché  non è mai sazio. Solo l’intelligenza applicata alla cultura lo potrebbe spegnere. Ma l’una e l’altra in Europa hanno abbandonato il terreno della politica. In sua assenza, l’avidità viene messa a sistema e il megastato, direbbe Oscar Giannino, si comporta come un drogato. Non può cambiare attitudini e comportamenti,  se non in un arco temporale di diverse generazioni, tanto potrebbe durare la cura disintossicante. Continuerà a spremere chi lavora per rendere sempre più sopportabile la vita dei suoi mandarini nei vertici apicali dell’organizzazione statuale, almeno  fino a quando sarà possibile estrarre oro dalla vena.

Alla stessa stregua anche  il superstato non si può fermare. L’assurdità  di tassi bassissimi, quasi inesistenti per un’economia in forte sviluppo che invece avrebbe bisogno di tassi più elevati per evitare il suo surriscaldamento e compensare con politiche inflazioniste le economie più deboli, ha lo stesso effetto della droga e il superstato diventa un treno impazzito che corre nella notte senza vedere stazioni e sentire segnali. Drogato di successo, il superstato, continuerà a tenere i partner sull’orlo del fallimento, con i tassi elevati e le ovvie conseguenze sull’andamento delle finanze pubbliche.

L’avidità, la rapacità di possedere beni, sottomettere popoli e nazioni sono concetti che ben conosciamo, fanno parte della nostra storia. La creazione di una grande Europa sottomessa al più forte ha avuto i suoi epigoni nel ‘600 con i tentativi della Spagna, nel ‘700 con le folli ambizioni di Napoleone, e nel ‘900 con la malvagità disperata di Hitler.

Scriveva Karl von Klausewizt, nella prima metà dell’800, che la diplomazia è l’arte della guerra in tempo di pace; oggi diremmo che alla diplomazia si è aggiunta l’arte della finanza. Invece dei fucili e dei carri armati le guerre moderne sono preparate negli uffici studi delle grandi istituzioni finanziarie, con la ratifica di patti insostenibili, non modificabili da parte delle economie più deboli mentre i loro dati di bilancio sono guardati esattamente allo stesso modo con cui un occhialuto Financial Officer di una casa madre anglosassone analizza il conto economico della sua controllata italiana.

Gli Stati non possono cambiare ciò che sono. Solo gli uomini cambiano, non gli Stati perché sono stati disegnati nel corso della storia per conservare se stessi.

Potrebbero cambiare solo in presenza di leader politici di grande prestigio: De Gaulle ha cambiato la Repubblica Francese, Roosewelt ha reso sopportabile agli americani 10 anni di depressione economica, Churchill ha guidato e vinto l’Inghilterra contro i nazisti, Kohl ha riunificato le due Germanie. Uomini con visione chiara, forti convinzioni e carattere; purtroppo di gente così si è perso lo stampo. Da qualche tempo in qua le decisioni importanti per l’Europa e la sua moneta, sono prese da un’ex impiegata della ex DDR, priva di carisma, incapace di visione e  di esprimere una sua volontà che non sia quella di una supposta maggioranza assai poco silenziosa, di cui teme evidentemente di perdere il favore elettorale. Eppure se guardiamo al passato nessuno potrebbe dormire tranquillo. Avidità e stupidità l’ebbero vinta negli anni che precedettero la seconda guerra mondiale con i mostruosi risarcimenti bellici imposti dai vincitori alla Germania uscita perdente dalla disfatta del ’15 – ’18. Il risultato di quella stupida avidità fu un lungo periodo di inflazione in Germania, la corsa agli armamenti dei nazisti, e la guerra contro il mondo e la nostra civiltà. Ma intervenne l’America durante la guerra e subito dopo, con il più straordinario piano di aiuti per la ricostruzione, il piano Marshall.

Forse la storia si ripeterà ma speriamo, prima che il demone dell’avidità, liberato dalla stupidità si impadronisca completamente dell’Europa.

Per quanto riguarda il nostro megastato e le tante chiacchiere sulla Spending Rewiew non facciamoci illusioni, perché dall’esterno, cioè dalla politica priva di leadership, non può venir niente di efficace. L’unico sistema per cambiare il megastato è dall’interno. Ma è solo un sogno, eccolo. Ci sono persone che hanno sempre lavorato in ambito pubblico, con qualche frequentazione universitaria che percepiscono pensioni di 30, 40 mila euro al mese, come lo stipendio annuo di un impiegato o di un operaio. Immaginiamo per un attimo che queste persone  pronuncino ad un telegiornale nazionale che  non sarebbe  dignitoso per loro avere vitalizi così elevati e che in cambio della dignità ritrovata chiedano al governo una legge che riduca subito le loro pensioni sui livelli di quanto percepiscono i colleghi in Spagna, paese più simile al nostro per produzione di ricchezza. Lo smantellamento del megastato comincerà con i rivoluzionari della pensione.

 

  • Aldo

    La parabola del megastato, nelle due diverse configurazioni Germania e Italia sembrano davvero la prefigurazione di cose viste nel passato, ma non solo di questo secolo…come se l’apprendimento collettivo del nostro mondo realizzato in secoli e secoli di esperienze di ogni genere non abbia lasciato un segno, una strada da percorrere..