La grande illusione di Termini Imerese

Gabriele Pillitteri

Gabriele Pillitteri

“Diventerò brigatista, perché mi manca il pane..!”. Le  parole dell’ex operaio della ex Fiat di Termini Imerese, gridate dalla piazza durante una trasmissione di La7 della scorsa settimana, non hanno alterato  la fisionomia di Mario Monti. Sembrava di pietra e come “la pietra non dà suoni”, Mario Monti non sapeva cosa dire e glielo si leggeva in faccia. Dopo un lungo e imbarazzato silenzio il Presidente ha estratto un pacco di  fogli e ha cominciato a leggere un testo ma senza  pronunciare una parola che potesse offrire qualche certezza per il futuro degli operai. Frasi come “me ne occuperò personalmente”, oppure “abbiamo altre interessanti opzioni da valutare”, il vocabolario del politichese è ricco di espressioni consolatorie. Ma Mario Monti non le conosce e anche se le conoscesse non le pronuncerebbe per il semplice motivo che non ne sarebbe capace. Egli è un naive della politica e se dicesse una bugia lo vedremmo arrossire subito. E poi è un professore, più abituato a fare domande che a sentirsele porre con una certa aggressività. Meglio così, visti i guai che hanno procurato alla Sicilia i professionisti della politica che hanno continuamente alimentato, con promesse impossibili, la grande illusione del polo industriale siciliano. Fin dalla prima promessa, che cambiò la vocazione turistica del luogo nella follia industriale, all’ultima, quando è stato coinvolto un piccolo imprenditore abruzzese che sostituendo la Fiat, avrebbe realizzato lui il rilancio del polo industriale, naturalmente con il supporto in massima parte di denaro pubblico. Nessuno contesta se il denaro pubblico viene  destinato ad un progetto di ampio respiro, sostenibile nel tempo, in grado di remunerare il capitale investito, e che possa offrire garanzie di  lavoro stabile a 2000 famiglie, si contesta la scelta di continuare a illudere le persone. Pensate forse che la Fiat non abbia fatto i suoi bravi studi, non abbia valutato tutte le possibili alternative alla produzione tradizionale di auto, compresa quella elettrica, a pannelli solari e spinta dal vento? La Fiat se n’è andata e con la sua dipartita è stata archiviata definitivamente la pratica del Polo industriale di Termini Imerese. Punto, virgola e punto e virgola; non c’è trippa per gatti, per questo il nostromo (per via del pullover color blu) Marchionne ha mollato le ancore.

Ora mi domando: non si poteva dire alla Fiat che per andarsene doveva pagare dazio? Per esempio  l’obbligo di ripristinare l’area come era prima di costruire i capannoni, ubicati proprio davanti alla spiaggia; la scelta di distruggere il paesaggio, ragionata dal management Fiat 30 anni fa, sarebbe stata effettuata in favore degli operai, i quali  avrebbero lavorato con maggior motivazione se ogni tanto avessero potuto alzare la testa e vedere il mare. Che trovata geniale.

La Fiat se ne va e tanti saluti. E’ un suo diritto, nessuno lo contesta ma restituisca ai cittadini di Termini Imerese le spiagge e il panorama.

Il mercato dell’auto diminuisce da qualche anno e continuerà a perdere colpi diventando  massimamente competitivo; il mercato del turismo invece cresce da quando qualcuno ha inventato la parola turista, e continuerà a richiamare consumatori di vacanze da tutto il mondo per i prossimi decenni.

Provate a immaginare cosa accadrà se la politica e i sindacati continueranno a credere alla grande illusione del polo industriale; anno dopo anno ci sarà uno stillicidio di denaro pubblico versato in progetti fasulli, che spazieranno dall’auto a energia solare all’auto che si muove con la forza del pensiero, sempre per non darla vinta ai petrolieri. Ma se l’immaginazione regge la sfida, provate a immaginare come saranno ridotti i capannoni fra 10 anni. Il vento del mare e la salsedine, come pazzi, avranno scavato profondi solchi nei muri e la gramigna avrà imprigionato con dita sicure i pavimenti con quel che resta dei soffitti. Gran parte degli ex lavoratori  avrà raggiunto l’età della pensione, per i più giovani invece ancora qualche anno di attesa.

Ora provate a immaginare cosa diventerebbe Termini Imerese, se invece di buttare  i denari nei progetti a quattro ruote, venissero investiti per creare un polo turistico. No, meglio non pensarci, perché quella sarebbe  autentica strategia dei fatti, utili e necessari, e se la pensiamo vivremo con il  rammarico di  non averla realizzata.

  • Aldo

    Mi sembra tutto sacrosanto, troppo ragionevole, giusto, sensato per il nostro paese, quindi……………..non vederemo niente di tutto questo..

    • Gabriele Pillitteri

      Purtroppo

  • http://www.inforgroup.eu martino caroli

    Condivido. Basti pensare a cosa è stato realizzato nel Salento, Peraltro senza particolari studi strategici e senza piani di riconversione, ma semplicemente lasciando libera la naturale intrapresa dell’uomo. Pian piano ci stanno arrivando anche sullo Ionio e così forse anche quell’area si libererĂ  del dopiio ricatto incrociato ILVA/Ambientalisti.
    In tutto questo l’unica variabile è il pubblico: è sufficiente che Regione, Provincia, Comune o qualche altra diavoleria istituzionale ci si metta di mezzo ed anche in quest’area riusciranno in men che non si dica ad accumulare un buon ventennio di riatrdi.

  • giovanni

    Chiunque abbia scritto questo articolo è una persona geniale!
    Coraggio, esiste sempre la scelta della disobbedienza e della guerriglia civile: a volte basta l’azione di pochissime persone armate di coraggio per smuovere i nostri uomini di pietra!
    Ti prego, Signore, metti in loro un cuore di carne o liberacene per sempre!

    • Gabriele Pillitteri

      Grazie Giovanni, il tuo finale sembra ispirato dall’ Apocalisse. Molto efficace.