Parole al vento

di Edward G. Ross

 

Parole al vento erano quelle che la Fata Turchina ripeteva a Pinocchio, il quale proprio non voleva saperne di mettere la testa a posto; piuttosto difficile considerato il materiale con cui il manufatto era stata realizzato.

Parole al vento sono quelle che i giornali gridano ai lettori, parole al vento sono quelle che i candidati promettono agli elettori. Parole al vento sono quelle che i parla-mentari pronunciano in Parlamento quando promettono di liberarci dalla tirannide burocratica e invece continuano a produrre leggi su leggi, anche quando vorrebbero abrogarle. E’ il senso di un memorabile articolo sul Corriera della Sera dell’11 gennaio dello scorso anno dell’ex ministro Tremonti dove, insieme alla diagnosi della malattia di stress normativo che colpisce la nostra assemblea legislativa, l’autore indica la terapia che consiste nel riscrivere l’art. 41 in raccordo con la successiva modifica dell’Art. 128 della Costituzione. Parole al vento. Nessuno, neanche il giurista più preparato saprebbe dire con certezza quante sono le nostre leggi e combinati disposto. Miliardi di parole, ma nessuna buttata al vento, parole precise compilate con il normografo mentale dei nostri burocrati, parole che stanno sulle nostre teste come micidiali spade di Damocle pronte a colpire ciò che credevamo fosse lecito, invece era vietato da un minuscolo cavillo e dalla madre di tutte le leggi: in Italia è tutto proibito salvo ciò che è autorizzato.

Noi siamo come Pinocchio e come il burattino di Collodi che aspira ad “essere umano”, abbiamo la testa dura. Ma Pinocchio dopo tante disavventure impara la lezione e diventa umano. Noi, come lui, abbiamo venduto il nostro Abbecedario Politico nel 1992 e seguito Mangiafuoco. Abbiamo fatto fare una brutta fine al Grillo Parlante Craxi che aveva parlato al vento nell’aula “sorda e grigia” di Montecitorio prima dell’esilio. Con lui se n’è andato il Buon Senso della Politica che forse ci avrebbe risparmiato il grande caos istituzionale generato dai valligiani travestiti da Celti e da tutti coloro che hanno seguito i Druidi nei loro riti folkloristici e giochi intelligenti: l’ampolla con l’acqua del Po, il gioco della Lippa, il tiro alla Fune. Poi abbiamo creduto alle promesse del Gatto e della Volpe e nel 2000 abbiamo sotterrato la lira per far nascere l’albero della cuccagna dell’euro; ma il terreno era magro, e le radici poco profonde; con i primi scarsi raccolti sono raddoppiati i prezzi, ridotti i nostri risparmi, svanite le speranze di crescita economica per l’intero decennio del nuovo secolo, durante il quale, le parole al miele e i sorrisi compiacenti di Lucignolo ci hanno guidato felicemente nel paese dei Balocchi. La scorsa estate mentre ancora ci stavamo trastullando con parole al vento siamo bravi e siamo meglio di altri che stanno peggio di noi, improvvisamente mentre facevamo un bagno al largo è apparsa una Balena gigante del Nord Europa finita chissà come nel Mediterraneo, e proprio come accadde a Pinocchio ci ha inghiottito. Ora ci troviamo nel suo grande ventre che ci protegge dalle tempeste marine e sopratutto dalle bufere economiche. In fondo non è cattiva la Balena; un bel mattino è apparso anche Mastro Ciliegia che intanto si era laureto alla Bocconi. Ci ha detto che almeno per un po’ di tempo, forse fino al prossimo anno, dovremmo starcene buoni buoni nel ventre caldo della Balena. Ci ha promesso di farci uscire quando avremmo messo la testa a posto e come Pinocchio saremmo diventati umani. Forse Mastro Ciliegia deve aver stipulato un patto con il grande cetaceo quando era a Brussell: dieta ferrea per tutti, eventuali dimagramenti eccessivi saranno curati con olio di fegato di merluzzo, data la situazione, immancabilmente fresco. Anche la Balena avrebbe messo su un po’ di grasso per far fronte a eventuali periodi di carenza alimentare.

Mastro Ciliegia ha sparso il terrore mandando in giro la Finanza a controllare come se la passano bar e ristoranti dei Vip, ha dato un colpo di freno ai costi delle pensioni, ha promesso di dare una sistemata anche al mercato del lavoro con annesso articolo 18, che secondo autorevoli pareri, altro non sarebbe che un cavallo di Troia per mettere fannulloni nelle organizzazioni mantenuti a sbafo tutta la vita dal lavoro degli altri. Ora sta cercando di portare nei limiti della decenza gli alti stipendi dei burocrati di Stato che hanno spiccato il volo con il primo governo Prodi e la Riforma Bassanini. Ma dovrà lottare contro gli azzegarburgli esperti in burocratese che hanno già pronto il cavillo giuridico, la Reformatio in Peius con cui bloccare tutto davanti al TAR. I burocrati delle regioni, senza essere apicali come quelli dello Stato, non hanno il portafogli meno gonfio, ma ad essi Mastro Ciliegia può fare solo un buffetto e una raccomandazione di morigeratezza, o moral suasion, in quanto solo una legge regionale può modificare o abrogare una legge regionale. Campa cavallo.

Quando usciremo dal ventre della balena troveremo un sentiero stretto come una cengia del Disgrazia: dal 2014 dovremo risparmiare 40 miliardi di euro all’anno per portare il rapporto debito pubblico su PIL dal 120 % al 60% in 10 anni. Se metteremo un piede in fallo, continuando a fare vento con le parole, faremo un volo senza ritorno. Ma se saremo capaci di convincere il personale politico che eleggiamo a fare una grande riforma dello Stato dove ogni Istituzione elettiva (non piĂą di tre) avrĂ  compiti e funzioni precisi, e quelle inutili che spesso sono anche dannose saranno abolite, e tutti gli stipendi della Pubblica Amministrazione saranno allineati, non diciamo con la media europea, che forse è un’analisi troppo complicata, ma senza andare troppo lontano, con gli stipendi della Francia, dove la Pubblica Amministrazione funziona come un orologio svizzero, allora diventeremo umani, come Pinocchio alla fine della sua vita avventurosa di burattino.

Ma le forze contrarie sono già al lavoro, facile immaginare chi siano i burattinai, altrimenti basta leggere il Corriere della Sera di giovedì 1 marzo pagina regionale: si racconta che in Valtellina, stiano raccogliendo firme di ignari valligiani, (nota dell’autore) e ne avrebbero già raccolte 20.000 con il patetico slogan “Salviamo la nostra Provincia”. In altre parole salvate i nostri stipendi che magnanimamente Roma ci regala per occupare inutili sedie; altrimenti, sentite un po’ queste Parole al Vento, a Denominazione d’Origine Controllata e Certificata di inimitabile stupidaggine: andremo con la Svizzera. Magari.

  • roberto

    Illuminato, come sempre.
    Attento però: il rischio è di svicolare verso la letteratura creativa, che è gran cosa, ma per pochi saggi. Pochi (purtroppo o per fortuna ?) sia quelli che “danno” che quelli che “ricevono” e rielaborano.
    Ci si può parlare insieme, ma come i confinati sulla piccola isola.
    Bisogna scavare, scavare, scavare.
    Dentro e fuori di noi stessi.
    Tutto allora si rivela come una sovrastruttura.
    Non fermiamoci, come fanno i piĂą, alla sola superficie. Si possono analizzare, criticare, commentare fatti, persone, situazioni, ma bisogna anche guardare alla loro origine.
    Non significa fare sociologia.
    Al fondo, la storia di Pinocchio è, come tutte le buone favole, la lotta tra il bene e il male. E’ una cosa che si sa, la sanno tutti, ma per pudore, timidezza, paura di apparire arcaici o visionari, è una cosa che si pensa solo nel proprio intimo, al massimo con un amico…per caritĂ , mai in pubblico.
    Forse a dire cose del genere c’è solo l’attuale Papa, ma lui può farlo e senza vergogna: il ruolo lo consente.
    Non per caso è il Papa più attaccato e osteggiato dagli insani portatori di ideologie.
    A cosa dobbiamo imputare tutti questi comportamenti deviati che trovano espressione in buona parte della nostra egocentrica e autoreferenziale classe politica, nella avida burocrazia, nel bene pubblico gestito privatisticamente ?
    A cosa si deve l’andazzo allarmante della economia nazionale, europea e mondiale ?
    A cosa se non al prevalere dell’egoismo e a una visione distorta del denaro ?
    Ci si sta perdendo nella rincorsa e nell’adeguamento a una cultura e stile di vita imposto dai protestanti anglosassoni.
    I due impresari (il gatto e la volpe) promettono a Pinocchio l’albero delle monete d’oro.
    Da questo prevalere dell’egoismo, individuale e collettivo, non si esce solo con leggi, regolamenti, norme, elezioni, riforme, ecc.
    Se ne esce solo tornando allo spirito originale.
    Certo, i fattori economici e politici molto hanno influito, ma lo spirito che ha animato gli ideali nella costruzione dell’Italia e poi dell’Europa oggi è latente.
    Dove sono oggi gli ideali e gli uomini che li hanno incarnati ?
    Cosa fai ? Parli di queste cose al rocchettaro, a quello del centro sociale, al sindacalista, a Marchionne, al venditore di fondi di investimento, all’operaio, al manager, al prete sociologo, al giornalista di Rai 3, alla casalinga di Voghera…….
    Qua nessuno può ascoltare.
    E allora parliamoci nella nostra piccola isola, magari rileggendo Pinocchio.

  • Edward G Ross

    Ho impiegato tre letture per cogliere appieno il senso di un commento così ricco di idee. Grazie sono uno stimolo per nuovi articoli.

    E G ROSS

    • Gabriele Pillitteri

      Credo che stiamo per vivere un periodo di forti innovazioni sociali; è tipico dei momenti di crisi economica, vedi anni 30 negli Stati Uniti.
      C’è immaginazione e confusione, quanto basta per tornare lĂ  da dove saremmo dovuti partire: dal disprezzo delle cose vane.