Somministrazione: novità in arrivo?


Rossana Lonero

Rossana Lonero

E’ attualmente all’esame del Parlamento in sede consultiva lo schema di decreto legislativo per il recepimento della Direttiva 2008/104/CE relativa al lavoro tramite agenzia interinale.

La Direttiva, che avrebbe dovuto essere recepita da ciascun Paese europeo entro il 5 dicembre dello scorso anno, ha quale obiettivo quello di rendere quanto più possibile uniforme il ricorso e l’utilizzo del lavoro interinale in Europa, in quanto, come si legge nella stessa, status giuridico e condizioni di lavoro dei lavoratori tramite agenzia interinale sono caratterizzati da grande diversità in tutta Europa.

Essa impone pertanto agli stati di recepire alcuni principi, cui uniformare la legislazione nazionale: in primis, a tutela dei lavoratori tramite agenzia, il principio di parità di trattamento rispetto alle condizioni di lavoro dei lavoratori dipendenti dell’impresa utilizzatrice.

In verità, nel nostro ordinamento tale principio è già contemplato dalla legislazione, che prevede che i lavoratori dipendenti dal somministratore hanno diritto a un trattamento economico e normativo complessivamente non inferiore a quello dei dipendenti di pari livello dell’utilizzatore, a parità mansioni svolte. Lo schema di decreto rafforzerebbe tale previsione, prevedendo che i lavoratori somministrati hanno diritto a condizioni di base di lavoro e d’occupazione complessivamente non inferiori a quelle dei dipendenti di pari livello dell’utilizzatore, dovendosi intendere con tale espressione tutte le condizioni previste non soltanto da disposizioni di legge, ma anche da contratti collettivi e altre disposizioni, con riferimento agli istituti cardine del rapporto di lavoro: orario di lavoro, lavoro straordinario, retribuzione, gravidanza, principi di non discriminazione. In ogni caso, salvo che la contrattazione collettiva non preveda per tali lavoratori condizioni più favorevoli.

E’ utile partire proprio dalla parità di trattamento dei lavoratori per una riflessione su un altro tema spinoso nel nostro Paese, su cui interviene la direttiva, chiedendo ai Paesi membri di adeguarsi: l’acausalità del lavoro in somministrazione. La direttiva, infatti, chiede agli stati membri “il riesame delle eventuali restrizioni o divieti imposti al ricorso al lavoro tramite agenzia interinale”, che “possono essere giustificati soltanto da ragioni di interesse generale che investono in particolare la tutela dei lavoratori, le prescrizioni in tema di salute e sicurezza sul lavoro, nonché la necessità di garantire il buon funzionamento del mercato del lavoro e la prevenzione di abusi”.

Fatta salva dalla stessa direttiva l’ipotesi del divieto di ricorrere a lavoratori interinali per la sostituzione di lavoratori in sciopero, laddove sia prevista dalla legislazione nazionale (come previsto da quella italiana), gli stati in cui sono previste cause per il ricorso al lavoro in somministrazione dovrebbero abolirle, salvo ragioni d’interesse generale.

Questo il quadro entro cui muoversi per comprendere i termini del dibattito tra chi spinge per l’abrogazione tout court delle cause per il ricorso al lavoro somministrato e chi, al contrario, propende per il loro mantenimento, in quanto giustificate, in particolare, al fine di non compromettere ulteriormente il funzionamento del mercato del lavoro italiano.

In particolare, attraverso il recepimento della direttiva, potrebbero essere eliminati i vincoli causali per il ricorso alla somministrazione a tempo determinato (art. 20, c. 4, d.lgs. 276/2003), nonché, a fortiori, le fattispecie per il ricorso allo staff leasing (art. 20, c. 3, d.lgs. 276/2003). Quanto al secondo tipo di somministrazione, si ricorda, peraltro, che è attualmente permesso alla contrattazione collettiva (nazionale, territoriale o aziendale) di introdurre nuovi casi di ricorso allo staff leasing.

La definitiva acausalità per il ricorso al lavoro tramite agenzia permetterebbe alle aziende di ricorrere al lavoro somministrato in qualsiasi caso esso si renda necessario, senza alcun limite. Secondo alcuni, con una simile previsione si “scoraggerebbero” ulteriormente le aziende ad assumere direttamente personale , in un momento di particolare difficoltà quale quello attuale. Giustificati, dunque, i criteri di ricorso al lavoro somministrato dalla finalità di non compromettere ulteriormente il mercato del lavoro.

L’obiezione a tale teoria è di semplice comprensione: se l’obiettivo è favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro ed aumentare le assunzioni, creando nuova occupazione, quale il motivo di limitare le assunzioni in cui il titolare del rapporto di lavoro è un soggetto terzo, ma al lavoratore vengono garantite comunque condizioni di lavoro equiparate ai lavoratori dipendenti direttamente dall’azienda? L’ampliamento del ricorso alla somministrazione può, anzi, favorire l’ingresso ed il reingresso nel mondo del lavoro, anche se a tempo determinato, riducendo tutti quei casi in cui l’azienda, non potendo sostenere il costo di un lavoratore aggiuntivo, magari vi ricorre a nero, contribuendo ad una delle piaghe del nostro mercato del lavoro, ossia l’enorme sommerso che ne costituisce una fetta consistente.

Allo stato lo schema di decreto legislativo, tuttavia, non “apre” all’eliminazione dei vincoli causali per la somministrazione a tempo determinato, né dello svincolo dello staff leasing dalle fattispecie legittimanti, nonostante, come si legge anche nel parere della Commissione Lavoro della Camera, le parti datoriali spingano in tal senso. Resta da chiedersi se l’apertura ad una maggiore flessibilità, attraverso il ricorso al lavoro somministrato, peraltro garantita dall’uguaglianza delle condizioni di lavoro tra dipendenti, possa giovare o nuocere al mercato.

Può allora essere utile guardare a cosa accade in atri Paesi europei, con un mercato del lavoro “migliore” rispetto a quello italiano. Solo per fare un paio di esempi, in Olanda, paese a regime tendenzialmente liberale in materia, non esistono particolari restrizioni per il ricorso al lavoro in somministrazione, se non limitate ad alcuni settori (es. costruzioni e trasporto). Anche in Germania per l’assunzione di lavoratori da parte delle agenzie di somministrazione non sussistono particolari restrizioni, ma è necessario sussista un motivo che giustifichi il termine. Un motivo giustificativo non è tuttavia richiesto se il termine non supera i 2 anni.