Stato, megastato, baraccone

di Gabriele Pillitteri

 

L’idea di uno stato forte, organizzato e diretto  dal centro risale ai tempi delle guerre contro i tentativi dei vari imperi, prima quello Spagnolo e poi quello  Francese, di dominare l’Europa. A quei tentativi di sopraffazione, i principati e le baronie dei vari paesi hanno risposto deponendo  le armi e mettendosi a disposizione del re. Non avevano scelta: o sotto il re o sotto un impero straniero. I primi provvedimenti in Francia, nel 600 per contrastare le mire espansionistiche della Spagna, furono quelli di creare l’esercito al servizio del re, che negli anni della rivoluzione francese  diventerà esercito di popolo. Ma  le varie dinastie realizzarono  altri importanti provvedimenti come quello della organizzazione della giustizia uguale su tutto il territorio e la burocrazia per la gestione  dei rapporti del cittadino con lo stato. All’inizio dell’800 con Napoleone e il suo disperato tentativo di conquista,  il sentimento nazionale comincia a serpeggiare nei cuori dei cittadini degli stati europei. Per la prima volta l’idea di stato viene associata all’idea di nazione.

Lo stato comincia ad affondare i suoi denti nella carne viva del cittadino ( un modo di dire, per evitare di parlare di tasse), con la prima guerra mondiale, quando scopre che la guerra costa non solo in vite umane, e per vincere son necessari sempre più quattrini. Incomincia a chiederli, anche se i contributi che versano i cittadini sono inizialmente modesti, ma poi ci prende gusto. E’ come affondare il coltello nel burro, nessuno oppone resistenza. Con la seconda guerra mondiale il fenomeno si ripete ma in grande stile. Sono i prodromi del megastato che dagli anni 50 inpoi diventerà il nostro padre  padrone che si identifica in questa formula “ciò che hai è ciò che lo stato ti permette di possedere”. Ma le guerre e il salvataggio della Patria  non sono la sola ragione della formidabile ascesa del megastato. Nel prima metà del 900 i cittadini europei si sono proprio innamorati della parola stato; una  parola magica che aprirebbe  le porte alla felicità sulla terra. Un rigurgito della ideologia comunista impersonata dall’ uomo coi baffoni, già sconfitta dalla storia negli anni 30 e 40 insieme a quella del suo collega coi baffetti, ma che ha resistito con la forza dei carri armati fino alla caduta del Muro. Il rigurgito  è sgorgato con maggior fragore in Italia che in altri paesi. Le ricorrenti dichiarazioni di cittadini, politici e media di questo tenore  ci pensa lo stato, lo fa lo stato, è un compito dello stato, ma allora cosa ci sta a fare lo stato, sono  miele per i partiti, che per non tradire le aspettative di questi innamorati hanno messo in atto il più grande imbroglio del secolo. Lo stato si occupa dei cittadini e i cittadini contribuiscono a riempire le casse dello stato e un obolo di tutto rispetto va ai partiti. Gli italiani, cinici e per niente  sprovveduti hanno abbozzato; si sono messi in fila, chi nei partiti, chi in altre organizzazioni, e hanno spolpato il corpaccione sgangherato  fino all’osso. Chi è rimasto fuori dalla Bonanza sono i soliti ingenui, i pochi, per la verità idealisti senza ideali, e gli anziani con bassa scolarizzazione in pensione, molti di loro messi a dieta ipocalorica, carote e yogurt; così almeno vivono a lungo.

Il fatto è che per funzionare il megastato ha bisogno di un forte potere centrale, come accade sia nella Francia Napoleonica e Gollista, che nella Germania Federalista, per non parlare degli Stati Uniti. In quei paesi il megastato regge ma non si sa per quanto tempo “ ancora” le critiche di chi lo vorrebbe mettere a dieta, perché la classe dirigente ne difende le ragioni con comportamenti coerenti, primo fra tutti la capacità di governare. E governare significa prendere decisioni importanti per il paese che Agenzie e  istituzioni sui territori, da nord a sud, si incaricano di realizzare. In Italia invece il megastato, dagli anni90 inpoi ha subito una profonda trasformazione, in peggio naturalmente. E’diventato un ingombrante Baraccone. La guida politica è stata condizionata dai nuovi  barbari, guitti da avanspettacolo, che si sono inventati leader di partiti in cui han fatto confluire sia i rigurgiti maleodoranti che ancora sgorgono nei libri scolastici, che nuove istanze di antichi e dimenticati separatismi. I loro compari e perfino i partiti avversi hanno largamente contribuito a completare la trasformazione da megastato a ingombrante baraccone perché nessuno di loro voleva passare per difensore dello stato centralista, ma tutti volevano circondarsi della nuova aurea federalista. Gli sventurati hanno risposto al richiamo legiferando contro lo stato centrale e conferendo maggiori poteri alle istituzioni politiche territoriali creando confusione di ruoli e disorganizzazione nell’impiego delle risorse. Il risultato è un gigantesco contenzioso, decisioni importanti che  non sono mai subito operative ma  bloccate nel reticolato di osservazioni e ricorsi. Il paese è immobile e il prof Monti cerca di disincagliarlo. Se riesce, sarà il prossimo capo dello stato a furor di popolo o di facebook che poi è la stessa cosa.

Bene, ora c’è questo freddo che non se ne vuole andare. Se mancherà il gas  non dite  per favore che è colpa nostra che lo consumiamo.

  • Francesco

    Lele
    l’articolo è chiaro e da il quadro della sistuazione attuale.
    Purtroppo non si vede un futuro.
    Politicamente siamo alla frutta.
    Ciao