Gioventù disperata

Parlano con la stessa sicurezza che hanno i bambini quando desiderano ardentemente un giocattolo, le ragazze hanno un’espressione serena quasi dolce, i maschi invece hanno l’espressione torva, con quelle barbe di primo pelo con cui  ottengono l’effetto contrario a quello di farli sembrare più adulti.

Erano in tanti ieri a Milano, a Roma e in altre città che gridavano la loro disperazione contro nemici coltivati nella loro immaginazione. Essere giovani e disperati è peggio che essere vecchi e disperati, i vecchi conoscono  la fonte della loro disperazione, la possono comprendere e farsene una ragione.

I giovani invece combattono contro fantasmi che albergano nelle loro menti e che si materializzano nei simboli della nostra civiltà: l’Università, simbolo del sapere, la Banca simbolo del capitalismo e dello sviluppo economico.

Chi glielo dice a questi ragazzi che stanno combattendo contro i fantasmi prodotti dalla loro immaginazione? I genitori in primo luogo, ma anche i grandi giornali e le stesse televisioni che mandano in piazza nugoli di intervistatori impreparati a fare inutili domande a cui viene risposto con sentenze senza appello contro Banchieri e Rettori. Ma i genitori  hanno da troppi anni abdicato al ruolo di educatori e i media, si sa, a seconda della loro posizione politica, o lisciano il pelo a chi protesta  o li insulta.

Il vicedirettore del secondo quotidiano a tiratura nazionale, un signore elegante con una barbetta salt & pepper, che faceva mostra di una solida cultura di sinistra, disse nella trasmissione di giovedì sera di La7, che sua figlia era fra gli urlatori e che condivideva il suo disagio. Ecco il genitore, temo faccia parte di una  grande maggioranza, che ha scelto la strada di condividere e non di discutere, dibattere e analizzare a fondo la realtà. Perché di questo si tratta. Se sia meglio (educativo) condividere opinioni o invece contrastarle e faticosamente discutere anche aspramente ma con la convinzione di trasmettere principi e valori. Cari genitori, educatori e mass media  voi non avete la convinzione che le Università siano il simbolo del sapere, pertanto un valore assoluto e intoccabile,  ne parlate spesso  come di un covo di clientele, ma fareste carte false perché vostro figlio diventi Dottore. E neppure avete la convinzione che le banche, in quanto simbolo del capitalismo siano il motore insostituibile dello sviluppo economico.  Con tutto quello che i media hanno scritto sulle banche negli ultimi due anni, c’è da essere sorpresi che non siano state rase al suolo. Ma chi scriveva non si preoccupò di fare  una corretta informazione, ha semplicemente gridato che i mutui subprime erano prodotti delle banche indicando in un “vampiresco” utilizzo di questo strumento finanziario il motivo della crisi economica. Ma in Italia il fenomeno subprime era quasi sconosciuto e comunque lo strumento era troppo sofisticato per essere impiegato dalle banche italiane. Naturalmente  anche in Italia sono state commesse diverse “imprudenze”  se non proprio furbizie con cui è stata manipolata la buona fede degli investitori, vedi caso Cirio, Parmalat, bond argentini ecc.  Ma niente a che vedere con alcune realtà devastanti del mondo bancario anglosassone.

La disperazione degli studenti è frutto della percezione che i pilastri della società li abbiano abbandonati al loro destino. Gli insegnanti sono immersi nella stessa cultura razionalista disgregatrice di valori con cui molti studenti si sono formati, e non sono di alcun aiuto. I genitori temono di perdere l’affetto dei figli per questo condividono anziché discutere e contrastare, un atteggiamento che peggiora la situazione di precarietà esistenziale dei giovani che invece hanno bisogno di una guida ferma e sicura. I media li ascoltano solo per vendere qualche copia in più. Giovani disperati, abbandonate le università che nessuno vi ha insegnato ad amare, e imparate un mestiere. Non preoccupatevi se lo trovate in un’altra regione, lontano da casa. A volte è meglio.