L’Italia? In psichiatria

di Edward G. Ross

Mercoledì mattina sono arrivati nella capitale  i 16 Dottori del Commissario Europeo per gli affari economici e monetari  Olli Rehn. Di buon’ora si sono presentati al Ministero del Prof. Tremonti  dove hanno effettuato i prelievi per la diagnosi sullo stato di salute dell’economia, poi si sono spostati al Ministero del lavoro dove  hanno continuato il giro nelle corsie ma hanno incontrato una certa difficoltà a farsi capire perché come si sa i lavoratori italiani non brillano con l’inglese e i Dottori non comprendono l’italiano.  Al termine della giornata sono entrati a passo di carica nel ministero del Prof. Brunetta, dove hanno potuto colloquiare con i pazienti con lo stesso linguaggio della burocrazia, quello dei grafici, aiutandosi di tanto intanto con le “ macchie” dei test di Rorschach.

Non hanno ancora comunicato il referto sullo stato della malattia che affligge l’Italia, ma noi siamo riusciti ad avere un’anteprima, cogliendo di sorpresa il capo dei Dottori che, entrando nel bagno del Ministero,  lasciava momentaneamente incustoditi gli appunti sul lavandino. Abbiamo rapidamente prelevato e fotocopiato il documento con i commenti scritti a caldo. Ma cosa ci faceva una fotocopiatrice nuovissima proprio fuori dal bagno? Boh, misteri dei ministeri italiani.

Ecco dunque accontentata la nostra e spero vostra curiosità. Per la fretta, la traduzione dall’inglese non è al livello che merita una diagnosi così sofisticata. Scusate. Ecco la traduzione.

L’Italia è un paese che deve essere ricoverato in un ospedale psichiatrico, e abbiamo fatto bene a sospettare che la malattia di cui non c’è alcuna consapevolezza nella classe dirigente del Paese sia da ascriversi in un contesto schizofrenico che genera manifestazioni di straordinaria potenza  autodistruttiva. Abbiamo osservato che proprio nei momenti in cui appaiono sulle cronache dei giornali economici le informazioni che indicano l’Italia come il paese meglio posizionato in Europa per il ritorno alla crescita perché provvisto dei fondamentali economici migliori, gli stessi giornali e tutta la classe dirigente vede il proprio Paese “ finire nel burrone”.  Fra gli appunti del Capo dei Dottori abbiamo trovato anche una copia dell’articolo di Giovanni Stringa apparso mercoledì mattina sul Corriere della Sera.  Occhiello I CONTI: ad agosto vendite all’estero salite del 16%. La differenza tra entrate e spese pubbliche (senza interessi) è positiva. Titolo: MA IL PAESE REAGISCE, PRODUCE ED ESPORTA. Sottotitolo: avanzo primario, export e ricchezza della famiglie sono da leader. Finestra centrale: BANKITALIA: punti di forza dal disavanzo al debito estero.

La precisione nordica dei Dottori non tralascia neppure l’articolo apparso sul Sole 24 ore dal significativo titolo: LE AGENZIE DEL LAVORO NON SENTONO LA CRISI.  I numeri esposti e sottolineati con inchiostro rosso sono tutti col segno più e che numeri!; crescita del fatturato delle Agenzie  +9,6% settembre 2011 verso settembre 2010, crescita delle retribuzioni dei lavoratori calcolata nello stesso periodo +23,2%.

Segue una nota di difficile comprensione, forse è slang finnico che vorrebbe dimostrare che il dato economico della crescita del Pil italiano ( 0, qualcosa %) è falso;  sarebbe uno dei casi noti in psichiatria, ( ricordate il film “ Beautifull Mind”?),  dove la malattia fa immaginare allo scienziato una realtà diversa e antagonista di quella che sta vivendo. In effetti i dati del Sole indicano, involontariamente, che c’è in atto una ripresa in quanto la crescita del mercato delle Agenzie del lavoro è un sensore collegato  al PIL. Secondo i dati medi internazionali una crescita del 10%  del mercato delle agenzie del lavoro corrisponderebbe ad una crescita del Pil del 2%.

Va detto che un mese o due  non “ fanno primavera”, vedremo nei prossimi mesi se si tratta di un trend o di one shot.

Il fattore che ha maggiormente convinto i Dottori che l’Italia è un Paese che deve essere ricoverato in un ospedale psichiatrico è che gli impulsi autodistruttivi sono aumentati da luglio ad oggi in ragione  della esponenziale  insistenza delle grida manzoniane:” il contagio avanza, andiamo male, andremo peggio, finiremo tutti nel burrone”. In altre parole: a giugno i fondamentali economici non erano eccellenti come quelli  rilevati ad  agosto; tuttavia  lo spread dei titoli pubblici italiani verso quelli tedeschi è raddoppiato. La diagnosi  dei Dottori è amara quanto può essere quella che viene taciuta per misericordia ad un ammalato grave: se i miglioramenti dovessero continuare la schizofrenia entrerebbe nella fase critica di non ritorno. La diminuzione della produzione industriale nel mese di settembre ( – 4,8% )  pubblicato ieri  dovrebbe scongiurare questo pericolo.

L’ironia è un espediente retorico per mascherare l’amarezza di vedere un paese come l’Italia ricco di ingegno e di capacità imprenditoriali, trattato come un ragazzino svogliato e discolo che deve essere messo in collegio. L’ironia però non ci ottunde la mente. Sappiamo di vivere  in una situazione che non ha analogie nella nostra storia: quella di essere  in balìa di forze finanziarie  più potenti della nostra economia, con cui dobbiamo fare i conti. E non abbiamo bisogno dei Dottori che vengono dal Nord per scoprire quale sia la cura  migliore per uscire da questa  crisi economica.

Conosciamo le nostre debolezze. Abbiamo bisogno di un governo all’altezza della situazione, e se non è composto dagli eletti dal popolo poco importa, l’importante è che sia  efficace. Ecco il decalogo: abbiamo bisogno di aumentare la nostra autostima, ( dipende da noi, basta leggere come sono messi gli altri Paesi), dobbiamo eliminare il tasso di litigiosità nella classe politica, ( dipende dai partiti quindi da noi, cambiamoli), dobbiamo eliminare il vertiginoso divario fra chi produce valore aggiunto e chi ne gode i benefici senza condividerne le fatiche diminuendo la presenza dei saprofiti, più di un milione, dieci volte più della media europea quelli originati dalla politica (dipende dal Governo quindi sempre da noi, cambiamolo). Sveglia. Torniamo sempre al  punto dal quale bisogna cominciare, quello di cambiare abitudini e comportamenti nel lavoro, nel vivere, nel governare.

  • Paolo

    Come giĂ  sottolineato in commenti precedenti i nostri dati lasciano poco scampo: con una evasione o elusione fiscale nella media il nostro rapporto Debito/Pil sarebbe ben diverso (e anche questo dipende da noi). il fattore che mi lascia stupefatto è come qualcuno possa anche solo pensare di andare al voto in queste condizioni e con questa legge elettorale che oggi produrrebbe un Senato incontrollabile. Anche uno sfascista di professione come Grillo ha scritto che non è possibile rimanere senza governo ora, penso sia il momento di annotarsi i nomi chi strepita per andare al voto, e ricordarsene quando sarĂ  il momento, perchĂ© senza il sangue freddo del Presidente Napolitano oggi l’Italia sarebbe fallita. L’aspetto paradossale è che il default non sarebbe avvenuto per ragioni economiche ma solo per ragioni emotive e di fiducia. La nostra economia è provata ma sana, il nostro spirito ha solo bisogno di una spinta di orgoglio e, perchĂ© no, di qualche tempo di buon governo. Invito tutti a tal proposito a guardare i due affreschi di Ambrogio Lorenzetti “allegoria del buon governo e del mal governo” nel Palazzo Pubblico di Siena, possiamo scomodare Vico, Newton e chissĂ  chi altri per testimoniare come la storia insegna a chi la vuole imparare.

  • roberto

    Asini sono e asini restano.
    Agli illusi sinistri basta una piazzata, un po’ di monetine, un nuovo Raphael, un nuovo 25 aprile, sputi, insulti, poi tutti nella stalla a mangiare la solita biada.
    Si sono infilati in un nuovo “compromesso storico” e non se ne accorgono.
    L’Avvocato…guardava ai sinistri come utili asini: coinvolgiamoli in un finto potere, portiamoli nella stanza dei bottoni e diamo loro un solo bottone da premere, saranno soddisfatti e non faranno piĂą casino nelle piazze e nelle fabbriche.
    oggi idem.
    Il cavaliere resta cavaliere, anche se frenato da un asino, che non è un cavallo, e l’asino resta asino.
    Le riforme che servono le conoscono tutti: meno spesa in pensioni, sanitĂ , pubblico impiego. Meno tasse e liberalizzazioni per favorire imprese e investimenti.
    Gli asini schiacceranno il bottone del “si” in cambio di qualche carota spendibile: far pagare ai ricchi e bastonare l’evasione. Solo che l’evasione è al 70% al sud dove, paradossalmente, è un fattore di sostegno all’economia. O davvero si crede che farsi fare fattura dall’idraulico risolve il problema dell’evasione?
    Quanto ai “ricchi” o giĂ  pagano le tasse o le evadono totalmente. Per loro ci sarĂ  una leggina di facciata per spaventarli con pene severissime. Ogni tanto ne beccheranno qualcuno per farci titoloni sui giornali.
    Gli ultra-sinistri, che invece sono meno asini ma piĂą muli guadagneranno un pugnetto di voti e stop.
    Chi resterĂ  scornato sarĂ  il PD: alle prossime elezioni ci divertiremo ancora.
    Nel frattempo il saggio guarda dall’alto del monte la piccola valle Italia dove ancora i Guelfi e i Ghibellini si danno legnate senza accorgersi dell’ondata crescente di barbari che da oriente sta arrivando ad annientare gli uni e gli altri.

  • gabriele

    Bello scrivere così. Asciutto, pungente, coinvolgente. Roberto o sei uno studente ricco di talento o un pensionato che ha avuto una vita costellata di successi professionali.
    Gabriele